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«Siamo da poco passati alla fase 2 della pandemia COVID19 e dal punto vista della medicina territoriale dobbiamo partire dall’esperienza appena fatta dalle singole realtà regionali dove nella fase acuta le Regioni più organizzate ed efficienti hanno fornito risposte migliori alla pandemia. La tragica vicenda del Coronavirus dovrà rappresentare l’occasione per una nuova condizione, che servirà a costituire la medicina territoriale del futuro dove tutti gli attori coinvolti dovranno mettersi in gioco e cercare di superare per il bene comune di tutti i cittadini i loro pur comprensibili specifici interessi», queste le parole di Claudio Zanon, Direttore Scientifico Motore Sanità.

«Mai come in questa fase la gestione dell’emergenza ha assunto connotati reali con un’interazione a 360° con il complessivo mondo sanitario e sociosanitario. L’evoluzione tumultuosa della pandemia ha determinato la necessità di una risposta rapida e integrata che ha avuto riscontro pratico ed effettivo su tutto il sistema. I problemi affrontati sono molteplici: dalla capacità di offerta ospedaliera ad alta intensità (UTI) e media intensità, alla capacità territoriale di prendere in carico le diverse situazioni. In Liguria la risposta è stata pianificata in tempi precoci: il 18 febbraio è stata creata una task force multidisciplinare Covid, un’azione che ha consentito di gestire, nelle forme possibili, i problemi emergenti. Non tutto tornerà come prima, dagli stress del sistema molte attività hanno infatti subito radicali mutamenti», ha detto Walter Locatelli, Commissario Straordinario A.Li.Sa. Regione Liguria.

Il dilemma delle mascherine sparite dalle farmacie

«Le farmacie in questa epidemia dovuta al Covid si sono dimostrate un sistema territoriale che ha ben tenuto», ha detto Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia, «abbiamo dimostrato veramente di essere il presidio sanitario sul territorio, aiutando la gente non solo nella dispensazione del farmaco, ma anche nella difesa dal contagio e nella prevenzione. Per il futuro, vorremmo che si ricordasse quanto siano state efficaci le farmacie, e che questo sia uno stimolo per ridare alla farmacia il ruolo di primo presidio sanitario del territorio anche per alcuni farmaci e presidi in cui il sistema delle gare ha dimostrato la sua inefficienza e scarsa flessibilità», ha aggiunto Racca.

In realtà, fa notare What-u, ci sono stati problemi con le mascherine e i gel introvabili prima perché non arrivavano e ora (N.d.R. dopo la decisione del premier Conte di vendere le mascherine a 50 centesimi)

«In origine la difficoltà di reperimento di queste protezione individuali era dovuta al fatto che il mercato non era pronto alle quantità richieste dai cittadini, prima in farmacia nessuno comprava mascherine», spiega Racca, «poi il mercato si è adattato e ora in farmacia sia protezioni individuali che disinfettanti sono disponibili. Le farmacie hanno fatto di tutto per essere rifornite e poter soddisfare le necessità dei cittadini, spesso applicando dei ricarichi bassissimi e imbustando singolarmente, in farmacia, le mascherine che arrivavano a pacchi da 100 o più. Quando il Commissario Arcuri ha imposto il prezzo fisso alle mascherine chirurgiche, invece, molti produttori, anche italiani, sono stati tagliati fuori, e molti importatori probabilmente preferiscono vendere in altri paesi dove i prezzi sono più alti. Quindi in Italia si è creata una carenza di mascherine chirurgiche, mentre gli altri dpi (dispositivi di protezione individuale) come le mascherine Ffp2 sono facilmente reperibili», ha aggiunto Racca. «Infine vorrei precisare che si continua a parlare di mascherine a 50 centesimi ma questo prezzo non è corretto, perché le mascherine si venderanno a 50 centesimi+IVA, visto che lo Stato ha lasciato l’Iva al 22% sulle mascherine: il prezzo al pubblico sarà di 61 centesimi».

Ma What-u ha fatto un tappa in moltissime farmacie di Milano e molti farmacisti ci hanno risposto, chiedendo di restare anonimi, che avevano ritirato le mascherine dalla vendita perché avendole pagate di più non erano disposti a a venderle a 61 centesimi, visto che nel frattempo non avevano ricevuto disposizioni riguardo le eventuali modalità di recupero del mancato ricavo

Arcuri nuovo accordo per la distribuzione delle mascherine

In queste ore abbiamo avuto notizia di un accordo per la distribuzione di altri 10 milioni di mascherine alle farmacie, che saranno vendute al pubblico a 50 centesimi più iva. È l’intesa che, a quanto si apprende, sarà siglata nelle prossime ore tra il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, Federfarma e l’Associazione Distributori di Farmaci (Adf). Secondo l’accordo, i farmacisti pagherebbero a 38-40 centesimi le mascherine all’ingrosso, con un guadagno di circa 10 centesimi alla vendita per ognuna, raddoppiato rispetto ai mesi precedenti all’ emergenza

«Cosa succederà quando sarà terminata l’emergenza da Covid 19? Come verranno riattivati i percorsi assistenziali classici evitando il fenomeno delle liste di attesa? Quale ruolo per l’assistenza domiciliare e territoriale, una volta verificata anche l’inadeguatezza del sistema basato sulle RSA? Con riferimento specifico all’ultimo quesito, rappresenta una straordinaria opportunità non solo dal punto di vista strettamente assistenziale ma anche economico e gestionale (minori costi, qualità delle cure, tempestività, qualità della vita dei pazienti e dei loro familiari). Ogni crisi può e deve essere vista come una opportunità di modificare situazioni stagnanti con l’obiettivo di migliorare la gestione del sistema sanitario mediante l’introduzione di nuovi approcci gestionali, organizzativi, normativi che superino la logica del costo per, finalmente, considerare l’assistenza sanitaria un investimento importante per tutto il Paese», ha spiegato Francesco Saverio Mennini, Research Director-Economic Evaluation and HTA, CEIS, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. (F.N.)


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