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di Matteo Ciacci

Oggi la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha discusso in plenaria un Recovery Fund da 750 miliardi di euro, nell’ambito di un nuovo bilancio UE a lungo termine. Dopo la presentazione delle nuove proposte e l’impegno, espresso dalla rappresentante croata del Consiglio dei Ministri UE, Nikolina Brnjac, a lavorare con i Paesi UE per concludere rapidamente i negoziati con il Parlamento sul pacchetto di misure, i leader dei gruppi politici del PE hanno preso la parola per esprimere le loro posizioni.
“La solidarietà europea è tornata e stiamo aprendo un nuovo capitolo per l’UE”, ha detto Manfred Weber (PPE, DE). I nuovi fondi devono essere spesi per nuove idee e non per i vecchi problemi dell’Europa. “La solidarietà va di pari passo con la responsabilità”, e quindi deve essere chiaro come il denaro sarà restituito, ha aggiunto, chiedendo nuove risorse proprie e sottolineando che i giganti digitali devono fare la loro parte. Iratxe García Perez (S&D, ES) ha giudicato la proposta della von der Leyen ambiziosa per aver dato al Parlamento europeo “il ruolo che merita” nella progettazione del Fondo di ripresa. Avvertendo che è in gioco la sopravvivenza del progetto europeo e ha esortato il Consiglio ad adottare il nuovo bilancio a lungo termine (Quadro Finanziario Pluriennale – QFP) a maggioranza qualificata, per evitare di tenere l’UE “in ostaggio di quattro Stati membri che preferiscono una risposta nazionale a una europea”. “È una svolta senza precedenti nella storia d’Europa” ha detto Dacian Ciolos (Renew, RO). “Il QFP e il Fondo di ripresa devono concentrarsi sul futuro”, con il Green deal e l’Agenda digitale quali elementi costitutivi, ha aggiunto. “Possiamo avere opinioni diverse su alcuni dettagli, ma apprezzo molto l’approccio” ha detto, ricordando agli Stati membri che “l’UE non è un bancomat”: “la solidarietà comporta dei valori”. Jörg Meuthen (ID, DE) ha respinto la proposta della CE come “completamente sbagliata e senza senso”, senza una base giuridica adeguata, senza responsabilità o senso economico. La Commissione vuole spendere soldi “come se non ci fosse un domani”. È un costo enorme per i contribuenti europei, ha concluso. Ska Keller (Verdi, DE) ha detto: “Non dobbiamo ripetere i grandi errori del passato e costringere i paesi all’austerità e a ideologie cieche di mercato “, ha esortato. “Dobbiamo invece assicurarci che i soldi siano ben investiti in progetti che aiutino nel lungo termine, creino posti di lavoro e salvino l’unico pianeta che abbiamo”. Johan van Overtveldt (ECR, BE) ha detto che se vogliamo permettere prestiti e sovvenzioni, ci devono essere delle condizioni chiare. Il denaro deve andare dove ce n’è più bisogno, e ci devono essere meccanismi di sicurezza per le nostre imprese. Le persone che lavorano e risparmiano non devono essere quelli che “sborsano” per questi programmi. “Invece di creare una rottura netta con i dogmi del passato”, il fondo di ripresa si ferma “nel bel mezzo del guado” ha detto Manon Aubry (GUE/NGL, FR), che dopo aver accolto con favore le nuove proposte sulle risorse proprie, ha chiesto la cancellazione del debito contratto per la crisi, prestiti perpetui diretti agli Stati membri e il condizionamento del sostegno pubblico su considerazioni sociali.

Hot points
  • Il piano di finanziamento da 750 miliardi di euro è una proposta importante per una ripresa efficiente
  • La strategia di risanamento non dovrebbe essere finanziata a spese del QFP, hanno affermato gli eurodeputati in risposta alle proposte di bilancio a lungo termine della Commissione e al piano di risanamento
  • Pericolo di indebolimento del bilancio dell’UE dopo la fase di recupero, impedendo all’UE di investire in un futuro comune in particolare sul clima e lo sviluppo tecnologico
  • Il Parlamento è pronto a respingere qualsiasi proposta che non soddisfi i suoi standard

