INCLUSIONE E INSEGNANTI DI SOSTEGNO: QUANTO SONO TUTELATI GLI ALUNNI NELLE SCUOLE ITALIANE?

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Accessibilità dello spazio, la presenza e la fruibilità di tecnologie adeguate, il sostegno di figure competenti favoriscono la partecipazione degli alunni ad una didattica inclusiva. E la scuola italiana a che punto è? Lo racconta Istat

Per analizzare e monitorare il processo di inclusione scolastica nel 2008 Istat aveva effettuato un’indagine per verificare la qualità e la capillarità dell’inserimento degli alunni con sostegno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, prendendo in considerazione l’anno scolastico 2008/2009.

A partire dall’anno scolastico 2017/2018, Istat ha esteso il campo di osservazione anche alla scuola dell’infanzia e alla scuola secondaria di secondo grado, mettendo sotto la lente di ingrandimento tutte le scuole presenti sul territorio italiano, complessivamente 56.690, frequentate da 272.167 alunni con sostegno (il 3,1% del totale degli iscritti).

Quali gli elementi analizzati per valutare al meglio il processo di inclusione? L’accessibilità dello spazio, la presenza e la fruibilità di tecnologie adeguate, il sostegno di figure competenti opportunamente formate giocano un ruolo fondamentale nel favorire la partecipazione degli alunni ad una didattica inclusiva. Quindi per avere un quadro completo del livello d’inclusione, è stato fondamentale porre in relazione le risorse che la scuola mette a disposizione con i bisogni degli alunni.

Meno di una scuola su tre accessibile in Italia Nell’anno scolastico 2017-2018 soltanto il 32% delle scuole è risultato accessibile dal punto di vista fisico-strutturale. La situazione appare migliore nel Nord del Paese dove i valori sono superiori alla media nazionale (40%); la percentuale si riduce nelle regioni del Centro (32%) e tocca i livelli più bassi nel Mezzogiorno (26%). Tra le regioni più virtuose vi sono la Valle d’Aosta, con il 66% di scuole a norma, e la Provincia Autonoma di Bolzano, con il 47%. Di contro, Campania e Molise si distinguono per la più bassa presenza di scuole accessibili, solo il 22% (Figura 2).

Il problema dell’accessibilità si accentua se si considera la presenza di barriere senso-percettive. In Italia solo il 18% delle scuole dichiara di possedere facilitatori senso-percettivi volti a favorire, all’interno del plesso, l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi agli alunni con disabilità sensoriale. La quota di scuole dotate di ausili senso-percettivi diminuisce progressivamente passando dal 22% registrato nelle regioni del Nord al 13% rilevato nel Mezzogiorno (Figura 2).

Se si considerano le scuole accessibili sia dal punto di vista fisico che sensoriale, la quota scende all’8% e tocca ancora una volta i valori più bassi nel Mezzogiorno (5%).

La barriera più diffusa è la mancanza di un ascensore o la presenza di un ascensore non adatto al trasporto delle persone con disabilità (63%); meno frequenti sono le scuole sprovviste di bagni a norma (30%), rampe esterne (23%) o servoscala (21%). Rari i casi in cui si riscontra la presenza di scale o porte non a norma (rispettivamente 7% e 4%).

Nonostante la percentuale di scuole accessibili risulti piuttosto bassa, solo nell’11% dei plessi scolastici sono stati effettuati, nel corso dell’anno, lavori finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Considerando le sole scuole primarie e secondarie di primo grado, negli ultimi cinque anni è migliorato il livello di accessibilità grazie esclusivamente a una riduzione delle barriere fisiche. La quota di scuole accessibili da un punto di vista fisico è passata infatti dal 14% dell’anno scolastico 2013-2014 al 33% dell’anno scolastico 2017/2018 (Figura 3).

La presenza di barriere senso-percettive resta invece stabile nel tempo intorno al 20% delle scuole.

La tecnologia informatica: un facilitatore ancora poco utilizzato

La tecnologia può svolgere una funzione di “facilitatore” nel processo d’inclusione scolastica, soprattutto nel caso in cui sia facilmente fruibile e situata nel luogo in cui il gruppo classe svolge le ore di lezione. La collocazione in ambienti dedicati, esterni alla classe, può ostacolare l’interazione tra gli alunni e impedire l’utilizzo quotidiano dello strumento a supporto della didattica. L’indagine rileva, per ciascun plesso scolastico e per tutti gli ordini, la presenza di postazioni informatiche con periferiche hardware speciali e software specifici per gli alunni con sostegno e la loro collocazione (in classe, in laboratori, in aule per il sostegno).

Nelle scuole dell’infanzia, gli strumenti informatici a supporto della didattica sono diversi da quelli utilizzati nelle scuole degli altri ordini, perché commisurati all’età degli alunni; quelle che utilizzano una tecnologia specifica a supporto dell’alunno con sostegno sono il 16% e a livello territoriale non si riscontrano differenze rilevanti. Tra le tecnologie utilizzate emerge un largo uso di strumenti informatici di base (pc e tablet) ma anche di strumenti più specifici, come software per la comunicazione aumentativa e alternativa.

Per i restanti ordini scolastici, una scuola su quattro risulta carente di postazioni informatiche destinate agli alunni con sostegno. Le regioni con la maggiore dotazione di postazioni adattate sono l’Emilia Romagna (’85%), la Provincia Autonoma di Trento 84,2% e la Toscana (82%) mentre le scuole meno dotate si trovano nella Provincia Autonoma di Bolzano (51%) (Figura 4).

Contrariamente a quanto sarebbe più funzionale per un percorso didattico inclusivo, la collocazione delle postazioni informatiche in classe risulta poco diffusa (43% delle scuole), il posizionamento è più frequente in aule specifiche per il sostegno (45%) o in laboratori dedicati (57%).

Insufficienti gli insegnanti specializzati per il sostegno

Nel sistema scolastico italiano, la principale figura professionale a supporto della didattica è l’insegnante per il sostegno che oltre a ricoprire un ruolo fondamentale nel percorso formativo dell’alunno può promuovere e favorire il processo d’inclusione scolastica, realizzando interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

Nell’anno scolastico 2017/2018, gli insegnanti per il sostegno nelle scuole italiane sono circa 156 mila (dati MIUR). A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante per il sostegno è migliore di quello previsto dalla Legge 244/2007 (due alunni ogni insegnante per il sostegno) con un valore pari ad 1,5. Il dettaglio territoriale mostra una maggiore dotazione nelle regioni del Mezzogiorno dove il rapporto scende a 1,3 mentre nel Centro sale a 1,4 e tocca il suo valore massimo nel Nord del Paese dove si attesta a 1,6. Nel complesso, in linea con la normativa, il rapporto è inferiore a 2 in tutte le regioni ad eccezione della Provincia di Bolzano dove si rilevano 4,2 alunni ogni insegnante per il sostegno. Molise e Sardegna si distinguono invece per il rapporto più basso (rispettivamente 1,1 e 1,2) (Figura 5).

Il motivo più frequente della mancata partecipazione è legato alla presenza della disabilità. Questa circostanza si verifica per entrambi gli ordini scolastici e soprattutto permane anche laddove l’uscita non preveda un pernottamento e comporti, quindi, una minore complessità organizzativa (Figura 18). La presenza di un “problema legato alla condizione di disabilità” resta quindi ancora una barriera alla completa fruizione dell’offerta scolastica.


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Executive Editor Patrizia Vassallo

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