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Il premier Conte e il ministro Micheli a Genova per il varo dell’ultima campata del Ponte Morandi

di Matteo Ciacci

L’appello del premier Conte agli Italiani, riguardo le nuove norme da seguire per la fase 2, ha sollevato non pochi rumors. Troppo lungo, (43 minuti), troppe cose non chiare a tutti, molte le illazioni sulla parola ‘congiunti’ che come direbbe il buon Antonio Di Pietro fa venire in mente soltanto una domanda: “Che c’azzecca?”. Così i politici ancora una volta si sono scatenati a dire la loro. “Chi è lo Stato per decidere se andare a trovare un cugino e non la fidanzata? Queste norme sono incomprensibili”, ha detto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi al Tgcom24. “Dirò la mia a Conte giovedì in aula al Senato”. “Questo decreto non è che io lo posso cambiare come senatore: farei un bell’emendamento. Ma perché il premier ha scelto di fare un Dpcm e non un decreto legge? Se fosse così lo cambieremmo ma invece non è così”. Giorgia Meloni, leader di Fdi, in una diretta Facebook nella tarda serata di ieri parlando della conferenza stampa di Conte ha detto: “Come volti di voi ho atteso la conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con grande trepidazione Nella speranza che ci fossero effettivamente delle delle notizie delle novità importanti sulla fase 2 della quale si discute da tempo tra l’altro con fior fiore di esperti e di forze che sarebbero lavorando a questa riapertura. Poi ascolto la conferenza stampa del presidente del consiglio e mi rendo conto che in pratica una fase due perché la fase 2 è quasi identica alla fase 1. Mi stanno scrivendo tantissime persone”, ha proseguito Meloni, “non vi posso aiutare non ne so nulla, Conte condivide le sue scelte le scelte sulla libertà, sul futuro di ciascuno di noi probabilmente con il suo entourage, ma sicuramente non con il Parlamento italiano. Non ne sappiamo nulla, non abbiamo i testi, non sappiamo quali siano le scelte di questo governo e quindi io purtroppo non sono in grado di dare le informazioni che mi state chieste. Leggeremo i testi e cercheremo come ogni italiano di capirci qualcosa di più. Posso dire a monte che io non condivido la scelta di riaprire per settori. Tu (N.d.R. riferito a Conte e alla sua task force) non puoi stabilire”, ha sottolineato la leader di Fdi, “che ci siano interi settori che devono morire per decreto. Tutti coloro che possono garantire le norme di sicurezza il governo deve stabilire che possano riaprire e la sanificazione se la dovrebbe caricare lo Stato. Sono proposte che Fratelli d’Italia fatto e tutti coloro che possono garantire queste norme devono poter riaprire. Tu (N.d.R. riferito a Conte e alla sua task force) non puoi stabilire che se io sono un parrucchiere devo morire, che se io ho un centro estetico devo morire, che se c’è una palestra devo morire. Se il parrucchiere può mantenere il rapporto di uno a uno deve poter riaprire come gli altri, se il centro estetico ha le cabine per l’uno e altro trattamento deve riaprire, se la palestra può organizzare le attività con l’allenamento singolo deve poter riaprire. Se io ho un ristorante, se io ho un bar, esattamente come fanno oggi supermercati che stabiliscono le regole per l’ingresso distanziato, perché non posso vendere il caffè o il pranzo o la cena ai miei clienti con le distanze necessarie, ma perché non posso riaprire? Il rischio”, ha aggiunto Meloni, “è che certe attività chiudano per sempre. E poi ci sono altre cose che non si capiscono. Ma se si possono aprire centri estivi allora forse si potevano riaprire le scuole. Ai bambini è difficile spiegare il tema della distanza di un metro nelle scuole e nei centri estivi invece sì? Ci vorrebbe una logica”, ha detto Meloni, e la logica non può essere mai quella della discriminazione di alcuni settori. Noi stiamo rischiando la desertificazione del nostro sistema produttivo. Quindi abbiamo assolutamente bisogno oggi di occuparci di quel tessuto della piccola e media impresa dai commercianti della filiera delle tante filiere che tengono insieme il nostro sistema produttivo, questa gente ha bisogno di risposte reali. Abbiamo accettato tutto, abbiamo cercato di stare chiusi dentro casa, di chiudere i nostri negozi, di chiudere le nostre aziende, di non avere uno stipendio per un mese per due mesi perché ci hanno detto che era necessario per fermare la pandemia, lo abbiamo fatto, ma oggi non si può dire se sei di quel settore sei morto. Io non sono d’accordo sul fatto che alcuni non devono riaprire per un altro mese perché alcuni non riapriranno mai. Noi faremo ovviamente le nostre proposte, le faremo nei prossimi giorni perché speriamo che qualcuno ci stia a sentire, io non ho altre informazioni”, ha ribadito Meloni, “spero che le prossime ore arriveranno i testi di queste decisioni che Conte ha preso con le sue Task Force non so con chi altro e quando arriveranno le valuteremo insieme a voi e come sempre cercheremo di fare quello che possiamo fare per dare una mano a questa nazione che ormai ha governi che decidono della Libertà della vita del futuro milioni di persone senza ritenere di doverlo confrontare con nessuno”.

