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La Grecia chiude le porte delle sue strutture ricettive ai turisti che provengono dai paesi che sono stati più colpiti dal Coronavirus. I primi nella lista dei ‘refused’ Regno Unito, Italia e Spagna mentre i cittadini di altri paesi, ben 29, saranno i ben accetti. L’elenco è stato pubblicato oggi venerdì 29 maggio. E poca importa se il trend dei contagi e conseguentemente dei decessi è in notevole diminuizione, come rivelano i dati del monitoraggio sanitario sulla diffusione del nuovo coronavirus.

L’incremento dei nuovi positivi è pari a 416.

Complessivamente i casi dall’inizio dell’emergenza sono 232.664, così divisi:

  • 155.633 guariti
  • 43.691 attualmente positivi
  • 33.340 deceduti (questo numero potrà essere confermato dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso).

Tra gli attualmente positivi:

  • 36.561 sono in isolamento domiciliare
  • 6.680 ricoverati con sintomi
  • 450 in terapia intensiva.

Nel Regno Unito attualmente i contagiati dal Coronavirus sono arrivati a quota 269.000 mentre i decessi hanno toccato quota 37.837. La penisola ellenica finora ha totalizzato solo 175 morti e poco più di 2.900 casi di contagio. Il ministero del Turismo greco ha affermato che i viaggiatori dei paesi autorizzati potranno entrare in Grecia con voli diretti per Atene e la città settentrionale di Salonicco, aggiungendo che l’elenco dei turisti ammessi potrebbe ampliarsi nel prossimo futuro includendo anche altre nazioni, ma per ora tutto è in standby.

Ecco l’elenco dei Paesi benvenuto post Covid-19 in Grecia:  

 Albania

Australia

Austria

Macedonia del Nord

Bulgaria

Germania

Danimarca

Svizzera

Estonia

Giappone

Israele

Cina

Croazia

Cipro

Lettonia

Libano

Nuova Zelanda

Lituania

Malta

Montenegro

Norvegia

Corea del Sud

Ungheria

Romania

Serbia

Slovacchia

Slovenia

Repubblica Ceca 

Finlandia

La decisione della Spagna di aprire le frontiere non ha però invogliato i britannici a prenotare una vacanza sulla penisola iberica visto che poi il risultato sarebbe quello di doversi mettere in quarantena per 14 giorni al loro ritorno.

CONFCOMMERCIO LOMBARDIA: NON CI SARÀ RIPARTENZA SE NON SI RIAPRONO I CONFINI REGIONALI E INTERNAZIONALI

Commercio e turismo: senza mobilità e turisti prospettive nere

In Lombardia 28 milioni di presenze in meno nel 2020

“La riapertura dei confini regionali e la libera circolazione internazionale sono fondamentali per non infliggere un ulteriore, durissimo colpo alle prospettive di ripartenza”, questo il pensiero di Confcommercio Lombardia, che sta raccogliendo fortissime preoccupazioni degli operatori di tutta la Regione, allarmati dalla prospettiva che la Lombardia possa restare chiusa più a lungo di altre regioni o che l’Italia possa essere esclusa dai prospettati “corridoi turistici” a livello internazionale.

“Di vera ripartenza non si potrà parlare, sino a che non riprenderà la mobilità a livello nazionale ed europeo. Pensiamo a quanto incidano i mancati arrivi di turisti stranieri, ad esempio per le attività commerciali nei centri storici delle grandi città o nelle località sui laghi”, aggiunge Confcommercio Lombardia, “per non parlare del blocco di tutto il sistema fieristico”.

Ritardare ancora l’apertura dei confini regionali, o restare esclusi dai flussi turistici europei, aggraverà una situazione già al limite, dal momento che, ricorda Confcommercio Lombardia, le previsioni sono già estremamente negative: secondo l’Osservatorio di Federalberghi per il 2020 si conteranno 28 milioni di presenze in meno in Lombardia, di cui 18 dall’estero e quasi 10 dall’Italia. Con gli arrivi dall’estero praticamente fermi al palo, la riapertura dei confini regionali diventa fondamentale: un perdurare del blocco significherà, di fatto, non poter lavorare. Questo vale tanto per Milano, dove gli albergatori sottolineano il carattere esiziale di un eventuale slittamento delle riaperture, quanto per tutta la Lombardia. Il tema è particolarmente sentito nelle province di confine: nel Mantovano, per esempio, i cui flussi turistici provengono per il 70% da basso Veneto ed Emilia Romagna, la preoccupazione degli operatori è fortissima. Ma lo scenario è lo stesso per tutte le altre aree in cui le attività di accoglienza e di ristorazione contano su una clientela proveniente da comuni confinanti, ma fuori regione. “È chiaro che la priorità resti garantire la sicurezza”, puntualizza Confcommercio Lombardia, “ma auspichiamo che nelle decisioni del Governo sulle riaperture tra regioni sia adottato un principio di equità, e si tenga in giusta considerazione l’esigenza di decine di migliaia di operatori di settori già messi in ginocchio da mesi di chiusura. E che tutti, dal livello regionale a quello nazionale, facciano sentire la propria voce per non tagliare fuori la Lombardia, e l’Italia, dalla ripresa del turismo internazionale”. (A.V.)


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