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Giuseppe Pagliaraamministratore delegato di ErreGi holding, proprietaria tra le altre realtà turistiche anche dei tour operator Valtur e Nicolaus (fatturato 2019 – 100 milioni di euro),  che contano, quest’anno, un portafoglio di 31 villaggi in Italia e 12 all’estero

di Eveline Clothard Rossi

«Per salvare la stagione e centinaia di migliaia di posto di lavoro, tutti i segmenti della filiera turistica hanno bisogno di sapere se i rappresentanti governativi intendono dare forma con urgenza, ascoltando gli operatori del settore, a un piano che ci permetta di essere pronti per riprendere le attività quando ci saranno le condizioni», questo l’appello di Giuseppe Pagliaraamministratore delegato di ErreGi holding, proprietaria tra le altre realtà turistiche anche dei tour operator Valtur e Nicolaus (fatturato 2019 – 100 milioni di euro), che contano, quest’anno, un portafoglio di 31 villaggi in Italia e 12 all’estero, che fotografa la situazione attuale del comparto turistico, a rischio di implosione non soltanto per il blocco delle attività, ma soprattutto per l’assenza di una prospettiva, in primis, di carattere legislativo che è fondamentale per ogni aspetto operativo. «Le variabili da considerare sono davvero molte e le stiamo vagliando tutte, sulla base della nostra esperienza, ma abbiamo bisogno di lavorare a stretto contatto con le istituzioniNon pretendiamo risposte che non possono essere date adesso», prosegue Pagliara, « il senso della nostra richiesta è orientato alla richiesta incondizionata di ammortizzatori economici, chiediamo di fare chiarezza insieme per prepararci a soddisfare il desiderio delle persone di poter vivere una vacanza serena, perché, se non capiremo alcune cose al più presto, rischiamo che il nostro settore subisca un danno pressoché irreversibile. Occorre mettere al più presto a fuoco la maglia normativa omogenea su scala nazionale all’interno della quale poter operare è una condizione ineludibile per scrivere un nuovo vocabolario del turismo che, da un lato, sia espressione di un nuovo modo di organizzare l’offerta e, dall’altro, permetta alle persone di capire come dar seguito al desiderio e alla necessità di viaggiare», aggiunge. La stagione quest’anno sarà molto corta e i nodi da dipanare sono ancora troppi per poter pensare di continuare a posticipare azioni concrete legate alla costruzione e alla promozione dell’offerta che si prospettino economicamente sostenibili», aggiunge l’A.D. 

Ecco cosa è necessario fare quanto prima che i rappresentanti della filiera e le istituzioni si mettano operativamente insieme per:

  •  delineare gli scenari possibili in cui muoversi;
  •  individuare tempi che sono fondamentali per il turismo come, ad esempio, la riapertura delle scuole;
  •  lavorare ai format e ai protocolli da applicare alle strutture ricettive, alla ristorazione, ai servizi e ai trasporti;
  •  inquadrare eventuali responsabilità e coperture assicurative;
  •  comprendere come sarà regolata la mobilità interregionale.

«Siamo stati tra i firmatari del Manifesto per il Turismo, redatto dalle nostre associazioni di categoria, ASTOI -Confindustria Viaggi e da FTO, per fornire alle forze politiche indicazioni di carattere tecnico e strategico», ci tiene a precisare Pagliara. «Gli strumenti indicati sono di carattere pratico sia per creare condizioni utili a far rinascere la domanda sia per sostenere concretamente con misure e norme adeguate un comparto che, attenendoci ai dati ENIT, nel 2018 ha inciso per il 13,2% del PIL nazionale, coprendo il 14,9% dell’occupazione totale del nostro Paese. In qualità di amministratore delegato di un gruppo che dà lavoro a 180 persone in sede e ad altre 3.000 persone, considerando le risorse impiegate nei nostri villaggi, mi preme sottolineare nuovamente che dobbiamo muoverci al più presto. I tour operator sono pronti a ripartire, così come lo sono le strutture alberghiere e la distribuzione, ma non possiamo farlo al buio. Dobbiamo capire come poter aprire e di chi saranno i costi e le responsabilità delle riaperture».

Accanto al quadro normativo è altrettanto necessario agire di concerto per varare misure di impronta economica che vadano, per esempio, nella direzione di:

  •  erogare un contributo trasporto per i pacchetti turistici; 
  •  abbassare l’IVA sui pacchetti turistici nel regime speciale 74ter dal 22% al 10%, al pari dell’IVA alberghiera.
Contributi… ma a chi?

