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di Paola Usai

A scuola da settembre a piccoli gruppi? Sicuramente con una didattica a distanza che diventerà consuetudine, nonostante l’iniziale protesta dei sindacati per i quali la materia non era stata oggetto di trattativa. Mossa a cui un gruppo di dirigenti scolastici aveva risposto con un documento durissimo dal titolo ‘Lasciateci lavorare’. Fra i firmatari Amanda Ferrario, preside dell’Istituto tecnico economico Tosi di Busto Arsizio (Varese), ora membro della task force istituita al Miur. 

“Credo che in tutti i campi si debba sempre costruire”, ha detto la Ferrario nell’ambito del Radio day #lascuolaimpossibile? su Radio 24. “Se ci mettiamo a discutere e a fare la guerra fra di noi nel momento in cui c’è un’emergenza non portiamo a casa il risultato per nessuno. Credo che con i sindacati si debba assolutamente dialogare, soprattutto sulla qualità del lavoro, sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e sul carico di lavoro degli insegnanti, però la didattica a distanza è comunque parte del nostro lavoro di insegnanti e docenti, di dirigenti scolastici, quindi era giusto e sacrosanto farla in quel momento. Credo sia poi tutto rientrato perché gli insegnanti hanno dimostrato in tutta Italia di lavorare e di volerlo fare tutti, nelle condizioni in cui si trovavano”. E riguardo quegli insegnanti che non la fanno, perché sostengono di non essere stati formati? “È come se un medico si rifiutasse di curare il Covid -19 perché non era stato formato per farlo. Il contratto collettivo c’è scritto che fra le competenze degli insegnanti ci sono anche quelle di innovazione metodologica e tecnologhe. Quindi un insegnante è tenuto a formarsi. La formazione è già un diritto-dovere degli insegnanti e fa parte di una legge approvata nel 2015. Quindi non solo abbiamo il diritto alla formazione, ma anche il dovere. Aggiungo che in uno dpcm del mese di aprile la didattica a distanza è stata dichiarata un dovere, quindi questi insegnanti dovrebbero interrogarsi sul loro ruolo. Credo che siano pochi, ma credo che compito di un insegnante sia anche quello di essere preparato e affrontare anche l’emergenza. Non è ricevibile dire che non si è stati formati e che quindi non si fa, non è etico”.

“I bambini non sono contagiosi, ma il problema sono i genitori che si affollano davanti alle scuole”, ha detto il virologo Andrea Crisanti a Radio 24

 Sul day after ossia pensando al ritorno dei bambini negli asili, dei ragazzi nelle scuole, il virologo Andrea Crisanti ha detto a Radio 24: “Il problema è che poi le scuole rappresentano un luogo di aggregazione. Le file delle macchine davanti alle scuole, i genitori che aspettano i figli all’uscita. Il pericolo è nei genitori che si affollano davanti alle scuole”.

Abolito l’esame di terza media, ma a Vo’ è stato deciso di farlo

L’esame di terza media a causa dell’emergenza per il Coronavirus, quest’anno è stato abolito, ma a Vo’, in provincia di Padova, il paese divenuto famoso per essere stato indicato fra le prime zone rosse dell’emergenza Coronavirus, l’Istituto comprensivo di Lozzo Atesino ha deciso che quel rito importante i 75 ragazzi dell’ultimo anno dovessero in qualche modo viverlo. E allora al via la prossima settimana – a distanza e dunque in totale sicurezza – la simulazione delle tre prove scritte: italiano, matematica e lingue straniere, esattamente come sarebbe stato nell’esame reale. Nei giorni scorsi è arrivata la circolare che spiega tutti i dettagli: quindici minuti in più per i ragazzi che dovessero avere problemi tecnici momentanei (giga terminati, connessione ballerina). Webcam puntata sui ragazzi e tre docenti per classe a sorvegliarne le immagini.

“Li divideremo in piccoli gruppi per poterli sorvegliare e chiediamo loro di tenere la telecamera accesa”, ha spiegato l‘insegnante di inglese dell’Istituto Comprensivo di Lozzo Atesino, Valeria Greggio a Radio 24. “Ci sembrava un gesto doveroso di attenzione nei loro confronti. Per il prossimo esame dovranno aspettare di avere 18 anni con l’esame di maturità, dunque togliergli questo rito di passaggio ci sembrava un limite. Fare l’esame di terza media a distanza è possibile, almeno in realtà come le nostre, in cui il dirigente scolastico si è attivato da subito per una scuola che non lasciasse indietro nessuno e fosse inclusiva. Ha infatti dotato di tablet tutti i ragazzi che ne avessero bisogno e si è assicurato che tutti avessero la connessione, perché è questo il problema principale della didattica a distanza”.


Riapertura delle scuole in Francia. I dubbi delle associazioni dei genitori

“La riapertura delle scuole l’11 maggio non è una questione di date. La questione è che non si possono aprire le scuole se non si è nelle condizioni per farlo. E per poter aprire una scuola è necessario che sia i bambini sia gli adulti siano in grado di rispettare i comportamenti necessari per contenere il virus, in modo da non scatenare una seconda ondata di coronavirus”, ha spiegato Rodrigo Arenas, co-direttore del FCPE – Fédération des conseils de parents d’élèves – a Nessun luogo è lontano, nell’ambito del Radio Day #lascuolaimpossibile?, in onda su Radio24. “Per questo motivo, noi pensiamo che la decisione di riaprire debba essere presa scuola per scuola, istituto per istituto, tenendo in considerazione la realtà sui territori, in modo che vengano adottate misure adeguate alle realtà, che permettono di far rispettare questi comportamenti di prevenzione. Queste decisioni devono essere prese con i genitori, gli insegnanti e tutti gli adulti che fanno parte del mondo della scuola, compresi gli addetti alle pulizie, i direttori. E, quando questo è possibile, anche con i bambini e i ragazzi. Perché non è possibile non tenere in considerazione la loro opinione. Dal momento che sono i più fragili, dal punto di vista psicologico, soprattutto in questo momento in cui siamo tutti costretti a stare a casa. In generale, la questione non è quella di voler aprire le scuole, ma di poterlo fare. E questo dipende dalla situazione sul territorio”.


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