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Forte il traino degli stranieri per il turismo italiano

Si chiama Conto Satellite del Turismo (CST), lo strumento internazionalmente riconosciuto e raccomandato per valutare la dimensione economica dell’industria turistica, in quanto offre una rappresentazione congiunta del settore sia dal lato della domanda che dell’offerta. Attraverso il CST è possibile valutare la dimensione e l’impatto  diretto del turismo, le cui caratteristiche lo rendono difficilmente misurabile attraverso statistiche di tipo settoriale, riferite generalmente a singole attività economiche o a loro limitati raggruppamenti. Sono considerate, infatti, attività produttive caratteristiche del turismo quelle che ricadono in diverse branche di attività economica quali alberghi, pubblici esercizi, servizi di trasporto passeggeri, agenzie di viaggio, servizi ricreativi e culturali, commercio al dettaglio e, infine, i servizi abitativi per l’uso delle seconde case di vacanza. Oltre all’impatto “diretto”, altre misurazioni inglobano gli effetti “indiretti” e quelli “indotti” dalla spesa turistica dando luogo a misurazioni non confrontabili con quelle del CST.

Il turismo internazionale, detto anche turismo inbound, rappresenta una parte rilevante della domanda turistica in Italia, incide infatti per il 33,5% sul totale della spesa interna per turismo. Nel 2017 i turisti stranieri hanno speso più di 51 miliardi di euro in Italia. Quasi il 50% di questo importo è stato destinato ad alloggio e ristorazione, mentre circa il 38% ha riguardato l’acquisto di prodotti connessi  come shopping, acquisto di carburante o spesa per il trasporto pubblico locale. La componente inbound della domanda turistica è quella che registra l’aumento più consistente rispetto al 2015 (+7,4%), anno del precedente Conto Satellite del Turismo.

Il turismo domestico, che si compone della spesa domestica e delle altre componenti, pari a 102 miliardi di spesa nel 2017, rappresenta invece il 66,5% della spesa interna turistica

Le spese per alloggio e ristorazione sono la componente principale di spesa anche per i turisti italiani (38,2%), ma l’incidenza del solo servizio ricettivo è molto inferiore rispetto a quanto rilevato per il turismo inbound

Anche le spese di trasporto assorbono una quota importante (14,6%) del turismo domestico e tra le varie modalità quello aereo è il più rilevante (5,1%)

Nel complesso il 12,3% della spesa è sostenuta dagli escursionisti, ovvero coloro che effettuano un viaggio senza pernottamento; all’interno di questa componente la quota più consistente di spesa riguarda lo shopping con il 37,5% del totale

Oltre alle spese in denaro, il consumo turistico interno rilevato nel CST include anche le spese per viaggi di affari a carico dei datori di lavoro, il valore dei servizi resi dall’utilizzo per vacanza delle seconde case di proprietà e i consumi turistici sostenuti dalle amministrazioni pubbliche.

2015-2017: un biennio di crescita intensa per il consumo turistico interno 

Il valore delle altre componenti, nel suo complesso, corrisponde al 22% del consumo interno complessivo (più di 34 miliardi di euro), di cui il 50% attribuibile al valore dei servizi abitativi delle seconde case di vacanza. Considerando tutte le componenti (inbound, domestico e altre componenti) si giunge a un totale del consumo turistico interno nel 2017 pari a più di 154 miliardi di euro, in crescita del 5,5% rispetto a quanto rilevato nel CST del 2015.

Nel 2017, gli italiani hanno speso più di 37 miliardi di euro per viaggi all’estero. Il 93% di questo importo è stato sostenuto per viaggi con pernottamento, la cui spesa è destinata per il 75,0% ai prodotti tipicamente turistici, in particolare all’alloggio (32,1%) e alla ristorazione (14,2%). Osservando il totale della spesa degli italiani, sia in Italia che all’estero, nel 2017 sono stati spesi per vacanze più di 105 miliardi di euro.

Dalle attività legate al turismo il 6% del valore aggiunto

Uno degli obiettivi principali del CST è quello di mettere in relazione domanda e offerta turistica all’interno del quadro contabile dei conti nazionali e conseguentemente di determinare il valore aggiunto del turismo (VAT), ossia il valore aggiunto attivato direttamente dai consumi turistici. Per determinare il valore aggiunto del turismo bisogna considerare in primo luogo il valore aggiunto generato dall’insieme delle industrie attive nelle attività economiche riconducibili al turismo, che nel 2017 è stato di circa 210 miliardi di euro, pari al 13,4% del totale. Le imprese che producono questi risultati sono più di un milione,  di cui  il 90%  è costituito da micro imprese incluse nella fascia 1-4 addetti. A queste imprese corrispondono più di 4 milioni di posizioni lavorative che rappresentano il 15% dell’occupazione nazionale. Il valore aggiunto prodotto da queste attività economiche, tuttavia, è generato da una produzione di beni e servizi non totalmente imputabile al turismo come, ad esempio, le spese per ristorazione effettuate da residenti per motivi non turistici. Inoltre, esso non include il valore aggiunto attivato dalla domanda turistica in tutte le attività economiche non direttamente riconducibili al settore.

Da alloggio e ristoranti i principali contributi economici

Il valore aggiunto turistico, derivante dalla sola quota turistica sia delle industrie strettamente turistiche, sia di tutte le altre che compongono l’intera economia, si attesta sui 93 miliardi di euro, con un aumento del 6,2% rispetto al 2015 e un peso del 6% sul valore aggiunto totale dell’Italia. Le attività economiche che hanno maggiormente portato a questo risultato sono quelle caratteristiche del turismo (71,9%), in particolare il settore dell’alloggio e dei ristoranti e pubblici esercizi genera il 25,4% del valore aggiunto del turismo e l’utilizzo della casa di proprietà per motivi turistici con il 28,7%. Il restante è ripartito principalmente tra le attività di trasporto (8,1%), commercio al dettaglio di beni caratteristici del Paese (5,8% per shopping) e altre attività non specifiche del turismo (28,1%). L’analisi per tipologia di prodotto evidenzia coefficienti turistici (definiti come la quota di produzione destinata alla domanda turistica) particolarmente elevati nel caso dei prodotti più caratteristici del turismo, quali i servizi ricettivi (98,7%), i servizi delle agenzie di viaggio e dei tour operator (99,3%), il trasporto aereo (99,5). L’incidenza è molto alta anche per il trasporto marittimo e quello ferroviario (rispettivamente 86,3 e 69,6%), mentre è decisamente più contenuta per quei servizi in cui c’è maggiore commistione tra spesa turistica e non turistica come nel caso dei servizi di ristorazione (23,3%) e lo shopping (13,2%).


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