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ph. Ansa

In Lombardia le imprese ripartono, anche se non tutte alla stessa velocità, con l’abbigliamento a fare da traino. Lo dicono i dati raccolti tra gli associati alle Confcommercio della regione da Confcommercio Lombardia, nei primi giorni delle riaperture disciplinate dal DPCM e dall’ordinanza regionale. Pur con diversità, anche marcate, legate alle peculiarità dei territori e ai settori appartenenza, la percentuale complessiva di esercizi che ha deciso di riaprire si aggira intorno al 70-80%. Numeri più alti nel settore dell’abbigliamento, qui le aperture superano il 90%, mentre è la ristorazione ad assumere un atteggiamento più cauto: in questo caso le aperture di bar e ristoranti oscillano tra il 50 e il 70%, ma con una tendenza all’aumento. “Se da un lato tra gli operatori è ampiamente diffusa la voglia di ricominciare”, commenta Confcommercio Lombardia, “sulla ripartenza pesano ancora alcune incognite: prima fra tutte, la necessità di districarsi tra regole giudicate ancora poco chiare, come per esempio la regola di distanziamento di un metro che vige anche per conviventi e nuclei familiari. Oppure, ancora, la difficoltà di reperire dispositivi di sicurezza o i termoscanner: in Lombardia, ricordiamo, a differenza di altre regioni è prevista la misurazione della temperatura anche per i clienti degli esercizi di somministrazione ai tavoli”. Ottimismo più marcato e ripartenza più decisa per il settore dell’abbigliamento: tra gli articoli più richiesti dai clienti che hanno varcato la soglia dei negozi dopo due mesi di lockdown, intimo e abbigliamento casual. La pandemia di Coronavirus però potrebbe spingere 60 milioni di persone sotto la soglia di povertà. Questo è l’allarme lanciato dal presidente della Banca Mondiale, David Malpass, che ha annunciato lo stanziamento di aiuti per 160 miliardi di dollari a 100 Paesi in via di sviluppo dove vive il 70% della popolazione mondiale. Oggi il ministro Luigi Di Maio in un’intervista pubblicata su Bild online ha detto: “Il mio appello è chiaro e vorrei rivolgerlo a tutti i cittadini tedeschi attraverso questo giornale: venite e trascorrete le vacanze in Italia. Visitate le nostre spiagge, il nostro mare, i nostri paesini di montagna, gustate la nostra cucina. Noi siamo pronti ad accogliervi con il nostro sorriso. Siamo tutti lo stesso popolo europeo”. E il premier greco Kiryakos Mitsotakis intervenendo ad un vertice quadrilaterale con altri Paesi dei Balcani per fare il punto sulle prospettive di ripresa della regione dopo la pandemia causata dal Coronavirus si è detto d’accordo per la riapertura dei confini il primo giugno per i viaggi d’affari, i lavoratori stagionali e i componenti familiari residenti in altri Paesi. E poi ha aggiunto: “L’apertura delle frontiere per i viaggi turistici avverrà dal 15 giugno”.

Fase due: in Lombardia ai nastri di partenza 140mila imprese

Ai nastri di partenza per questi primi giorni di piena “Fase Due”, in Lombardia c’erano circa 140 mila imprese, 800 mila a livello nazionale. Imprese che comunque escono duramente provate dal blocco pressoché totale imposto dall’emergenza sanitaria: il calo dei consumi in Lombardia, come rileva l’Ufficio Studi di Confcommercio, arriverà nel 2020 a toccare i 16 miliardi di euro, con un crollo percentuale del 47% nel mese di aprile, dato trainato verso il basso da settori come l’accoglienza, la ristorazione e il commercio al dettaglio che hanno praticamente azzerato il proprio fatturato. Per questo non dobbiamo dimenticare che riaprire non significa ripartire a pieno regime come se niente fosse successo, conclude Confcommercio Lombardia, o recuperare facilmente quanto è andato perduto. Le imprese devono essere sostenute con interventi a fondo perduto e maggiore certezza normativa.

I piani di bilancio il 27 maggio la Commissione Europea presenterà la proposta sul QFP

Con la risoluzione adottata la scorsa settimana sulla revisione del bilancio UE post 2020 e sulle proposte per la ripresa, il Parlamento europeo ha chiesto un piano da 2.000 miliardi per far fronte alla crisi. Francia e Germania hanno appena presentato una loro proposta di aiuti alle regioni più colpite per cinquecento miliardi.

