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di Cristina Pirelli

C’ è chi ci arriva un po’ più preparato e chi un po’ meno, ma quel momento arriva per tutti. Così succede che quel bambino, quella bambina che reclamavano spesso la tua presenza, il tuo parere, le tue coccole ad un tratto comincino a comportarsi in maniera differente. E pian piano ti rendi conto di non essere più il loro unico punto di riferimento, la roccia alla quale si sono sempre aggrappati in ogni situazione, ma un adulto da mettere in discussione, perché quello è il modo più diretto per loro per affermare la loro indipendenza e personalità. E questo è solo l’inizio. Quindi occorre avere nervi saldi. Per sapere come affrontare questo complicato periodo sia per i genitori sia per i ragazzi, What-u ha chiesto il parere della dott.ssa Alessia Bajoni, responsabile del Servizio specialistico di Psicologia e Psicoterapia per adolescenti del Centro Medico Santagostino di Milano.


Alessia Bajoni, responsabile del Servizio specialistico di Psicologia e Psicoterapia per adolescenti del Centro Medico Santagostino di Milano

A volte i genitori si trovano un po’ spiazzati quando comincia il periodo dell’adolescenza, come prepararsi a questo periodo?

L’inizio dell’adolescenza è un punto di partenza che non è uguale per tutti, quindi non può esserci una risposta univoca per tutti. L’adolescenza è una fase di passaggio e transizione dall’infanzia all’età adulta che tutti attraversiamo: è una fase fondamentale caratterizzata da molteplici cambiamenti, in cui si definisce la nostra identità.Il bambino che prima aveva bisogno di noi inizia a prendere le distanze a cambiare la propria identità internamente ed esteriormente, inizia un processo chiamato di separazione ed individuazione. I genitori non vengono più idealizzati, ma percepiti nei loro limiti. Iniziano i cambiamenti a livello fisiologico, quindi si ha accesso alla pubertà, alla possibilità di procreare, ci sono dei cambiamenti ormonali che comportano cambiamenti fisici e contestualmente anche cambiamenti psicologici e relazionali. Cambia il modo in cui si relazionano con gli altri. I ragazzi iniziano a cercare all’esterno della famiglia dei nuovi interlocutori, a scuola, nel gruppo degli amici. A volte anche nelle amicizie virtuali perché anche i ragazzi che conoscono online possono diventare importanti. Affrontare come genitori l’adolescenza del proprio figlio implica e richiede di ricordarsi la propria adolescenza.

Le ragazze, nella media, sembrano sempre più mature. Esistono delle differenze tra i generi?

Di prassi le ragazze sono più portate a puntare sulla loro interiorità, a riflettere sulle loro emozioni, su ciò che provano per sé stesse e per gli altri mentre invece i ragazzi prediligono impegnarsi maggiormente in attività esterne, anche se tali differenze personologiche non sono né rigide né generalizzabili. Negli ultimi anni si è riscontrato, a livello di analisi di dati epidemiologici, un’anticipazione nelle femmine dell’età di ingresso alla pubertà (già verso i 9-10 anni) con conseguente inizio di una preadolescenza prematura con tutti i cambiamenti relazionali e fisiologici che ne conseguono.

Quali i campanelli di allarme nell’adolescenza?

Quando i ragazzi si chiudono ermeticamente in sé stessi, perché pensano di non essere all’altezza delle aspettative degli altri, del mondo esterno. Per esempio iniziano ad essere troppo critici con il loro corpo. Pensano di avere un fisico che non piace perché hanno ideali troppo elevati. E in questi casi può succedere che comincino ad avere dei disturbi alimentari che potrebbero farli ammalare di  anoressia e bulimia. Cominciano a selezionare i cibi a tavola con sempre maggiore frequenza, dopo pranzo o cena restano molto tempo in bagno (per andare a vomitare, un segnale può esserlo il rossore sulle mani con le quali si inducono il vomito), fanno ginnastica in maniera eccessiva.  Oppure iniziano a chiudersi sempre di più in sé stessi, abbandonando qualsiasi tipo di relazione esterna, la scuola, gli amici, per inabissarsi sempre più nel mondo virtuale (Hikikomori).

