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Donald Trump durante il suo discorso al Congresso del 16 febbraio sulle note
del brano “God Bless the USA” del cantautore statunitense Melvin Lee Greenwood. Inciso nel 1984, ha raggiunto per la prima volta il successo nel 2001 dopo gli attentati dell’11 settembre (WHAT-U.COM)

“Ci stiamo ritirando dopo una vittoria al 100% sul Califfato”. Lo twitta Donald Trump, riferendosi al ritiro delle truppe americane dalla Siria.
    “Gli Stati Uniti – scrive ancora Trump – stanno chiedendo a Gran Bretagna, Francia, Germania e altri alleati europei di prendersi gli 800 combattenti dell’Isis che abbiamo catturato in Siria e di processarli. Il Califfato è pronto a cadere. L’alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli”. Trump sottolinea che gli Usa “non vogliono vedere questi combattenti penetrare Europa, dove si prevede che vadano. Noi abbiamo fatto e speso molto, ora tocca ad altri fare il lavoro che sanno fare”.

Per Trump un aut aut al quale bisogna trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Ora occorrerà vedere quale o quali stati Europei (e se lo faranno prendendosi carico anche delle conseguenze) saranno disposti a tendere una mano al presidente.

Nel frattempo ieri sera Trump ha avuto anche il tempo per organizzare un breve speech, davanti a un pubblico eterogeneo di amici, nemici e rivali del Congresso, per rimarcare quanto l’America sia una grande nazione, nella quale non bisogna mai perdere la fede, ricordando un importante traguardo (157 milioni di persone che lavorano negli Usa!), in una serata che per una manciata di minuti, si è trasformata in una serata da Oscar. Mentre parlava in sottofondo il brano “God Bless the USA” del cantautore statunitense Melvin Lee Greenwood, inciso nel 1984, ha raggiunto per la prima volta il successo nel 2001 dopo gli attentati dell’11 settembre.


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