RUSSIA PROSEGUE IL BRACCIO DI FERRO TRA SOLDATI E INTANTO SI COMBATTONO LE FAKE NEWS


Continuano gli attacchi delle forze russe ormai molto vicine a Kiev dove all’alba sono suonate le sirene antiaeree. Allarme aereo anche a Leopoli, Odessa, Kharkiv, Cherkasy e Sumy.

Le autorità ucraine hanno accusato la Russia di aver colpito e danneggiato l’ospedale oncologico e vari edifici residenziali a Mykolaiv, nel sud del Paese, con bombardamenti con artiglieria pesante. Al momento del raid si trovavano nella struttura il direttore Maksim Beznosenko e centinaia di pazienti, ma finora non sono state segnalate vittime.

“Circa il 70% della regione di Luhansk, nell’Ucraina orientale, è occupato dalle truppe russe”, secondo Serhiy Haidai, il governatore di Luhansk Oblast. Le aree rimaste sotto il controllo di Kiev hanno affrontato continui bombardamenti e decine di civili sono stati feriti o uccisi in mancanza di corridoi umanitari per lasciare la regione in modo sicuro. Anche se le ultime notizie rendono noto che l’evacuazione dei civili dalle città ucraine assediate dovrebbe continuare oggi. “Sei corridoi di fuga sono previsti per la regione di Sumy, nel nord-est del paese”, ha detto Dmytro Zhyvytskyi, capo dell’amministrazione regionale di Sumy, su Telegram. Intanto è stata parzialmente ripristinata l’energia elettrica nella centrale nucleare di Chernobyl. Lo ha reso noto l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), citando l’operatore ucraino Ukrenerho. “L’impianto era stato disconnesso dalla corrente elettrica dalle forze russe e nei giorni scorsi era stato lanciato l’allarme sul rischio di rilascio di materiale radioattivo se l’impianto non fosse stato in grado di raffreddare parte del combustibile nucleare esaurito”, riferisce Adnkronos.

Il capo del governo italiano Mario Draghi giovedì ha avuto un lungo incontro con il presidente Emmanuel Macron per discutere della guerra e delle conseguenze per l’Europa e per l’Italia. “Italia e Francia sono allineate con il resto dell’Unione europea”, ha detto al termine del colloquio, “sia nella risposta alle sanzioni sia nel sostegno per i nostri Paesi che queste sanzioni necessariamente comporteranno. Abbiamo chiesto tutti insieme tante volte al presidente Putin di cessare le ostilità, in particolare i bombardamenti sui civili. Continueremo a farlo. La risposta a questo dramma”, ha proseguito Draghi, “non può che essere Europea, com’è stata la risposta alla Russia. Quindi anche per quanto riguarda il sostegno dell’economia europea e il sostegno dell’economia italiana dovrà essere una risposta europea e italiana”. Draghi poi si è soffermato sul rallentamento dell’economia italiana e la mancanza di materie prime. “Osserviamo mancanza di materie prime, osserviamo rallentamenti non soltanto nel campo energetico, ma anche nel campo agro-alimentare, nel campo delle materie prime riguardanti la produzione di acciaio, di carta, di ceramica. È una situazione italiana, ma anche una situazione europea. Dobbiamo rispondere a questo, sostenendo le imprese, il potere di acquisto delle famiglie con la stessa convinzione, la stessa rapidità con cui abbiamo sostenuto la risposta alla Russia”. Alla domanda dei giornalisti che gli hanno chiesto se l’economia è in recessione, il capo del Governo ha risposto: “La nostra economia non è in recessione, la nostra economia continua a crescere, ma c’è stato un rallentamento. In Consiglio dei ministri ho detto che dobbiamo affrontare queste strozzature nell’offerta, questa mancanza di materie prime subito in tutti i settori, sostenendo le famiglie subito, ma anche diversificando le fonti di approvvigionamento”. Riguardo l’impatto che la guerra in Ucraina sta avendo sull’economia europea, Draghi ha risposto: “L’impatto maggiore è la distruzione in Ucraina. Siamo consapevoli che ciò comporterà dei costi per l’economia europea, ma la risposta non è alleviare la pressione sulla Russia, sul presidente Putin. La risposta è lavorare insieme, sostenere e sostenere le nostre economie, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, sostenere le nostre imprese”.

