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Diego Parassole, 56 anni, comico del gruppo Zelig, ospite di numerose puntate del Maurizio Costanzo Show e di Ballarò, si è diplomato alla Scuola d’Arte Paolo Grassi di Milano. Dal 1995 in parallelo svolge anche attività di formazione

di Patricia Sinclair

Il suo umorismo, la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà, la bravura nel miscelare risate e informazioni, realtà e finzione fanno di Diego Parassole, un comico davvero speciale. In tanti anni di lavoro, lui qualcuno in più rispetto ai miei, non c’è mai stata l’occasione di incontrarci per un’intervista, non perché Diego non abbia mai solleticato la mia curiosità, anzi al contrario, ma semplicemente perché io sono balzata da un giornale all’altro e mi sono occupata di spettacolo a fasi alterne. Cambiando addirittura nazione. Ma poi complice Linkedin i nostri destini si sono incrociati e così mi è venuta voglia di approfondire la sua passione per la comunicazione, che da tempo ha trasformato in un lavoro che gli offre molte soddisfazioni. Un argomento assurto più volte alle cronache, anche adesso che ci siamo appena lasciati alle spalle un lungo periodo di lockdown. Sarebbe stata una domanda classica chiederti qual è il segreto della tua comicità, ma visto il motivo di questa intervista è approfondire l’altro aspetto del tuo lavoro, quello della comunicazione, quando vesti i panni del coach, raccontami quando hai iniziato a insegnare  alle persone a comunicare più efficacemente. «Mi occupo di formazione dal 1995 e non faccio solo il formatore, perché potrei definirmi anche un coach che si occupa di neuromarketing, di storytelling, di public speaking, di team building. Potrei dire che mi occupo di mindfulness. Da alcuni anni mi occupo dell’applicazione delle neuroscienze in azienda. Perché il nostro cervello ha circa 100 miliardi di neuroni che ci permettono di fare migliaia di idiozie in milioni di modi diversi. E per evitare che questo succeda, ci conviene farli funzionare al meglio. La nostra autorevolezza e il nostro successo, dipendono dalla nostra capacità di comunicare, quindi questo aspetto non va di certo trascurato. Io ho sempre lavorato molto sulla formazione esperenziale, sulla percezione e quindi sulla riflessione. E poi le mie competenze teatrali, televisive e radiofoniche mi hanno consentito di utilizzare strumenti e tecniche originali, che nascono da una lunga esperienza sul campo. Ma ogni tanto, per non essere troppo serioso, mi è rimasto il vizio di far ridere. E questo contribuisce a mantenere il livello di attenzione dei partecipanti molto alto». Se ben ricordo stavi anche per laurearti e diventare un medico veterinario…. «Sì questa  è stata, è un’altra mia passione, mi mancavano pochi esami e alla fine poiché mi sono arrivate proposte interessanti dal mondo dello spettacolo ho dovuto cambiare rotta».

Riuscire a rendere partecipe il pubblico è sempre una nuova sfida….«Esattamente, perché bisogna tenere conto degli interessi di chi ascolta ed esprimere lodi sincere e non eccedere in apprezzamenti. Manifestare eccessiva stima, ammirazione non paga mai. Dichiarazioni del tipo “La platea più eccezionale mai incontrata”, “Persone eccezionali come voi…” sono sempre da evitare. Bisogna identificarsi con il pubblico e renderlo partecipe. E se l’idea è quella di usare qualche nome particolare, o raccontare un aneddoto curioso è fondamentale farlo nel modo corretto per non perdere di autorevolezza dopo qualche frase. Quindi occorre controllare sempre le fonti e che i nomi siano giusti. E anche in questo caso occorre sempre evitare di fare troppi esempi». Meglio il discorso preparato o quello improvvisato? «Salire su un palco è sempre una sfida non semplice anche per me che faccio il comico, in teatro, in Tv, via Web. Quando ho lavorato a ‘Zelig’ ho visto colleghi fare tante cose per allentare la tensione prima di affrontare il pubblico. L’esercizio fisico è molto consigliato». Ma un manager spesso è costantemente impegnato su più fronti ed è molto difficile che possa ritagliarsi uno spazio per se stesso prima di un public speaking. Quali sono i tuoi consigli? «Fare qualche esercizio per allenare o sbloccare il diaframma. Il mio metodo che io preferisco è il ‘rilassamento muscolare progressivo’. Una tecnica basata sull’alternanza contrazione/rilasciamento di alcuni gruppi muscolari. Fu ideata negli anni Trenta dal medico e psicofisiologo statunitense, Edmund Jacobson». Non è facile ordinare le idee in sequenza di un discorso anche quando è stato preparato giorni prima. «Vero. Uno dei metodi più semplici per fare in modo che un discorso si dispieghi in modo ordinato e resti poi impresso nella mente di chi ascolta, consiste nel rammentare, mentre si parla delle tappe. Quindi dire, “Il primo punto è questo” e poi una volta discusso il primo punto, è possibile andare avanti con il secondo e così via. Guarda la Merkel è precisa, essenziale, chiara in tutti i suoi speeches». Il fatto che tu faccia anche il comico non ti rende meno autorevole in contesti più tradizionali quando vesti i panni dell’oratore? «Dipende da quello che dici e come lo dici. E dal tuo grado di preparazione. Anche Bertolino (N.d.R. Enrico Bertolino, comico, cabarettista, conduttore televisivo, attore) si occupa da molti anni di formazione”. Come si sul dire anche l’abito fa il monaco. Su questo fronte quali consigli puoi dare? «Occorre sempre evitare gli eccessi, cravatte eccessivamente colorate, gonne troppo corte o troppo lunghe per le donne. La parola chiave è ‘sobrietà’ che rende chiunque sempre più autorevole.  Diletta Leotta che è una bellissima donna che veste spesso in maniera molto sexy di sicuro lancia un messaggio differente rispetto a Ursula Von der Leyen, che è una donna di grande fascino, ma con uno stile differente». A volte c’è chi fa un uso eccessivo di termini tecnici rendendo l’ascolto davvero difficile e pensante. «Ecco questa è un’altra cosa che non si deve fare. Occorre usare termini semplici e fornire dettagli basici. Aristotele diede alcuni buoni consigli in proposito. “Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune». Ci sono persone che quando salgono su un palco sembra che imitino qualcuno di conseguenza poi si fa fatica a mantenere interesse per quello che dicono… «Questo è un altro punto caldo. Non bisogna mai cercare di imitare qualcuno, bisogna essere sempre se stessi. E poi mettete il cuore in quello si dice. Il calore delle emozioni brucia tutte le barriere».


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