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di Luís Cardoso

“La pandemia sta accelerando”. Lo ha detto ieri il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesusche, ricordando una ricorrenza importante, quella di oggi, la ‘Giornata mondiale del rifugiato‘, per evidenziare i rischi di COVID-19 per alcune delle persone più vulnerabili del mondo.

Più di 150 mila nuovi casi di COVID-19 sono stati segnalati ieri all’OMS, un picco in un solo giorno definito allarmante. Quasi la metà di questi casi è stata segnalata dalle Americhe, con un gran numero anche dall’Asia meridionale e dal Medio Oriente

In grave pericolo i rifugiati

I rifugiati sono particolarmente a rischio di COVID-19 perché spesso hanno un accesso limitato a rifugi adeguati, acqua, alimentazione, servizi igienico-sanitari e servizi sanitari. Oltre l’80% dei rifugiati nel mondo e quasi tutti gli sfollati interni sono ospitati in paesi a basso e medio reddito. “L’OMS”, ha detto il direttore generale, “è profondamente preoccupato per il pericolo reale e attuale di una diffusa trasmissione di COVID-19 nei campi profughi, che espone anche molti rifugiati a difficoltà ancora più gravi”.

Un rapporto pubblicato ieri dall’International Red Cross and Red Crescent Movement mostra che circa il 70% dei rifugiati intervistati in Turchia ha riferito di aver perso il lavoro dall’inizio della pandemia

“Abbiamo il dovere comune di fare tutto il possibile per prevenire, rilevare e rispondere alla trasmissione di COVID-19 tra le popolazioni di rifugiati”, ha rimarcato Tedros Adhanom Ghebreyesusche.

Le misure di sanità pubblica che riducono la trasmissione di COVID-19 richiedono un’attuazione rigorosa e duratura. E questo è un obiettivo difficile da raggiungere nei campi profughi, dove la situazione della salute pubblica è debole. La missione dell’OMS è promuovere la salute, proteggere il mondo e aiutare i più vulnerabili, lo scopo principale dell’UNHCR è di salvaguardare i diritti e il benessere dei rifugiati. Così ieri il direttore generale dell’OMS e Filippo Grandi, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, hanno annunciato di volere rafforzare la loro collaborazione rendendo noto di avere firmato un nuovo accordo per rafforzare e far avanzare i servizi sanitari pubblici per i milioni di sfollati forzati in tutto il mondo.

“Il COVID-19 ha dimostrato che nessuno è al sicuro finché non saremo tutti al sicuro. Solo mettendo da parte la politica e lavorando in vera collaborazione possiamo fare la differenza. Siamo più vulnerabili quando siamo divisi, ma con la solidarietà e la cooperazione supereremo questa pandemia e saremo meglio preparati alle crisi del futuro”, ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesusche.

Il mondo è in una nuova e pericolosa fase. Molte persone si sono comprensibilmente stufate di stare a casa. I Paesi sono comprensibilmente desiderosi di aprire le loro società ed economie. Ma il virus, secondo l’OMS, si sta ancora diffondendo rapidamente, è ancora mortale e la maggior parte delle persone è ancora a rischio. L’OMS raccomanda a tutti i paesi e a tutte le persone di esercitare una vigilanza estrema, di continuare a mantenere la distanza dagli altri, di restare a casa a chi si sente male, di coprire naso e bocca quando si tossisce e di continuare a usare la mascherina in modo appropriato, continuando a lavarsi a lavarsi anche le mani sempre con grande frequenza. Il Libano è un paese di 6 milioni di persone, di cui 1,5 milioni sono rifugiati, principalmente siriani e palestinesi. Ci sono anche più di mezzo milione di lavoratori migranti. Attualmente è sotto la lente d’ingrandimento dell’OMS, come anche il Brasile, che martedì 16 giugno ha registrato un record di 34.918 nuovi casi di Coronavirus.

Il Brasile, per numero di infezioni e morti a causa del Coronavirus, si piazza al secondo posto dopo gli Stati Uniti e ora si sta rapidamente avvicinando a raggiungere il record di 1 milione di casi.  Lunedì scorso l’ultimo aggiornamento fornito dal Ministero della Sanità ha segnalato 1.282 decessi portando a 45.241 il numero di morti confermati nel Paese. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro che da tempo si oppone da tempo alle misure di allontanamento sociale nel paese, è sempre più inviso e criticato.

Walter Braga Netto, capo dell’ufficio del capo di stato maggiore del presidente, noto come Casa Civil, e uno dei massimi funzionari che gestiscono la crisi, ha dichiarato che è tutto sotto controllo

“C’è una crisi, simpatizziamo con le famiglie in lutto, ma è gestita”, ha dichiarato Braga Netto, che ha parlato durante un webinar tenuto dall’Associazione commerciale di Rio de Janeiro.


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