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La modella marocchina Imane Fadil testimone chiave del processo Ruby al palazzo di Giustizia di Milano, in una foto del 16 aprile 2012. ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

E’ morta lo scorso 1 marzo, per un “mix di sostanze radioattive”, Imane Fadil, 34 anni, la modella testimone chiave nell’inchiesta sul caso Ruby.

La Fadil, scrive Ansa, è deceduta dopo “un mese di agonia”, hanno riferito in Procura a Milano, dove si indaga per omicidio volontario sulla sua morte. Secondo le indagini, la modella marocchina, ricoverata il 29 gennaio prima in terapia intensiva e poi rianimazione, è stata vigile fino all’ultimo, nonostante i forti dolori e il “cedimento progressivo degli organi”.

Solo una decina di giorni prima di morire Imane Fadil, aveva rivelato ai medici dell’Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata.

Fadil era “molto sospettosa”, in particolare nell’ultimo anno, temeva anche di essere “controllata” e diceva di avere che aveva ancora “molte cose da dire” sul caso con al centro le serate ad Arcore.

Stando a quanto ricostruito, i medici dell’Humanitas, dopo aver effettuato sulla giovane tutti gli esami generali possibili, poiché continuava lo stato di sofferenza e di agonia, il 26 febbraio scorso hanno deciso di disporre accertamenti tossicologici ad ampio spettro, che sono stati effettuati dal Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia.

Il 6 marzo è arrivato il referto tossicologico che parlava di morte per un mix di sostanze radioattive, immediatamente trasmesso dall’ospedale all’autorità giudiziaria. La Procura di Milano ora sta indagando sulla sua morte. Lo ha riferito il procuratore di Milano Francesco Greco, spiegando anche che la giovane aveva detto anche ai suoi familiari e agli avvocati, oltre che ai medici dell’Humanitas, che temeva di essere stata avvelenata. Ora sul corpo è stata disposta l’autopsia. L’ordine della Procura è di non fare avvicinare nessuno, nemmeno amici e parenti, al cadavere della modella da oltre due settimane ‘blindato’ in attesa dell’autopsia.

Riguardo riguardo i sintomi e l’assenza di globuli bianchi che ha richiesto molte trasfusioni e il fegato compromesso, i pm avevano ipotizzato che potessero essere “compatibili con un avvelenamento.

Dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario emerge invece che la donna è risultata negativa ai test sui veleni più comuni, in particolare l’arsenico e non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare al presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda e per la leptospirosi dall’ Humanitas.

Ieri Ansa aveva rivelato che stavano cambiato rotta e si stavano concentrando sulla presenza di alcuni metalli trovati nei campioni di sangue prelevati alla 34enne e analizzati nel Centro Antiveleni Maugeri di Pavia.

Oggi il procuratore di Milano Francesco Greco, in conferenza stampa ha rivelato che “dagli esami sui liquidi biologici effettuati sono stati trovati livelli superiori rispetto alla norma di antimonio e cadmio”, aggiungendo che prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda, è necessario attendere l’esito degli esami autoptici in programma per mercoledì o giovedì.

«Spiace che muoia sempre qualcuno di giovane. Non ho mai conosciuto questa persona e non le ho mai parlato», ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, rispondendo oggi a chi gli chiedeva un commento sulla morte di Imane Fadi.  «Quello che ho letto delle sue dichiarazioni», ha aggiunto Berlusconi, «mi ha fatto sempre pensare che fossero tutte cose inventate e assurde».

Ora i pm stanno sentendo vari testimoni per capire che cosa è realmente accaduto.


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