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di Juan Burgos

I Venezuelani di nuovo in piazza in Venezuela per appoggiare Juan Guaidò. Maduro non vuole mollare. E ieri davanti alla sua gente (perlopiù tanti nostalgici chavisti) riunita in una contro manifestazione, ha detto che il colpo di “stato è fallito”. In realtà anche le forze armate non sono più dalla sua parte e hanno iniziato a prendere le distanze dall’ex capo di Stato.
In almeno due città venezuelane i reparti antisommossa si sono rifiutati di partecipare nella repressione delle proteste, e un generale del comando dell’Aeronautica per la precisione Francisco Esteban Yanez Rodriguez ha assicurato che il 90% delle Forze Armate non appoggia il governo,
e riconosce Guaidò come presidente legittimo del Venezuela. In un breve video, ha anche detto che Maduro “ha a sua disposizione due aerei pronti ad ogni ora”, per cui “è ora che se ne vada”.

Guaidò ha lanciato messaggi di pace e speranza dichiarando ieri: “Oggi il Venezuela sorride, un sorriso che nasce dalla speranza che riusciremo a cambiare il paese”. E informando la folla della creazione di tre centri di assistenza umanitaria in Colombia, Brasile e in un paese dei Caraibi che non ha identificato. “Ci sono 250 o 300 mila venezuelani che rischiano la vita” a causa della mancanza di medicine, ha spiegato, e “in una prima fase l’assistenza umanitaria sarà destinata a loro”, ha rassicurato. Un’altra protesta è prevista per il 12 febbraio. Guaidò continua a chiedere anche alle Forze Armate di “pronunciarsi a favore della Costituzione, dell’assistenza umanitaria, del cambiamento, per la tua famiglia, il tuo paese e l’onore della Forza Armata nazionale”.

Maduro accusa la Casa Bianca di essere “governata dal Ku Klux Klan” e respinge l’ipotesi di elezioni presidenziali anticipate, definendosi “presidente costituzionale, eletto legalmente e democraticamente” e proponendo invece, come già fatto nei giorni scorsi, che si convochino elezioni anticipate per rinnovare il Parlamento, dove l’opposizione controlla dal 2015 più del doppio dei seggi del chavismo, ma non dispone di alcun potere reale perché il Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj) l’ha dichiarato in oltraggio all’alta corte. Il presidente venezuelano si è poi rivolto ai membri della Milizia Bolivariana per invitarli a partecipare alle manovre militari previste dal 10 al 15 febbraio, promettendo che “saranno le manovre più grandi e importanti della storia del Venezuela”.


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