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di Patrizia Vassallo

Secondo l’ultimo rapporto Istat (Istituto nazionale di statistica), la popolazione residente in Italia continua a diminuire. E prosegue la tendenza ad avere un costante aumento, seppur minimo, di stranieri nel nostro paese. Al 31 dicembre risultavano 60.483.973 le persone residenti in Italia, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5% dei residenti a livello nazionale (10,7% al Centro-nord, 4,2% nel Mezzogiorno). «Il grande flusso migratorio,» dice Angela Silvestrini, ricercatore del Servizio Statistiche Demografiche e condizioni di vita di Istat,  «si è registrato all’inizio degli anni Duemila, a seguito delle sanatorie di legge e tra il 2007 e il 2008, quando la Romania è entrata a far parte dell’Unione Europea». Poi negli anni successivi i flussi si sono ridotti.

«Dalle nostre ricerche, prosegue Silvestrini, si è evinto che tanti  sono stati i percorsi migratori. C’è chi è venuto in Italia e si è fermato per poco tempo, scegliendo l’Italia come paese di transito, chi è tornato nel suo Paese di origine, chi anche dopo avere acquisito la cittadinanza italiana o è emigrato verso un Paese terzo. Per contro c’è chi invece si è stabilito ormai da anni in Italia, integrandosi e formando  la  propria famiglia nel nostro Paese ».

 

DUECENTO NAZIONALITA’ DIVERSE IN ITALIA

In Italia risiedono persone di circa 200 nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni). La cittadinanza più rappresentata è quella rumena (23,1%) seguita da quella albanese (8,6%). Le regioni preferite dagli stranieri? Quelle del Nord e del Centro. «Il fenomeno migratorio in Italia è complesso e variegato», puntualizza Silvestrini. «L’incremento della popolazione straniera è stato di 97.412 unità, portando i cittadini stranieri residenti nel nostro Paese a 5.144.440, pari all’8,5% dei residenti». La crescita ha riguardato prevalentemente la componente maschile (+67.593 unità, pari a +2,8%) rispetto a quella femminile (+29.819, pari a +1,1%)Tanti i fattori che possono influenzare molti stranieri a chiedere o meno la cittadinanza italiana. «Gli ucraini e i cinesi per esempio, preferiscono non farlo perché sono fra quei popoli che se chiedono la cittadinanza in Italia o in qualsiasi altro Paese straniero, perdono definitivamente la loro». La crescita dei nati stranieri era stata particolarmente rilevante dall’inizio del nuovo millennio, da quasi 30 mila del 2000 a 80 mila del 2012 (il numero massimo di bambini stranieri nati nel nostro Paese), portando l’incidenza dei nati stranieri sul totale dei nati dal 4,8 al 14,9%. Tuttavia, negli ultimi anni si registra una diminuzione in valori assoluti.Tra le cause del decremento, la diminuzione dei flussi femminili in entrata nel nostro Paese, nonché l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di molte donne straniere. Le nascite di bambini stranieri si concentrano nelle regioni dove la presenza straniera è più radicata. Nel Nord-ovest (21,0%) e nel Nord-est (20,9%), ogni cinque nati uno è cittadino straniero. Nelle regioni del Centro la percentuale è pari al 17,0%, mentre nel Sud e nelle Isole è rispettivamente del 6,1% e del 5,5%. La regione che presenta l’incidenza più elevata di nati stranieri sul totale dei nati è l’Emilia Romagna, dove è straniero quasi un nato ogni quattro (24,3%).