«I contributi a chi viaggia sono sicuramente utili, ma gli interventi devono necessariamente interessare anche chi crea l’offerta che dovrà affrontare costi importanti per adeguare strutturetrasporti e servizi a fronte di un’ingente diminuzione di entrate e margini. Per il nostro settore, un contributo per i trasporti legati ai pacchetti turistici è una proposta che riteniamo attuabile e che vorremmo portare avanti. Questo contributo è già stato previsto in passato per molte operazioni, sia dedicato a tour operator esteri, per sostenere rotazioni charter più o meno lunghe durante la stagione, sia per favorire il traffico in particolari aeroporti (come quelli della Regione Calabria), con operazioni charter anche di traffico domestico nord-sud. Il contributo potrebbe andare a sanare quel gap economico che sarà determinato dalla necessità di diminuire i posti dei mezzi di trasporto per lasciare spazio tra le persone. Un contributo economico ai tour operator darebbe respiro al settore, considerando che le prime bozze di normative prevedono, per esempio, una capienza dei bus molto ridotta e, quindi, un aumento sensibile della spesa legata al trasporto», suggerisce l’A.D.

Abbassamento dell’Iva

«Un altro intervento molto utile potrebbe essere quello dell’abbassamento dell’Iva nel Regime speciale 74ter dal 22% al 10%, riduzione che avrebbe un impatto favorevole non solo per l’ovvio pagamento dell’imposta sul guadagno, ma che permetterebbe anche una riduzione dei prezzi, fattore molto importante per ciò che riguarda l’offerta in un momento in cui sarà determinante essere subito molto competitivi e la booking window sarà notevolmente ridotta», conclude Pagliara.

Eugenio Marelli, direttore della E. M. Consulting di Milano

«La situazione è molto critica», afferma Eugenio Marelli, fondatore della Scirocco Tour, ora direttore dell E.M. Consulting di Milano, uno tra i più autorevoli e affermati esperti e contributor nel mondo del turismo. «Lavorare nel turismo è sempre stata una mia passione, ma con il passare degli anni tutto è diventato più complicato. Dopo l’esperienza con la Scirocco Tour ho sempre continuato a lavorare come tour operator, organizzando pacchetti di viaggio (N.d.R. il suo focus è l’Africa), occupandomi dei contratti in loco anche con fornitori locali e con le compagnie aeree». Tante sono state le cancellazioni di viaggi a causa del Coronavirus. Come ha affrontato questo aspetto? «La via maestra è stata quella di spostare i viaggi in altre date. Noi non abbiamo avuto richieste di cancellazione, siamo stati fortunati, perché so che qualche collega ha avuto qualche problema in più. Ora tutto è fermo. E anche quando il lavoro riprenderà sarà duro ricominciare tenuto conto che la stragrande maggioranza degli italiani viaggia a luglio e ad agosto e chi si sposa lo fa di prassi nei mesi di maggio giugno o in alternativa a settembre e a ottobre. Se, come ha detto il Governo, riprenderemo a lavorare a giugno di certo non ci saranno fuori dalle agenzie le code di persone che vogliono andare in vacanza, perché molti dovranno lavorare anche ad agosto per recuperare le perdite subite e altri non avranno i soldi per farlo. Onestamente noi abbiamo già messo la croce sul 2020. Sicuramente ci sarà una nicchia di persone, le più abbienti che non rinunceranno a un viaggio, ma quella percentuale sarà risicata».

Il suo piano B? «Cercare di sensibilizzare gli operatori locali a non aumentare i prezzi. E poi quando sarà tutto finito, poiché ci sono ancora in circolazione tanti asintomatici in Italia, il timore è che possa esserci una chiusura verso gli italiani. Quindi l’ideale è che il Governo con le autorità preposte possa attivarsi con screening di massa e non solo per la salvaguardia della salute di tutti». Le faccio questa domanda perché lei la un know how trentennale nella realizzazione di pacchetti di viaggio in tutta l’Africa. A suo avviso le paure di contagio non potranno essere più forti nei confronti degli abitanti di alcuni Paesi africani visto che la qualità di vita sull’intero territorio non ha gli stessi parametri? «Quando il Covid-19 è stato intercettato anche in Africa, c’è stato il timore di un contagio di massa. In realtà il problema potrebbe verificarsi soprattutto nelle baraccopoli le cosiddette bidonville, dove le persone non hanno i mezzi per per fronteggiare lo spread del virus». È probabile che a settembre e a ottobre torni il Coronavirus, come pensate di tutelarvi dopo 3 mesi di stop a causa della pandemia? «Purtroppo non ci sono soluzioni. Noi portiamo i soldi degli italiani all’estero e il governo non ci aiuta, perché noi portiamo la nostra valuta fuori dall’Italia. Vero è che per il nostro Paese il turismo resta una miniera d’oro, che nel 2019 ha fruttato 40 miliardi di euro. Quindi occorre trovare delle soluzioni immediate». Un problema che affligge oggi il turismo, a parte la pandemia del Covid-19? «L’abusivismo, non ci sono i controlli necessari per evitare queste dannose contaminazioni e anche su questo fronte è necessario ora più che mai trovare delle soluzioni»

Dopo l’ondata del Covid-19 a suo avviso verranno cambiate anche le polizze di viaggio? «Anche questo sarà un passo necessario».


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