Il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti
Sul fronte riapertura scuole e asili…

“Siamo al lavoro con gli enti locali per organizzare attività a sostegno delle famiglie, dove i genitori possono portare i bambini anche piccoli. Ho chiesto, non è stato possibile, ma continuerò ad insistere perché questo accada, di riaprire i servizi all’infanzia 0-6 anni, ovviamente riorganizzati in piccoli gruppi e con tutte le regole che devono essere mantenute. Su questo continuerò a lavorare con insistenza”, ha detto il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti a 24Mattino su Radio 24. “La parola chiave ora è responsabilità. Responsabilità che abbiamo imparato in questo periodo faticosissimo per tutti è quella di rispettare delle regole che ci vengono consegnate per evitare contagio diffuso. E questa responsabilità è il modo che abbiamo per prenderci cura gli uni degli altri, della nostra salute, e anche del Paese. Perché è chiaro che il Paese deve ripartire, e deve farlo con regole di sicurezza che impediscano che il contagio ricominci a crescere. Quindi credo che la responsabilità significhi in questo caso mantenere, intanto le distanze fisiche, mantenere contatti sociali limitati. Ovviamente”, ha proseguito il ministro, “il rischio che uno pensi che abbiamo risolto tutto c’è, nel contempo io ho fiducia che la risposta che ha dato l’Italia, che hanno dato i cittadini italiani in queste settimane dimostri invece che è un Paese all’altezza della sfida che lo attende. Che è in grado di rispettare le regole”.

Stasera ore 21 Flashmob con Fipe-Confcommercio
Il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani

La Fipe-Confcommercio stasera alle ore 21 sosterrà l’iniziativa di flashmob, che coinvolgerà tante città d’Italia, e che vedrà alcuni ristoranti Italiani in rappresentanza di tutti i loro omologhi oltre che bar, pasticcerie, caffè, trattorie ed osterie d’Italia, accendere le luci dei loro locali per farsi vedere da una politica considerata lenta e cieca verso i bisogni del settore. “Questa è un’iniziativa che accompagna l’attività istituzionale della Federazione nel rappresentare i danni, i bisogni, le aspettative e le drammatiche prospettive di un settore tra i più danneggiati, visto che è stato il primo costretto a chiudere e sarà l’ultimo (purtroppo) a riaprire”, ha spiegato il presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani. “Si tratta di un segno inequivocabile della disperazione che interessa gli imprenditori, che vedono messo a rischio il progetto della loro vita lavorativa, senza che le politiche economiche, lente, dilatorie e poco incisive, riescano metterli in sicurezza.“La Ristorazione italiana”, ha aggiunto Stoppani, “rischia altissimi tassi di mortalità, la dispersione di professionalità faticosamente costruite, nuove infiltrazioni malavitose, e va aiutata con urgenti interventi che prevedano indennizzi a fondo perduto per chi è stato obbligato a chiudere o ha subito forti cali di fatturato, con congrue moratorie fiscali, procedure di accesso semplici e veloci agli strumenti della, interventi normativi sulle locazioni commerciali, proroghe e rafforzamento delle misure di protezioni sociali per i lavoratori. La Federazione”, ha concluso il presidente, “chiede un’anticipazione della data per la ripartenza, certa che i severi protocolli sanitari messi a disposizione delle aziende, che hanno imposto pesanti adattamenti organizzativi ed operativi, garantiranno la sicurezza sanitaria di clienti e lavoratori. Altrimenti rischiamo, tra qualche settimana, di trovare solo le macerie di un settore, importante per i grandi numeri che esprime, ma anche per i grandi valori sociali, storici, culturali ed antropologici che porta, elemento fondamentale della filiera turistica ed agro-alimentare del nostro Paese”.

Dopo la levata di scudi della Cei sulla fase 2

Papa Francesco ha rotto il silenzio sulla fase 2 del post-Coronavirus e ha chiesto ai cattolici di obbedire alle regole del governo. «In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni». Poche parole ma eloquenti prima della messa celebrata a Santa Marta per fare capire che occorre procedere per gradi.

Il premier Conte e il ministro Micheli a Genova per il varo dell’ultima campata del Ponte Morandi

Oggi il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, sono intervenuti a Genova alla cerimonia del varo dell’ultima campata del Ponte sul Polcevera. Conte, che nel pomeriggio proseguirà il suo tour in altre località del Nord Italia, al momento non ha rilasciato alcuna dichiarazione dopo il suo discorso alla nazione sulla fase 2.

Il sindaco di Genova, Marco Bucci al varo dell’ultima parte di impalcato del ponte di Genova avvenuto il 28 aprile, sul quale è stato appesa la croce di San Giorgio, la bandiera del capoluogo ligure. (ANSA/LUCA ZENNARO)

“La strategia per la ricostruzione del ponte, “il decreto Genova ha definito una struttura commissariale, di team dove le persone vengono scelte in funzione delle loro capacità e non per la loro appartenenza politica. Siamo andati in deroga al codice degli appalti usando quello europeo. Abbiamo applicato le tecniche di gestione dei progetti ovvero lavorato in maniera parallela che comporta, sì più difficoltà e gestione di rischi, ma è il segreto per e per abbattere i tempi”, ha detto il commissario per la ricostruzione del Ponte di Genova e sindaco di Genova Marco Bucci a 24Mattino su Radio 24. “Ci siamo trovati tutti allineati allo stesso obiettivo: fare il ponte il prima possibile, tutto il resto non conta”, ha concluso.


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