La Commissione europea il 27 maggio presenterà la proposta sul QFP, che includerà il nuovo ‘Recovery instrument’ ossia lo ‘Strumento per la ripresa’. Dal 1 giugno dovrebbero essere operative le nuove linee di credito decise dall’Eurogruppo e dal Consiglio europeo relative agli strumenti SURE, MES e BEI

Il Parlamento ascolterà il presidente della Commissione von der Leyen che presenterà il quadro finanziario pluriennale rivisto (QFP) e le proposte relative al piano di risanamento e terrà un dibattito in sessione plenaria il pomeriggio di mercoledì 27 maggio.

Johan Van Overtveldt (ECR, BE), presidente della commissione per i bilanci, ha avvertito che l’attuale situazione economica potrebbe sfuggire di mano e ha chiesto un’azione rapida: “COVID-19 è ancora una grave crisi sanitaria, e ci rendiamo conto che, lentamente ma sicuramente, si sta trasformando in un’enorme recessione. Nei prossimi giorni e settimane, dobbiamo capire come conciliare solidarietà e responsabilità. […] Se non fermiamo la recessione nelle sue tracce il più presto possibile, potremmo confrontarci con quello che definisco un nuovo uragano finanziario”.

José Manuel Fernades (PPE, PT), correlatore per le risorse proprie dell’UE (entrate dell’UE), ha affermato che l’iniziativa franco-tedesca è un “passo nella giusta direzione” e ha sottolineato che il fondo per il recupero è immediatamente necessario, poiché Il QFP non sarà in vigore prima del 2021. Sulla reticenza degli Stati membri fino ad ora di concordare un solido bilancio a lungo termine, Fernandes ha dichiarato: “Gli Stati membri non dicono in che misura desiderano ridurre la coesione o i finanziamenti per l’agricoltura. Vogliono conservare le loro buste. Vogliono tutti aumentare i finanziamenti per la ricerca. La Commissione vuole un’Europa geopolitica e finanziare il Green Deal. Abbiamo quindi bisogno dei mezzi per onorare questi impegni “.

Margarida Marques (S&D, PT), correlatrice per il QFP, ha insistito sul fatto che il fondo di risanamento deve essere ancorato al QFP. “La risposta dell’UE alla crisi si basa sul QFP e sul fondo di risanamento. Il QFP può anche essere una piattaforma per accedere ad altre fonti di finanziamento, come la BEI o il MES. ” Le tre priorità principali ora sono “riparare il mercato interno sulla scia delle misure di aiuto di Stato, istituire il piano di ripresa economica e sociale e, in terzo luogo, aumentare la resilienza dell’UE”.

Valérie Hayer (Renew, FR), correlatrice per le risorse proprie dell’UE, ha dichiarato: “Secondo le ultime previsioni della Commissione, l’economia dell’UE dovrà affrontare una diminuzione del PIL del 7,5% nel 2020. Ciò è tragico. Corrisponde a circa € 1 trilione. Il PE chiede un piano da 2 trilioni di euro che dovrebbe includere, prestiti ma soprattutto sovvenzioni”. Poi riguardo l’iniziativa franco-tedesca, la Hayer ha aggiunto: “Va nel modo giusto – la via del Parlamento. I due paesi hanno concordato di aumentare il debito comune […] e la spesa diretta, e questo è molto importante”. E con favore è stato anche accolto il fatto che l’iniziativa lasci la porta aperta per introdurre nuove risorse proprie per ripagare il debito. Luis Garicano (Renew, ES), ha anche evidenziato le nuove risorse proprie come un’iniziativa utile: “La questione chiave è come finanziare questo pacchetto. Il Parlamento qui è molto chiaro. Offre agli Stati membri un buon affare: ci rendiamo conto che i paesi dell’UE hanno capacità limitate di aumentare il loro contributo diretto al bilancio dell’UE. Riteniamo che vi sia un vantaggio comparato nel riscuotere determinati tipi di entrate, ad esempio una tassa digitale che consente agli Stati membri di non aumentare il loro contributo. Aumentiamo le tasse da queste fonti di entrate che ora non sono sfruttate e contribuiscono a pagare gli interessi su questo debito a lungo termine generato dal piano di risanamento”.

Ernest Urtasun (The Greens / European Free Alliance, ES) ha dichiarato: “Il Recovery Fund non deve essere creato a spese del QFP. Sarebbe una cattiva soluzione avere un forte fondo di recupero che anticipa la spesa del QFP e quindi avere un QFP molto debole tra tre o quattro anni. Abbiamo bisogno di entrambi: un forte fondo di ripresa e un forte QFP, perché dopo la ripresa rimarranno le urgenti sfide climatiche e digitali”.


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