Ma se un genitore passa la maggior parte delle ore fuori casa perché lavora tutto il giorno, come può accorgersi di tutti questi segnali?

Un genitore si accorge se il vissuto del figlio cambia nel tempo anche quanto lavora full-time fuori casa. E poi chi gioca tanto tempo davanti al Pc lo fa a qualsiasi ora e chi ha disturbi alimentari inizia a dimagrire o ingrassare notevolmente. I ragazzi che hanno disturbi alimentari soffrono di sensi di colpa per la loro situazione e tendono a nasconderli perché se ne vergognano. Non ne parlano con nessuno. Ma quando un genitore inizia a vedere che il figlio salta i pasti più di 2 giorni la settimana, e continua a perde peso questo è più che un campanello di allarme.

I giochi online sono visti come fumo negli occhi da sempre più genitori…

Il problema dei ragazzi che tendono al ritiro non è la dipendenza con il Web, anzi internet e i giochi virtuali rappresentano un luogo di sperimentazione intermedia, ma il disinvestimento che iniziano ad avere verso le relazioni reali e le attività esterne come scuola, sport, amici.

Quando un figlio ha un disagio psicologico come bisogna comportarsi?

Il primo passo da fare è trovare assieme a lui nuove strategie comunicative anche quando lui le rifiuta completamente. Poi se proprio non si arriva a una soluzione occorre chiedere l’aiuto di uno specialista.

Ci sono genitori che vogliono apparire perfetti, con la convinzione di dare il buon esempio. Lei che cosa ne pensa?

L’adolescenza è un periodo in cui si deve insegnare al proprio figlio la possibilità di sbagliare anche parlando dei propri errori senza vergognarsene. Quindi sembrare perfetti a tutti i costi è un errore. Il genitore passa dall’essere un modello idealizzato all’essere ‘umano’ quando il proprio figlio diventa  adolescente: la metafora che utilizzo è quella del camminare, prima in fase infantile deve essere lui che cammina e conduce il figlio, quando il figlio cresce e diventa adolescente, deve camminargli accanto.

Cosa dire delle regole?

A dire il vero andrebbero date molto prima e non a partire dall’adolescenza, per abituare gradatamente i ragazzi a crescere prendendosi le loro piccole responsabilità. E’ importante che in adolescenza vengano date delle regole e dei limiti il cui senso venga spiegato al figlio: le regole non devono essere però la priorità all’interno delle relazione con il figlio, la priorità deve essere il poter comunicare e comprendere i nuovi bisogni che percepisce il figlio adolescente.

E riguardo le punizioni?

La strumento delle ‘punizioni’ è uno strumento educativo che il genitore possiede ma che deve essere usato solo quando e laddove necessario: più che la punizione quando il figlio entra in adolescenza e non è più il bambino da educare, è fondamentale il dialogo e riflettere su conseguenze, pericoli e responsabilità di scelte e comportamenti.

Ping pong dei si e dei no tra genitori e figli. Cosa fare?

Bisogna non essere troppo autoritari e instaurare, anche se è difficile, una comunicazione più aperta possibile, più comprensiva dei nuovi bisogni del figlio, per esempio, aumentando le volte e la durata delle uscite, dando senso e significato ai ‘si’ i ‘no’ che vengono dati al figlio. E’ importante che il genitori inizi a dare delle ‘responsabilità al proprio figlio’ che sono funzionali al preparare al figlio a un funzionamento di sè più autonomo. Un esempio è la gestione dei soldi: una buona soluzione è optare per la paghetta settimanale senza poi fare eccezioni se i figli chiedono dei soldi in più. In questo modo i ragazzi imparano ad  amministrare le loro spese in base al loro budget dandosi delle priorità.

