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Il presidente Usa Donald Trump con il governatore del Texax Dan Patrick a Dallas
(ph. AP Photo/Alex Brandon)

di Michael Sinesi

Sul fronte migranti il presidente Donald Trump continua a tenere banco sempre per gli stessi motivi. I figli dei migranti nati negli Stati Uniti da genitori che sono arrivati nel Paese in maniera irregolare hanno diritto di restare negli States? Secondo Trump no, contrariamente, e potremmo aggiungere, guarda caso, a quanto aveva deciso l’ex presidente Usa Barak Obama, perché alla base del loro arrivo negli States c’è un presupposto di illegalità che non si può sanare. Tra l’altro il presidente americano si era già espresso all’inizio del suo mandato su questo fronte.

Donald Trump aveva già detto di essere pronto a cancellare lo Ius soli rilanciando sulla linea dura in materia di immigrazione. Obiettivo del presidente abrogare la norma costituzionale che prevede il conferimento della cittadinanza americana a chiunque (o quasi) nasca in territorio americano, indipendentemente dalla nazionalità o dallo status dei genitori, con un decreto esecutivo. «Siamo l’unico Paese al mondo dove una persona arriva e ha un figlio che diventa cittadino degli Stati Uniti per 85 anni con tutti i relativi benefici. È ridicolo e deve finire», aveva annunciato Trump in un’intervista alla testata online Axios. Un colpo da novanta contro una colonna portante della Costituzione americana: il 14esimo emendamento ratificato nel 1868, che dice che chiunque nasca sul territorio dell’Unione e sia soggetto alla sua giurisdizione – fatta eccezione, quindi, per diplomatici ed eventuali truppe straniere d’occupazione – ne è automaticamente cittadino secondo i principi ispiratori della «common law» inglese mutuata dai primi coloni.

In America sono migliaia di migliaia i bambini separati dai genitori, una situazione che sta creando una fortissima tensione negli Stati Uniti, con le associazioni per la difesa dei diritti umani schierate contro la Casa Bianca. Un’altra situazione che tiene di nuovo sulle spine Trump, ex democratico ora repubblicano, che dopo la diatriba con Twitter, cui ora si è aggiunto anche Facebook, (N.d.R. contro di lui), ora è alle prese con un caso che potrebbe trasformarsi in una bomba ad orologeria per il suo mandato. E che tra l’altro contestualmente si sta trasformando in un’occasione d’oro per gli avversari democratici che vogliono usare la carta dei diritti dei bambini dei migranti nati in America per portare a casa una riforma sull’immigrazione favorevole alla Casa Bianca allargando in questo modo il loro possibile elettorato.

Contro Trump si sono accodate anche tre mogli di ex presidenti ossia Laura Bush, poi Michelle Obama e Hillary Clinton, tutte apertamente critiche verso la sua politica. Oggi agli appelli in favore dei minori si è unito anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha detto che i “bambini non devono essere traumatizzati da una divisione dai genitori. L’unità della famiglia deve essere preservata. Rifugiati e migranti devono essere trattati con dignità, rispetto, e in conformità al diritto internazionale”. L’Alto commissario per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, ha chiesto agli Stati Uniti di interrompere le separazioni. “Il pensiero che qualsiasi Stato cerchi di scoraggiare i genitori infliggendo questi abusi sui bambini è inammissibile”, ha detto. E anche se Trump fa orecchie da mercante gli attivisti promettono di continuare a lottare per una soluzione a lungo termine per i 650.000 immigrati che sono stati portati nel paese da bambini.

Giovedì scorso l’Alta Corte ha stabilito che il presidente Donald Trump ha sbagliato cancellando il DACA ossia il  Deferred Action for Childhood Arrivals, una politica di immigrazione americana che permetteva a taluni soggetti detti “dreamers”(sognatori) per il “Dream Act Bill”, di potere entrare nel paese come minori in maniera illegale e ricevere un’azione di rinvio dell’espulsione della durata di due anni, rinnovabile rendendoli anche idonei per un permesso di lavoro.

Nel novembre del 2014 il presidente Barack Obama annunciò la sua intenzione di ampliare il DACA per includere più soggetti definiti ‘illegali’. All’epoca molti stati si attivarono immediatamente per prevenire tale ampliamento, che alla fine venne bloccato dalle corti di giustizia. Il dipartimento della sicurezza interna americana abolì tale espansione nel giugno del 2017. Il programma DACA fu poi sciolto dall’amministrazione Trump il 5 settembre del 2017, ma il perfezionamento dell’atto di rescindimento fu rimandato di sei mesi per dare la possibilità al congresso di capire come gestire successivamente quel gruppo di individui una volta privato del loro status

