•  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

di Colin Anthony Groves

Dopo l’abbattimento a Bristol della statua di Edward Colston, un mercante di schiavi del 17esimo secolo e le richieste a Oxford per la rimozione di quella di Cecil Rhodes, che erano aumentate lentamente nel corso di diversi decenni, prima su richiesta degli studenti afrikaner, che per primi avevano chiesto la rimozione della statua negli anni ’50, perché Rhodes era un imperialista britannico che voleva continuare il dominio britannico in Sudafrica, e considerava la popolazione afrikaner meno degli inglesi e poi su richiesta del movimento di protesta Rhodes Must Fall ( #RhodesMustFall ) nato il 9 marzo 2015, il sindaco di Londra, Sadiq Khan, sull’onda delle manifestazioni dei #BlackLivesMatter, che dopo l’uccisione del 46enne afroamericano George Floyd, si sono implementate a macchia d’olio, e hanno coinvolto anche il Regno Unito che vanta un passato di grande colonizzatore, ha istituito una commissione per far pulizia dei simboli definiti ‘negativi’ e ‘involutivi’, ossia di tutti quei monumenti, ormai considerati ‘impresentabili’, divenuti obiettivi dei militanti radicali e iconoclasti di ‘Topple the Racists‘ (Abbatti i Razzisti).

La statua di Cecil John Rhodes
ph. Danie van der Merwe
Ecco la statua di Cecil John Rhodes mentre viene rimossa
ph. Tony Carr

La prima a farne le spese è stata la statua del noto mercante di schiavi britannico Robert Milligan, proprietario di due piantagioni di canna da zucchero e 526 schiavi in Giamaica, che si trovava davanti al Museum of London Docklands nel cuore dell’ex zona portuale della capitale. Il monumento da tempo era una presenza scomoda. E ora la vaglio di Khan ci sono altre rimozioni. A Londra si è ancora lontani dal clima dei riots del 2011, gli ultimi grandi tumulti razziali nella capitale, ma la situazione è comunque tesa, anche lì a causa delle disuguaglianze e poi per il numero di vittime causate dal Coronavirus enormemente superiore alla media fra le minoranze etniche del Regno. Ora gli ipotetici obiettivi sono molti, compreso il monumento a Winston Churchill davanti a Westminster, imbrattato domenica. Ma anche quelle dei primi ministri Peel, Gladstone a Cromwell e quella del corsaro sir Francis Drake. Il premier britannico Boris Johnson ha reagito promettendo una svolta politica di sostegno alle minoranze. Ma ha anche condannato gli scontri di “frange minoritarie” con la polizia e “il danneggiamento” dei monumenti. Molte bombe fumogene sotto state fatte esplodere a Trafalgar Square. Molti manifestanti pro abbattimento statue hanno circondato il monumento di Winston Churchill, che è stato messo immediatamente in sicurezza da Khan. La polizia a cavallo, anch’essa colpita dai proiettili, ha cercato di respingere i manifestanti dall’altra parte di Parliament Square, vicino alle statue sbarrate di Nelson Mandela e Gandhi.

Niente parata per il compleanno ‘ufficiale’ della Regina
La regina Elisabetta

Per la seconda volta nei suoi 68 anni di regno, la regina Elisabetta ha celebrato il suo compleanno senza la tradizionale parata Trooping the Colour, cancellata in aprile a causa dell’emergenza Coronavirus. Un evento molto atteso dai sudditi che coinvolge tutta la città con una grande sfilata delle forze armate e che si conclude con la famiglia reale affacciata alla balconata di Buckingham Palace mentre in cielo sfreccia lo squadrone acrobatico della Royal Air Force, le Red Arrows. Quest’anno l’emergenza coronavirus ha imposto la cancellazione di tutti gli eventi per evitare assembramenti di persone e così la Regina ha dovuto rinunciare alla parata. La prima fu nel 1955, tre anni dopo la sua incoronazione, a causa di uno sciopero ferroviario nazionale. Nel Castello di Windsor, però, è stata celebrata una cerimonia con un ristretto numero di ospiti, guardie gallesi e alcuni rappresentanti della banda militare. La Regina ha passato la quarantena a Windsor in compagnia del principe Filippo che lo scorso 10 giugno fa ha compiuto 99 anni con il quale ha festeggiato anche il suo 94esimo compleanno, il 21 aprile, salutando i nipoti via internet, dimostrando una grande dimestichezza con la tecnologia in barba all’età come quando durante il lockdown ha deciso di confortare i suoi sudditi incollando agli schermi i britannici di ogni età salutandoli con una frase che verrà scritta nei libri di scuola: “We will meet again” (N.d.R. Ci incontreremo ancora).


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Translate »
error: Content is protected !!