Ieri l’Ue ha fatto sapere che è in arrivo un quarto pacchetto di sanzioni contro Mosca. E mentre l’Ue decide di imporre nuove sanzioni, arrivano news relative all’avanzamento delle truppe di Mosca, che hanno continuato a bombardare le città anche a Odessa. Drammatica è la situazione a Mariupol, dove le vittime civili sarebbero circa 1600.

Volano accuse di fake news tra Russia e Ucraina. Molti network russi via satellite parlano di attacchi ed esplosioni organizzate dagli stessi ucraini per mettere in cattiva luce i soldati e la leadership russa.  Continua così il braccio di ferro tra i colossi dei social media e la propaganda di Mosca sulla guerra in Ucraina. L’ultima mossa su questo fronte è la cancellazione da parte di Twitter di alcuni messaggi dell’ambasciata russa nel Regno Unito.

I post, rimossi per violazione delle regole della piattaforma, sostenevano apertamente che le immagini delle vittime dell’attacco all’ospedale pediatrico di Mariupol del 9 marzo fossero false, scene ricostruite ad arte da parte dell’Ucraina e dei suoi alleati occidentali.

In patica madri e bambini soccorsi dopo l’attacco, secondo i diplomatici russi, non esisterebbero se non in una grande messinscena ad uso dei media occidentali. La prova? L’ospedale – si legge nei post rimossi – non era più operativo da tempo perché passato sotto il controllo delle forze armate ucraine che avrebbero fatto evacuare pazienti e personale medico. Di conseguenza i soggetti che compaiono nelle immagini altro non sarebbero che attori. Alcuni dei quali, addirittura, identificabili.

E così nei messaggi rimossi l’ambasciata russa affermava di essere riuscita ad individuare la donna che si sarebbe prestata alla fabbricazione della notizia, interpretando ben due delle vittime presenti nelle immagini riportate dalle principali testate giornalistiche mondiali. Si tratterebbe di una fashion-blogger che risiede a Mariupol. 

Tanto è bastato a Twitter per rimuovere i post. Ma quella della piattaforma non è stata l’unica reazione. “Anche giornalisti e utenti”, scrive il sito del Tg4, “si sono mobilitati “ per confutare le affermazioni russe”. Come ha fatto notare il giornalista della BBC Shayan Sardarizadeh, le due donne nelle immagini che documentano il bombardamento segnalate dall’ambasciata sono diverse e non potrebbero essere state rappresentate dalla stessa persona. 

L’ambasciata russa nel Regno Unito, tramite il suo account Twitter, non è stata l’unica a seminare dubbi sulla ricostruzione dell’evento. Anche le rappresentanze diplomatiche russe in altri Paesi si sono unite al coro. La sede italiana, per esempio, ha parlato del “tentativo di gonfiare lo scandalo” da parte dei media occidentali e ucraini, definendo l’operazione “il massimo del cinismo e della campagna di menzogne”. 

Mentre l’ambasciata russa in Francia ha ribatito che nel reparto maternità di Marioupol, “non c’erano né bambini né madri, scacciati dai combattenti neonazisti del battaglione ‘Azov’ perché l’ospedale pediatrico non era operativo dall’inizio dell’operazione speciale della Russia in Ucraina”.  

Ovviamente questa affermazione ha scatenato la curiosità degli utenti delle piattaforme Social e non solo. L’organizzazione investigativa Bellingcat ha scoperto che l’immagine di un mezzo militare localizzato nei pressi di una struttura che dovrebbe rappresentare l’ospedale, in realtà era geolocalizzata distante 10 chilometri dalla struttura da dove effettivamente il nosocomio è stato bombardato. Inoltre, secondo altri   utenti Twitter  dall’inizio della guerra quella stessa immagine è stata utilizzata altre volte dalla propaganda russa per indicare la presenza di militari ucraini in edifici civili come per esempio le scuole.