Dalla discussione di oggi di percepisce che la Commissione va a due velocità differenti. L’unico punto di accordo della squadra negoziale del PE sta nel fatto che tutti al momento desiderano avviare senza indugio i negoziati sul QFP con il Consiglio, per il bilancio a lungo termine dell’UE e la riforma delle risorse proprie.”Valuteremo attentamente il pacchetto di proposte presentato oggi dalla Commissione europea. Riconosciamo positivamente il rafforzamento dell’attuale QFP nel 2020 e i significativi prestiti che sono molto necessari” questa è la linea di fondo. Di fatto però c’è chi si rammarica del fatto che la Commissione abbia ridotto la sua proposta di QFP originale, ipotizzando una volta finita la fase di ripresa, un bilancio indebolito che potrebbe impedire all’UE di investire sul clima e sulla trasformazione digitale, rendendo l’Unione Europea più vulnerabile a ulteriori crisi. Che cosa significa? Che c’è chi spinge affinché il risanamento incanalato attraverso il QFP venga integrato in un sistema di risorse proprie. Vale a dire chi fa debiti se li paga e non toglie risorse comuni che si potrebbero spendere in altro modo. “Il Parlamento concorda con l’approccio generale secondo cui il rimborso a lungo termine del prestito dovrebbe essere rifinanziato da risorse proprie nuove e autentiche al fine di utilizzare mezzi europei, anziché sempre più nazionali per finanziare le nostre esigenze e quindi evitare una nuova linea di demarcazione tra collaboratori netti e destinatari netti. Ci dispiace, tuttavia, che la Commissione stia solo presentando un menu di possibili fonti di entrate piuttosto che presentare iniziative legislative concrete per un paniere di nuove risorse proprie, come richiesto dal Parlamento, che avrebbe anche benefici economici e politici immediati a partire dal 2021”. Ora il Parlamento dovrà dare il suo consenso a qualsiasi nuovo QFP ed è pronto a farlo se l’accordo finale includerà le sue priorità principali e garantirà realmente la partecipazione del Parlamento. “Chiediamo al Consiglio di lavorare in modo costruttivo con il Parlamento per migliorare le proposte della Commissione”. E poiché in mancanza di un accordo entro la fine dell’anno, i massimali 2020 verrebbero automaticamente estesi, il Parlamento ha formalmente richiesto alla Commissione di presentare un piano di emergenza del QFP al fine di eliminare qualsiasi rischio di discontinuità o estensione disordinata. Un piano di emergenza basato sui massimali per il 2020 che potrebbe effettivamente fornire una base migliore per la ripresa dell’Unione europea rispetto a un QFP tardivo e inadeguato.

Che cosa aveva deciso la Bce

Lo scorso 18 marzo la Bce ha annunciato l’avvio di un nuovo programma di acquisto di attività temporanee di titoli del settore pubblico e privato per contrastare i gravi rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e le prospettive per l’area dell’euro rappresentate dall’epidemia e dalla crescente diffusione del Coronavirus, COVID-19. Questo nuovo programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP) aveva una dotazione complessiva di 750 miliardi di euro e prevedeva acquisti, fino alla fine del 2020, inclusi in tutte le categorie di attività ammissibili nell’ambito del programma di acquisto di attività (APP) esistente. Fatta eccezione per gli acquisti di titoli del settore pubblico, che avrebbero dovuto essere gestiti dalle banche centrali nazionali al fine di consentire fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, tra le classi di attività e tra le giurisdizioni. L’unica deroga ai requisiti di ammissibilità è stata concessa per gli acquisti nell’ambito del PEPP dei titoli emessi dal governo greco. Ulteriore obiettivo del Consiglio direttivo della Bce interrompere gli acquisti netti di attivi nell’ambito del PEPP una volta conclusa la fase di crisi del Coronavirus Covid-19 in ogni caso non prima della fine dell’anno.

La presidente della Bce, Christiene Lagarde parlando dell’impatto del Covid sul Pil dell’Eurozona nel 2020 allo European Youth Event 2020 ha detto: “Avremo le nuove stime nel giro di pochi giorni, ma è molto probabile che lo scenario più favorevole sia ormai fuori portata e che la caduta del Pil sarà a metà strada fra lo scenario intermedio (-8%) e lo scenario più grave, che è un po’ più di -12%”, prevedendo in pratica un calo del Pil più forte di quello che si verificò durante la grande crisi finanziaria che si attestò attorno al -4 e -5%, e che ora sarà probabilmente sarà il doppio. “Dipenderà da quanto velocemente si esce dai lockdown, dalla gradualità della ripresa, dai settori colpiti”, ha sottolineato la Lagarde.  E sul fronte indebitamento dei Paesi ha aggiunto: “Tutti i Paesi nel mondo hanno dovuto rispondere aumentando il proprio debito. Si sono dovute prendere delle misure di bilancio, qualunque cosa succeda. L’uso del debito non solo è raccomandato, ma è la strada da seguire”.

Facciamo il punto

Ad oggi arrivare alla conclusione che questa crisi supera per danni quella della cosiddetta grande recessione, che  scoppiò tra il 2007 e il 2013 in seguito alla precedente crisi del 2006 che colpì gli Stati Uniti d’America in seguito alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare, innescata dallo scoppio di una bolla immobiliare, producendo a catena una grave crisi finanziaria nell’economia americana, non fa altro che aumentare le preoccupazioni di molti imprenditori. Anche perché la precedente recessione che come questa ha assunto un carattere globale, spinta da meccanismi finanziari di contagio, con la spirale recessiva che si è ulteriormente aggravata, in diversi Paesi europei (N.d.R. Europa mediterranea e altri), fatte salve India e Cina, con la crisi del debito degli stati sovrani europei, pensavamo di essercela lasciata alle spalle da qualche anno. Invece ora la pandemia del Covid-19 ci cala dentro lo stesso scenario, seppur con variabili diverse.


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