 

IN CONTINUO DECREMENTO LE NASCITE

Altro tasto dolente, che influisce sul decremento demografico, è il continuo calo delle nascite. Iniziato ormai da svariati decenni, aveva manifestato segni di ripresa all’inzio del nuovo secolo. Ma a partire  dal 2008 il numero dei nati ha ripreso a diminuire. Per il terzo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (458.151, -15 mila sul 2016), di cui 68 mila stranieri (14,8% del totale), anch’essi in diminuzione. «Nascono sempre meno bambini», dice Silvestrini, «e questo, insieme all’aumento del numero dei decessi, ha provocato un decremento  demografico che non si riesce a colmare nemmeno con i flussi migratori. Il calo demografico in Italia ha numeri purtroppo sempre più in crescita anche perché le persone che muoiono sono in aumento rispetto a quelle che nascono.  Il movimento naturale della popolazione italiana, ossia la differenza tra coloro che nascono e quelli che muoiono, ha registrato un saldo negativo per quasi 200 mila unità. Mentre il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri quasi 61 mila unità. Nel corso del 2017 sono state registrate 458.151 nascite e 649.061 decessi. Pertanto, il saldo naturale (N.d.R.:differenza tra nati e morti) è negativo per 190.910 unità. E il saldo naturale della popolazione complessiva è negativo ovunque, con la sola eccezione della provincia autonoma di Bolzano».

«La diminuzione delle nascite nel nostro Paese», prosegue Silvestrini, «si deve oggi principalmente a fattori strutturali. Infatti, si registra una progressiva riduzione delle potenziali madri dovuta, da un lato, all’uscita dall’età riproduttiva delle generazioni molto numerose nate all’epoca del baby-boom, dall’altro, all’ingresso di contingenti meno numerosi di donne in età feconda, a causa della prolungata diminuzione delle nascite, già a partire dalla metà degli anni Settanta».

Anche il contributo positivo alla natalità delle donne straniere continua a diminuire. Infatti, se l’incremento delle nascite registrato fino al 2008 era dovuto principalmente alle donne straniere, negli ultimi cinque anni anche il numero di stranieri nati in Italia, pari a 67.933 nel 2017 (il 14,8% del totale dei nati), ha iniziato progressivamente a ridursi (-11.961 nati stranieri dal 2012). Il tasso di natalità del complesso della popolazione residente è pari al 7,6 per mille e varia da un minimo di 6,1 nati per mille abitanti in Liguria e Sardegna a un massimo di 10,2 nella provincia autonoma di Bolzano. Per gli stranieri il tasso di natalità, pari al 13,3 per mille, varia da 8,1 nati ogni mille stranieri residenti della Sardegna a 15,7 della provincia autonoma di Bolzano. In aumento i decessi rispetto al 2016 Il numero di decessi registrato nel 2017, pari a 649.061, è superiore di 33.800 unità rispetto al 2016 ed è il valore più elevato dal 1945, tendenza in linea con l’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia. Infatti, a partire dal 2012, il numero dei decessi si attesta oltre i 600 mila ogni anno, salvo oscillazioni congiunturali, con anni nei quali si alternano incrementi, come è stato nel 2015 e 2017, e decrementi nel 2016. Sebbene a partire dal mese di luglio 2017 sia iniziata la contrazione del numero degli sbarchi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, il Mezzogiorno si conferma terra di frontiera e di transito per tali migrazioni. Nonostante gli arrivi di migranti, il tasso migratorio (interno più estero) permane negativo sia per il Sud (-1,2 per mille) sia per le Isole ( -2,3 per mille). Sulla base di tale indicatore, l’Emilia Romagna risulta la regione più attrattiva (+4,9 per mille) seguita dalla provincia autonoma di Bolzano (+4,8 per mille), dalla Lombardia (+3,7 per mille), dalla Toscana e dalla provincia autonoma di Trento (entrambe +3,5 per mille). «Se fosse per me», conclude Silvestrini, «aprirei tutti i porti per salvare il maggior numero possibile di vite umane. Occorre dare un’opportunità di vita migliore a tutti e costruire dei corridoi umanitari, esperienza già praticata nel nostro Paese, e in altri Paesi europei, per offrire possibilità sicure di arrivo in Europa a tanti che fuggono da situazioni di guerra, violenza e povertà estrema. Le migrazioni sono sempre esistite ed hanno contribuito allo sviluppo del mondo in cui viviamo».

 


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