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di Marco Gatti

Dei 750 miliardi (500 di aiuti e 250 di prestiti), previsti per il Revovery Fund il pacchetto italiano è di 172,7 miliardi: 82 a fondo perduto e 91 di prestiti. Per Conte, che lo scrive su un post su Facebook, è un momento di azioni fondamentali per recuperare il divario di crescita economica e produttività, nei confronti degli altri Paesi europei, che ci ha caratterizzato soprattutto negli ultimi vent’anni. E parla di modernizzazione del Paese attraverso l’introduzione di incentivi alla digitalizzazione, ai pagamenti elettronici e all’innovazione. “Dobbiamo sollecitare la diffusione della identità digitale, rafforzare l’interconnessione delle banche dati pubbliche e approvare un programma per realizzare al più presto la banda larga in tutto il Paese. L’emergenza che stiamo vivendo ci ha imposto lo smart working e la didattica a distanza quando non eravamo affatto preparati. Dobbiamo trarre il positivo di questa esperienza e varare un complessivo piano che ci aiuti a colmare il divario digitale facendo in modo che l’accesso alle nuove tecnologie sia alla portata di tutte le comunità territoriali e di tutte le tasche”. Poi Conte punta l’attenzione sulla necessità di ‘moltiplicare degli strumenti utili a rafforzare la capitalizzazione e il consolidamento delle imprese, anche al fine di sostenere l’attività delle filiere produttive nella fase di ripresa’, con particolare riguardo a quelle in maggiore sofferenza. “Dobbiamo favorire le innovazioni da parte delle start up e rilanciare misure già introdotte con successo come ACE e Impresa 4.0, rendendole strutturali”. Nel suo post il premier sottolinea anche la necessità di una decisa azione di rilancio degli investimenti pubblici e privati e una drastica riduzione della burocrazia. “Potremo utilizzare le risorse europee per realizzare le infrastrutture strategiche del Paese, a partire dalle grandi reti telematiche, idriche ed energetiche. Le opere pubbliche vanno sbloccate anche per mezzo di un intervento normativo a carattere temporaneo, su cui il governo sta già lavorando. Avremo cura di salvaguardare i presidi di legalità e i controlli, per contrastare gli appetiti delle organizzazioni criminali, ma dovremo accelerare le procedure e gli iter autorizzativi. Introdurremo misure che valgano a realizzare una rivoluzione culturale nella pubblica amministrazione. I funzionari pubblici, pur in un’ottica di rigore e trasparenza, devono essere incentivati ad assumersi le rispettive responsabilità. Faremo in modo di evitare che sui funzionari onesti gravi eccessiva incertezza giuridica, ad esempio circoscrivendo più puntualmente il reato di abuso d’ufficio e la medesima responsabilità erariale”. E in aggiunta parla anche di “una graduale, ma decisa transizione verso un’economia sostenibile, legata al green deal europeo, che nel caso del nostro Paese si deve assodare a nuove forme di tutela e promozione del territorio e del patrimonio paesaggistico e culturale”. Accendendo i riflettori sulla transizione energetica che “rimane una priorità italiana ed europea” come ricorda sempre anche la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen. Altro hot point del suo intervento via Social la necessità “di puntare su un grande investimento per il diritto allo studio e per l’innovazione dell’offerta formativa, affinché l’Italia sia tra i primi posti in Europa per giovani con titoli di studio universitario” e di abbreviare i tempi della giustizia penale e della giustizia civile. “Il codice civile è stato varato nel 1942 e ha attraversato tutti questi anni senza una riforma organica. Tutti e tre questi progetti di riforma sono ora in Parlamento. Invito i gruppi parlamentari a confrontarsi con la massima speditezza. Possiamo migliorare il diritto societario introducendo modelli di governance più snelli ed efficienti, che potranno rendere più competitivo il nostro ordinamento giuridico e potranno attirare più facilmente investitori italiani ed esteri”. Argomento sempre legato all’imprenditorialità quello della riforma fiscale. “Non possiamo più permetterci un fisco iniquo e inefficiente. L’attuale disciplina fiscale è un dedalo inestricabile. Sono cinquant’anni che non si interviene più con una riforma organica, ma ci si affida a interventi che operano sovrapposizioni e stratificazioni. Dobbiamo avere il coraggio di riordinare il sistema delle deduzioni e delle detrazioni: l’equità e la progressività del sistema tributario passano anche da questo intervento. Dobbiamo fare pulizia, distinguendo i debiti recuperabili da quelli che non lo sono e rendere più trasparente la giustizia tributaria. Queste azioni costituiranno la struttura portante del nostro Recovery plan”, ha concluso Conte. Per Paolo Gentiloni, ex Presidente del Consiglio dei ministri, si tratta di una “svolta senza precedenti’. Anche se i Paesi del Nord, Olanda e Svezia in testa, continuano a dire no agli aiuti. La cancelliera Angela Merkel assicura che la proposta verrà seguita nel modo più proficuo. “Accompagneremo la proposta in modo costruttivo. Le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al Consiglio di giugno’. L’obiettivo è l’entrata in vigore dal 2021. La proposta della commissione Ue è “un risultato assolutamente impensabile solo fino a qualche mese fa, e un primo passo significativo in vista del negoziato al Consiglio europeo del 19 giugno in cui bisognerà portare a casa questo importante risultato”. Lo spiegano fonti di Palazzo Chigi parlando di “grande soddisfazione” nello staff della presidenza del Consiglio e nel corpo diplomatico a Roma e a Bruxelles. “La crisi ha effetti di contagio in tutti i Paesi e nessuno può ripararsi da solo. Un’economia in difficoltà da una parte indebolisce una forte dall’altra. Divergenze e disparità aumentano e abbiamo solo due scelte: o andiamo da soli, lasciando Paesi e regioni indietro, o prendiamo la strada insieme. Per me la scelta è semplice, voglio che prendiamo una strada forte insieme”, ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha aggiunto: “Le proposte più coraggiose sono quelle più sicure”, spiegando che la proposta del Fondo da 750 miliardi si aggiungerà ai 1.100 miliardi di bilancio pluriennale Ue, il Qfp, “riveduto a 1.100 miliardi, per un totale di 1.850 miliardi” di euro. Il tutto sarà sommato ai 540 miliardi delle misure già approvate: Mes light, Sure per la disoccupazione e fondi Bei.

Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro e si tratta della somma più alta destinata a un singolo Paese: 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti. L’Italia è seguita dalla Spagna, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti. Il debito così emesso dovrà essere rimborsato tra il 2028 e il 2058, attraverso il bilancio comune post 2027. Per reperire risorse Bruxelles propone di includere nuove risorse da tasse sulle emissioni, sulle grandi multinazionali, sulla plastica e web tax

“Le posizioni sono lontane e questo è un dossier che richiede l’unanimità, quindi i negoziati richiederanno tempo. E’ difficile pensare che questa proposta potrà essere il risultato finale di quei negoziati”. Questa la prima reazione di fonti diplomatiche olandesi sulla proposta della Commissione europea per la ripresa economica.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio

“Oggi dalla commissione Ue è arrivata una proposta molto valida: verrà messo a disposizione dei Paesi europei un fondo da 750 miliardi”, ha scritto ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio via Facebook. “.E di queste risorse la parte più importante sarà destinata all’Italia. Tuttavia, non dobbiamo lanciarci in facili entusiasmi, perché questo è solo il primo tempo. Manca ancora la fase del negoziato che ci vedrà determinati a non accettare compromessi al ribasso che possano rallentare la ripartenza del Paese e della nostra economia. Ciò che oggi possiamo dire con certezza è che una buona parte di questi fondi li dovremo usare con uno scopo ben preciso, chiaro: abbassare le tasse. Abbassare le tasse per aiutare imprese, famiglie, artigiani, commercianti, lavoratori. Perché solo così riusciremo a rialzarci. Ne hanno bisogno i cittadini e non possiamo più aspettare”.

Il leader della Lega, Matteo Salvini

“Dall’Europa aspettiamo non più promesse ma soldi veri. Se arrivano soldi veri siamo felici non se é l’ennesima dichiarazione della commissione europea: gli imprenditori e i lavoratori italiani aspettano fatti”, ha detto il leader della Lega Matteo Salvini parlando della proposta della Commissione sul Recovery Fund.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni

“Italiani e imprese in ginocchio, cassa integrazione ancora da pagare, interi settori produttivi abbandonati, fondi ridicoli destinati ai disabili, ma il governo ora vorrebbe aumentare il bonus bici/monopattino, a cui ha già destinato 120 MILIONI. Ma questi su quale pianeta vivono?!”, commenta la Meloni su Facebook. E ripescando la carta dell’uso dei ‘fondi’ del Fmi” ha detto a 24Mattino su Radio 24: “L’Unione europea ci sta dando molti problemi, noi abbiamo bisogno di liquidità subito. Vediamo oggi la proposta su Recovery Fund, ma siamo abbastanza lontani. Il Fondo monetario internazionale ha uno strumento come i diritti speciali di prelievo, che vuol dire liquidità che verrebbe poi distribuita in quota parte. Il Financial Times ha proposto di usare questo strumento e secondo i calcoli all’Italia toccherebbero 40 miliardi e in questo caso non sarebbe un prestito. Non capisco perché il governo italiano non provi a lavorare per l’attivazione di questo strumento”. Sul fronte elezioni ha poi aggiunto: “Spero si voti almeno il 27 settembre, il 20 sarebbe assolutamente una forzatura”. Un altro hot point per la Meloni resta quello della scuola che ha affrontato scrivendo ancora su Facebook: “Il ministro Azzolina continua nella sua opera illusoria annunciando un concorso (N.d.R. per i precari) a settembre, proprio a inizio anno scolastico, rischiando di gettare, ancora una volta, l’intero mondo della scuola nel caos. Fratelli d’Italia chiede la stabilizzazione degli attuali precari della scuola, senza crearne di nuovi, attraverso una graduatoria a immissione in base ai titoli e agli anni di servizio. La scuola ha bisogno di certezza e stabilità per ripartire il prima possibile”.


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