Alcune ricerche dimostrano che il DACA abbia aumentato gli stipendi e la partecipazione dei soggetti immigrati come forza lavoro. Riducendo al contempo il numero delle famiglie di immigrati illegali che vivevano in stato di povertà. Inoltre vi è stato un miglioramento nelle condizioni sanitarie mentali degli individui inclusi nel DACA e dei loro figli. E in aggiunta la maggior parte degli economisti hanno detto che il DACA ha portato benefici all’economia degli Stati Uniti. Il giudice supremo John Roberts ha giudicato il DACA come un’opportunità di riscatto da conservare mentre altri giudici conservatori, in minoranza, hanno detto che il DACA illegale. La decisione del tribunale ha suscitato sorpresa, gioia e poi apprensione tra gli immigrati preoccupati dell’evoluzione di questa situazione. “Questa è una grande vittoria per noi”, ha detto Diana Rodriguez, una 22enne vincitrice del DACA, tra le lacrime. L’avversario politico presidenziale, il democratico Joe Biden ha affermato che, se eletto, il primo giorno in carica invierebbe ai legislatori una proposta di legge per rendere permanenti le protezioni del DACA.

Il programma era nato da un’impasse su un disegno di legge sull’immigrazione tra il Congresso e l’amministrazione Obama nel 2012. Sotto la forte pressione dei giovani attivisti, il presidente Obama decise di consentire a coloro che erano entrati in America illegalmente di lavorare legalmente negli Stati Uniti

Reyna Montoya, una ricevente del DACA della zona di Phoenix che dirige un’organizzazione di difesa dei diritti degli immigrati, ha detto che lei e altri continueranno a spingere il Congresso ad adottare una legislazione rivolta ai giovani immigrati. “In questo momento, il Senato deve agire, deve presentare una proposta che ci darà un percorso per la cittadinanza”, ha detto Montoya.

Il libro di Bolton

Oltre alla grana del DACA, Trump ora ha un’altra gatta da pelare che riguarda il libro che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, ha deciso di scrivere su di lui. Il governo ha chiesto a un tribunale federale un ordine restrittivo temporaneo per impedire la pubblicazione del tomo. Ma il libro, che uscirà martedì, è già in deposito. E alcuni media, tra i quali The Associated Press – scrivono i giornalisti dell’agenzia di stampa, hanno ricevuto alcune copie in anticipo per prenderne spunti utili per diramare nuove notizie.

Il libro di 577 pagine offre un ritratto deludente di Trump e della sua amministrazione. Bolton nelle sue pagine racconta di quando Trump ha “supplicato” il premier cinese Xi Jinping durante un vertice del 2019 di aiutarlo ad allargare il suo elettorato. Trump dopo avere saputo che alcune copie del libro erano finite nelle mani della stampa, ha ribadito che il libro è una “raccolta di bugie e storie inventate” volte a farlo sembrare cattivo, una sorta di vendetta per Bolton per essere stato licenziato, per ottenere nuovi consensi. Trump e Bolton oggi si confronteranno alla Corte distrettuale degli Stati Uniti a Washington. Bolton giovedì scorso ha presentato una mozione per respingere la denuncia del governo.

Il governo ha detto che Bolton ha violato un accordo di non divulgazione delle notizie apprese durante il suo mandato alla Casa Bianca. E il Segretario di Stato Mike Pompeo si è scagliato contro Bolton definendolo “traditore”. “Non ho letto il libro, ma dagli estratti che ho visto pubblicati, John Bolton sta diffondendo mezze verità e false menzogne”, ha detto Pompeo. “È triste e pericoloso che il ruolo pubblico di John Bolton sia quello di un traditore che ha danneggiato l’America violando la fiducia che gli americani hanno riposto in lui”. Keith Urbahn, uno degli agenti letterari di Bolton e socio fondatore di Javelin, con sede ad Alexandria, in Virginia, ha affermato che il libro ha suscitato molto interesse negli ultimi due giorni da parte di rappresentanti della televisione e del cinema, ma h anche aggiunto che nessun accordo è stato firmato. Urbahn ha detto che è troppo presto per dire se la saga di Bolton sarà pubblicata oppure no perché per farlo occorre avere la piena approvazione del governo.

Il 22 giugno i membri di DROI avranno uno scambio di opinioni sulla legislazione in materia di due diligence sui diritti umani. Il comitato ascolterà due ospiti, un avvocato statunitense per i diritti umani e attivista ambientale Steven Donziger e Maria van der Heijden, direttore di MVO Nederland, che forniranno il punto di vista di un imprenditore.
La riunione del comitato includerà anche una presentazione congiunta con il comitato JURI di uno studio sulle opzioni di regolamentazione da parte della Commissione europea e una presentazione di due briefing commissionati da DROI, su questioni sostanziali e operative relative alla due diligence aziendale.


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