Anche l’informazione fornita dalle autorità russe che sostenevano la tesi che l’ospedale non fosse più operativo da tempo perché occupato dai militari, è stata sottoposta a scrutinio e il giornalista James Clayton della BBC, che rintracciando un post su Facebook del nosocomio del 2 marzo in cui chiedeva supporto di gasolio e altri strumenti per fare funzionare la struttura, ha portato alla luce la verità.

Gli Stati Uniti hanno imposto lo stop alle importazioni dalla Russia di caviale, vodka e diamanti. La decisione, che era stata anticipata da fonti della Casa Bianca alla Cnn, corrisponde al divieto imposto alle esportazioni di prodotti di lusso americani in Russia, a cui anche ha fatto riferimento Biden nel suo discorso, che comprendono abbigliamento, gioielli, auto e tabacco. Ma l’elenco delle nuove sanzioni varate dall’Amministrazione Usa è lungo e ancora più vasto. Il documento, firmato da Biden e diffuso dalla Casa Bianca, prevede lo stop a: importazione di pesce, preparati del pesce (caviale), alcolici, diamanti non industriali; esportazione o vendita, diretta e indiretta, di beni di lusso a cittadini russi; investimenti in qualsiasi settore della Federazione Russa; esportazione o vendita di banconote in dollari. Sono infine vietate operazioni, finanziamenti e garanzie da parte di cittadini americani nei confronti di entità o persone della Federazione Russa. 

Intanto i Paesi del G7 sono detti “uniti” e “determinati” nel ritenere Vladimir Putin e il suo “regime” responsabili “della guerra ingiustificata e senza provocazioni” scatenata contro l’Ucraina, che “ha già isolato la Russia dal mondo”, si legge nella nota congiunta diffusa dai leader del G7, che lanciano al mondo un appello affinché si unisca nella richiesta alla Russia di “fermare immediatamente” l’aggressione all’Ucraina e ritirare le sue forze confermando inoltre l’impegno profuso ad “isolare ulteriormente” la Russia dalle loro economie e dal sistema finanziario internazionale e si impegnano a “prendere ulteriori misure non appena possibile”. I Paesi del G7 sono “determinati nel contrastare i tentativi del regime russo di diffondere la disinformazione” sull’invasione dell’Ucraina. È uno degli impegni assunti dai leader del G7, che in una nota congiunta affermano il loro sostegno al “diritto dei russi ad un’informazione libera e non di parte”. 

La squadra investigativa inviata dal procuratore della Corte penale internazionale a far luce sulla situazione in Ucraina ha già iniziato l’attività di raccolta delle prove di eventuali crimini. Ad annunciarlo il procuratore, Karim A.A. Khan. “Sto cercando personalmente di impegnarmi con tutte le parti interessate e le parti in conflitto con l’obiettivo di rafforzare i canali per la raccolta di informazioni pertinenti e promuovere un’azione coordinata verso il nostro obiettivo comune di garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere dei crimini che rientrano nella giurisdizione della Corte. Le indagini penali internazionali richiedono il coinvolgimento di tutti coloro che possono detenere informazioni rilevanti per il nostro lavoro. In particolare, i testimoni, i sopravvissuti e le comunità colpite devono avere il potere di contribuire attivamente alle nostre indagini. Non possono esserci spettatori nel nostro sforzo per stabilire la verità e perseguire i presunti responsabili di crimini internazionali. Posso quindi annunciare oggi che il mio Ufficio ha istituito un portale dedicato attraverso il quale qualsiasi persona in grado di detenere informazioni rilevanti per la situazione in Ucraina può contattare i nostri investigatori. Incoraggio tutti coloro che hanno informazioni rilevanti a farsi avanti e contattare il nostro team attraverso questa piattaforma”, si legge nella dichiarazione divulgata dal sito della Corte.  

È notizia di queste ore che gli investimenti in hedge fund americani di Roman Abramovich sono stati congelati. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali i fondi speculativi hanno ricevuto l’indicazione di congelare dopo che sanzioni sono state imposte a Abramovich. Il congelamento mette probabilmente fine ai recenti tentativi dell’oligarca russo di vendere i suoi interessi negli hedge fund.


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