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Marco Milano, 57 anni, in arte “Mandi Mandi”

di Paola Merlo

Marco Milano, ma molti, soprattutto gli over 40, lo ricordano ancora nelle vesti di “Mandi Mandi“, l’inviato un po’ strampalato di “Mai dire Gol” e di “Quelli che il calcio”, che continuava a ripetere queste due parole all’infinito, trasformandole in un tormentone grazie al quale con la sua simpatia e ironia ha conquistato la scena e ha avuto un grande successo. Il suo ritorno in Tv è imminente, sarà nel gennaio 2019. Ma lui non ci può anticipare ancora nulla. Anche se con What-u ha comunque parlato a lungo di sé e del suo progetto, contro l’abuso di alcol sempre più diffuso fra i giovani, che ha chiamato “Tai”,  .

 

Di che cosa si tratta e quali le motivazioni di questo progetto? 

«L’idea di questo progetto è nata dopo un incidente in auto di mio figlio e  un suo amico. Al ritorno dalla discoteca la loro auto è andata fuori strada  e si è ribaltata più volte. Per fortuna non è accaduto niente di grave, ma  potevano morire entrambi. Il suo amico non era ubriaco aveva bevuto solo un paio di drink, che evidentemente avevano comunque alterato la sua attenzione durante la guida.  Così ho deciso di realizzare una campagna di sensibilizzazione contro l’alcol per aiutare i giovani a capire che bere troppo fa male e mette a rischio la loro vita.  Ho iniziato creando un marchio che ho chiamato Tai, (N.d.R.: prendendo lo spunto dalla parola “Tai” che in friulano significa bicchiere) rappresentato con due calici e ora sto proseguendo il mio studio. Sto cercando collaboratori che finanzino il progetto. Spero di ricevere presto buone proposte».

 

Tu sei un papà separato da 22 anni dalla tua ex moglie. Tuo figlio oggi ha 25 anni. Che tipo di papà sei?

«Apprensivo, affettuoso e mio figlio è al centro della mia vita. Anche se ci vediamo poco».

Jonathan Milano, 25 anni, figlio di Marco Milano in arte “Mandi Mandi”

 

Come si conquista la complicità di un figlio?

«La complicità cambia nel tempo. Prima dell’adolescenza, anche se io e sua mamma ci siamo separati quando lui aveva soli 4 anni, eravamo molto uniti. Poi quando è arrivato il periodo dell’adolescenza, abbiamo avuto momenti di grande conflittualità. I figli di coppie separate spesso sono in mezzo a due fuochi e sfogano la loro rabbia in tanti modi. Per i ragazzi è difficile affrontare questi momenti. Mio figlio, per esempio,  all’epoca odiava “Mandi Mandi”, perché probabilmente rappresentava un personaggio legato a un mondo, quello dello spettacolo, che mi aveva portato lontano da lui, perché spesso ero impegnato a fare spettacoli, serate in giro per l’Italia quando lui era ancora molto piccolo e aveva più bisogno di me».

 

Descrivimi per te che cosa è l’amore per un figlio? 

«L’amore per un figlio è scrivere una canzone e pensare a una strofa che dedicheresti a lui. Dipingere un quadro e raffigurare qualcosa che ti lega a lui. L’amore per un figlio è amarlo dal primo suo respiro con tutto te stesso, sperando che nella vita abbia quella libertà che lo renderà sempre indipendente. Questa è la prima cosa che ho pensato quando è nato. Non a caso ho scelto assieme alla mia ex moglie di chiamarlo Jonathan, come il gabbiano protagonista del  romanzo di Richard Bach, “Jonathan Livingston“».

 

Il personaggio che ti ha reso più famoso è “Mandi Mandi”. Ma che significato ha “Mandi Mandi”?     

«Sono stati attribuiti vari significati a questa parola. C’è chi dice che nell’antichità  marcomandi o m’arcomandi che significava “mi raccomando”.  Nell’Ottocento, la parola “mandi” veniva utilizzata in tutto il Friuli come saluto confidenziale ed amichevole. Pare che la parola “mandi” abbia anche una valenza “religiosa” in quanto il termine verrebbe fatto derivare dal latino “manus dei” (N.d.R. “mano di Dio”, ovvero “che Dio ti protegga”) oppure similmente “mane diu” (N.d.R.”rimani a lungo”, ovvero “lunga vita”) o ancora “mane in deo” (N.d.R. letteralmente “rimani in Dio”). Sembrerebbe che lo stesso Papa Giovanni Paolo II in visita pastorale alla Basilica di Aquileia il 30 aprile 1992, salutando i friulani con “mandi” sottintendesse tale augurio e cioè, di rimanere sempre nell’amicizia con Dio. Insomma Mandi Mandi non è una parola così scontata».

 

Come ti sei avvicinato al mondo dello spettacolo?

«Tutto nasce a Spilimbergo, una cittadina,  a 30 chilometri da Pordenone. Dovevo fare una televendita, era necessario che mi inventassi uno stile particolare. Ero circondato da friulani simpaticissimi. Alcuni molto spiritosi. Mi piaceva il loro modo di fare e soprattutto il loro dialetto, l’intonazione. Così ho pensato di ispirarmi a un personaggio inventato e mi è venuto in mente di fare  la parodia del friulano un po’ fuori di testa . Così è nato “Mandi Mandi”».

 

La gavetta un percorso difficile per tutti. Quali sono state le difficoltà che hai affrontato in quel periodo? 

