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di Matteo Brandi

Dopo due mesi di lavoro, il comitato di esperti voluto dal governo e guidato dal manager Vittorio Colao, ex CEO di Vodafone, nominato dal premier Conte lo scorso aprile, per coordinare questo importante gruppo di lavoro il cui compito era quello di fornire linee guida per affrontare la cosiddetta “fase 2” della lotta alla pandemia, ha consegnato alla presidenza del Consiglio un documento di 121 pagine intitolato “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, e che è stato ribattezzato “piano Colao”. È un elenco di 102 proposte per favorire la ripresa economica del paese, lungo ed elaborato, con numerose proposte che vanno dal taglio delle imposte all’introduzione di nuovi sussidi familiari, passando per nuovi sistemi per misurare e favorire l’equità di genere. L’elenco, che si può leggere integralmente qui, è diviso in sei ambiti principali: Impresa e lavoro; Infrastrutture e ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie. Ora la parola passa al Governo. Tra i punti chiave l’aggiornamento del programma Industria 4.0, l’aumento dei limiti elettromagnetici del 5G, il potenziamento del cloud pubblico e della sicurezza informatica di Stato. Si ritorna a parlare di startup, in particolare delle detrazioni e dei pagamenti elettronici. Degli investimenti da destinare alle discipline Stem. E ora che il premier ha deciso di organizzare gli Stati generali non si capisce se alla base di questa convocazione ci sia la reale volontà di discutere su un piano volutamente erga omnes oppure se questo sia solo un’apparente chance per le opposizioni per dire la loro, visto che da tempo accusano Conte di decidere tutto da sé. Quali sono le priorità del piano di Colao? Fissare “una disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli”, con una corsia preferenziale per i genitori con figli fino a 14 anni e adottare nel pubblico e nel privato “un codice etico” con l’obiettivo di “massimizzare la flessibilità del lavoro individuale”, concordare i “momenti di lavoro “collettivo” e “adottare sistemi trasparenti di valutazione degli obiettivi e della produttività”. Nella zona grigia sono invece stati messi e restano i lavoratori con contratti a termine, specie quelli che si chiuderanno entro l’anno o all’inizio del 2021: difatti il timore è che saranno proprio loro quelli più penalizzati. Sul fronte industria 4.0 sul quale tanto si era speso l’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi, Carlo Calenda, che nel 2017 ha mosso investimenti per 22 miliardi di euro, la proposta di Colao punta sul ripristino e potenziamento di iper e super ammortamento (con un incremento del primo al 150%-200% del costo di acquisto e del secondo del 40%-60%) da spalmare su un arco di tempo che sceglie l’imprenditore e che va esteso a software e intelligenza artificiale. Sul fronte startup il governo ha già predisposto per il settore un miliardo di euro attraverso il Fondo nazionale dell’innovazione e finanziamenti di emergenza nel decreto Rilancio. Il piano Colao aggiunge altri bonus econonomici: l’aumento dal 30% al 50% della detrazione Irpef e della deduzione Ires per chi investe in startup , incrementando il valore delle fiche a 3 milioni di euro per le persone fisiche e 6 milioni per le aziende. Detassazione per gli investimenti finalizzati al finanziamento delle startup tra il 2020 e il 2021, mantenendo la posizione per almeno cinque anni e trasformazione delle perdite in credito di imposta cedibile. Un altro importante capitolo riguarda l’uso del contante da sostituire totalmente rendendo obbligatorio il Pos, mettere fuori corso le banconote da 500 e 200 euro e applicando una ritenuta del 5% sull’Irpef “sui prelievi che eccedono un limite fisiologico”, punto questo che solleverà non poche polemiche e rimostranze, perché se passerà come proposta, si trasformerà di fatto in un’ulteriore imposta straordinaria che appesantirà le casse dell’imprenditorialità italiana già provata dal Covid-19. Sul piano banda ultralarga, Colao ha proposto un gestore unico per completare le connessioni in banda ultralarga al momento affidata a Open Fiber, la società voluta dal governo Renzi e recentemente multata da Infratel per i ritardi nell’espletamento della sua attività. Una voce che attira l’attenzione oltre a quelle dei voucher per le famiglie con redditi bassi al fine di consentire a tutti di attivare abbonamenti in fibra, riguarda l’innalzamento del limite massimo di emissione elettromagnetica. L’Italia ha un valore conservativo, 20 volt/metro (V/m), contro i 31 V/m del Belgio, i 47 V/m della Grecia e i 61 V/m delle linee guida della Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), adottati in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito. Altro argomento entrato nel focus del lavoro di Colao, la semplificazione del trattamento dati a fini statistici e di ricerca scientifica” e dei controlli sulla protezione delle informazioni. Sulla formazione per Colao e il suo gruppo di esperti occorre investire sulle materie Stem (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica), per colmare il divario dell’Italia con altri Paesi. Come in alfabetizzazione informatica (26esimi nell’indice europeo), capacità di lettura critica (5% dei 15enni contro il 9% della media Ocse), conoscenze scientifiche (468 punti vs 491 di media) e finanziarie (20% è analfabeta rispetto alla media del 14%). Potenziando la capacità ricettiva e tecnologica degli istituti tecnici-scientifici, delle lauree professionalizzanti e valorizzando l’artigianato 4.0. E poi punto chiave della riforma Colao la riforma della pubblica amministrazione. Occorre accelerare la digitalizzazione degli uffici pubblici, spingere l’adozione del Sistema pubblico di identità digitale (Spid), ora gestito da diversi operatori con modalità e costi differenti, solo Poste Italiane lo offre gratuitamente, e della Carta di identità elettronica (Cie), rendendoli obbligatori per alcune attività. E poi bisogna investire in risorse umane e infrastrutture per la sicurezza informatica (già in corso in alcuni ministeri) e la salute digitale (superando il fascicolo sanitario elettronico verso il digital twin). Oltre che sollecitare il governo a proseguire il cammino intrapreso con un decreto del 2016 sulla digitalizzazione dei contratti pubblici che spazzerebbe via molta inutile burocrazia che fino ad oggi non solo ha rallentato la macchina del lavoro all’intero del nostro Paese, riempendolo di inutili fardelli e pit-stop che hanno anche disincentivato molti investitori stranieri.


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