 Spesso i teen-ager si chiudono a riccio e la comunicazione con loro diventa quasi impossibile. In questo casi quali escamotages potrebbero essere utili per i genitori?

Comunicare con gli adolescenti non è facile: è importante che un genitori tenti e manifesti interesse e curiosità verso il mondo del figlio e ciò che lo rappresenta (amici, uscite, sport, giochi virtuali) anche se il giovane si ostina per lungo tempo a non dire dove va, con chi va, cosa fa. E’ importante che i genitori rispetti alcuni ‘no ‘ dei figli, ma allo stesso tempo, se costanti e se viene meno la comunicazione rispetto agli ambiti importanti della vita di un figlio, tenti di creare ‘dei varchi’,avvicinandosi con delicatezza e gradualità.

Ci sono dei ragazzi che a volte esprimono la loro rabbia anche dando un pugno alla porta, un calcio alla sedia, lei che cosa ne pensa di questi comportamenti?

Di fronte a gesti di rabbia eccessiva, agiti estremi la famiglia deve fermarsi e chiedere aiuto a dei professionisti laddove diventa gesti ripetuti e gravi. Alzare troppo i toni non va mai bene e non va mai superato il limite del rispetto reciproco della comunicazione e della relazione, che per l’appunto passa attraverso le parole. Le parole sono importanti proprio perché rappresentano lo strumento attraverso il quale comunichiamo i nostri stati emotivi.  Il ruolo del genitore è di traghettare gli adolescenti verso quello che si definisce in psicologia uno “stato adulto di funzionamento” che significa aiutarli ad utilizzare la propria mente per riflettere su di sé e sugli altri. Quando un genitori si sente impotente e preoccupato per un figlio, è importante che chieda aiuto e che esprima la propria preoccupazione verso il proprio figlio.

C’è chi eccede nei controlli. Lei che cosa ne pensa?

L’eccessivo controllo non serve a nulla. Quando c’è un eccessivo controllo significa che c’è qualcosa che non va nella comunicazione tra genitore e figlio. Devono esserci più momenti di dialogo che di controllo.

E quando i genitori sono separati?

Devono continuare a comunicare per il bene dei figli, perché se non lo fanno per qualsiasi ragione giusta o sbagliata che sia a seconda dei diversi punti di vista, creeranno quasi certamente dei problemi ai loro figli che si evidenzieranno proprio durante l’adolescenza. I ragazzi spesso diventano depressi, ansiosi, cominciano ad avere  disturbi alimentari. Nel peggiore dei casi c’è anche chi si abbandona ad autolesionismi e azioni suicidarie, fenomeno sempre più in aumento nelle nostre casistiche. I ragazzi adolescenti hanno tendenze all’autodistruzione e di prassi se hanno piani suicidari non lo dicono ai genitori. Per questo occorre riflettere su tutto quello viene detto e fatto nella relazione con i figli. Se una coppia di genitori separati vede dei segnali di allarme nel proprio figlio adolescente o non riesce a superare le propria conflittualità al fine di comunicare tra loro per il bene del figlio, è fondamentale che venga chiesto un aiuto a professionisti psicoterapeuti.

Sono sempre di più i ragazzi che maturano un senso di onnipotenza, reo il Web che permette a tutti un facile accesso e l’illusione che basta un video su Youtube per diventare famosi. Cosa fare?

Anche in questo caso il dialogo è la carta vincente. Occorre parlare con i figli di ciò che vedono su Internet e fare capire loro che la realtà a volte è più difficile da accettare , ma alla fine è quella che fa stare meglio. Occorre fare capire loro il valore dell’immagine virtuale e ridimensionarla. Perché il rischio è poi che il ragazzo dia più importanza all’immagine che ha sul Web piuttosto che a quella reale.


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