«La gavetta l’ho fatta al Derby, locale storico che ha dato l’opportunità di iniziare i primi passi nel mondo dello spettacolo anche a Boldi, Teocoli, Faletti, Porcaro, solo per citare alcuni nomi di  comici cabarettisti, oggi ancora famosi. Di giorno facevo il pellettiere, ossia lavoravo come operaio in una ditta che faceva borse e cinture e la sera andavo nei locali ad esibirmi fino alle 2-3 del mattino. In media dormivo 3-4 ore per notte. Ero esausto. Le borse invece di farle le avevo perennemente sotto gli occhi!» (N.d.R.: ride lui e pure la sottoscritta che si lascia andare a una sonora risata).

 

C’è un momento in cui si capisce che dalla gavetta si è riusciti a fare il famoso salto di qualità. A te quando è accaduto?   

«Quando sono stato ingaggiato da Cecchetto, che mi aveva notato durante uno spettacolo a Ravenna,  per un programma su Italia 1, “Zodiaco”.  Indossavo 3 cravatte, facevo il matto, ma il personaggio non riusciva “a bucare il video”. Dicevo “pazzate” senza fare il botto. Dopo ho condotto un programma per bambini  “Ciao Ciao” su Rai 4 ».

 

Come si fa a restare famosi e quali sono gli step più impegnativi per restare sulla cresta dell’onda?

«Non bisogna mai perdere la misura delle cose e soprattutto bisogna salvaguardarsi dalla gelosia altrui che è sempre deleteria e talvolta può rovinare una carriera. Belushi affermava un po’ cinicamente che non basta avere successo, occorre attendere che agli altri vada peggio….».

 

La visibilità grazie anche allo sviluppo della rete internet ha dato popolarità a molte persone con grandi capacità, ma anche a molte altre che non hanno nulla da dire di speciale. Come difendersi dai cretini?   

«Evitando di seguirli anche e soprattutto sul Web. Occorre sapere distinguere la qualità con ciò che è da buttare via…».

 

C’è chi potrebbe obiettare riguardo anche alle tue performances dicendo che non sono certo equiparabili alle parodie nei film di Fellini. In questo caso tu che cosa risponderesti?   

«Io sono diventato famoso facendo la parodia di personaggi comuni, come Giorgino il pescatore, Il Maestro di sci in Puglia, che insegnava sci di fondo in un luogo di mare, cercando di lasciare un messaggio che andava oltre le battute, che non è sempre semplice».

 

Qualche anno fa sei scomparso dalla tv a causa di guai con il fisco, che ti hanno fatto perdere tutto. Il periodo nero è iniziato nel 2008 quando l’Agenzia delle Entrate ed Equitalia ti hanno mandato una serie di cartelle esattoriali che ti hanno messo ko. Qual è stato il tuo errore?       

«Quello di essermi fidato troppo dei miei commercialisti. Mi hanno rovinato, ho dovuto vendere tutto per mettere a posto i conti con il Fisco. Dopo avrei potuto chiedere i danni, ma non avevo i soldi per pagare un avvocato e ho lasciato perdere».

 

Come si sopravvive oggi nel mondo dello spettacolo, com’è cambiata la comicità? 

«Sono pochi i comici che mi fanno ridere. Troppa volgarità e troppa politica. Molti comici potrebbero andare a fare i comizi».

 

Che cosa è l’amore per una donna? 

«Attrazione, rispetto, romanticismo e complicità».

 

Come conquisti una donna? 

«Facendola ridere».

 

Cose da fare e…da non fare durante la fase delle conoscenza e dopo, quando il rapporto è più collaudato?   

«Essere sinceri fin dall’inizio e poi coltivare la fiducia reciproca. Io sono stato molto geloso e la gelosia spesso rovina i rapporti. Eccedere con la gelosia non significa amare di più, ma che si soffre per la  mancanza di sicurezza in sé stessi. E talvolta pure di autostima».

 

Che cosa hai imparato dai tuoi errori in amore? 

«Che un amore può terminare e non bisogna fare tragedie. Se un amore finisce significa che così doveva accadere. E doveva accadere qualcos’altro. Bisogna crederci e sapere aspettare».

 

Un errore ricorrente?

«A volte dare ancora troppa fiducia a chi non la merita».

Un errore che con l’esperienza ora non fai più?

«Fidarmi troppo delle persone».

 

Sei stato anche uno sportivo. Quali sport hai praticato?

«Karate, pugilato per 3 anni facendo anche alcuni incontri nella categoria Superleggeri. Poi calcio. Ho giocato nella Nazionale Artisti capitanata da Aldo Biscardi. Nel 2008 giocando a calcio sono stata vittima di  un grave infortunio e per non morire,  ho dovuto mettere un bypass nella gamba sinistra. Da allora non gioco più a calcio».

 

Spesso papà e mamme tifosi non sempre si comportano nel modo più opportuno fuori dal campo. Incitano al gioco duro e a comportarsi oltre il limite contro gli avversari. Quali consigli puoi dare? 

«Di andare a vedere le partite con maggiore  serenità, perché lo sport è divertimento.  E poi in questo modo quale esempio si dà ai  propri figli?».

 

Alla soglia dei 60 anni per te qual è oggi la cosa più importante della vita?

«Prima degli “anta” pensi di avere due vite, poi ti accorgi di averne una sola. Quindi oggi per me la cosa più importante è svegliarmi ogni mattina con il sorriso e tanta energia».


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