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ph. EPA/OLIVIER HOSLET

Il 18 giugno 2020 il Parlamento europeo ha tenuto un dibattito per discutere di come contrastare la disinformazione su COVID-19 e il suo impatto sulla libertà d’espressione con la rappresentante della presidenza croata Nikolina Brnjac, l’alto rappresentante e vicepresidente della Commissione europea Josep Borrell e la vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza Věra Jourová.

Durante il dibattito si è parlato non solo dell’impatto negativo della disinformazione e della necessità di ulteriori azioni per contrastare le informazioni false, ma anche del rischio che i governi usino la pandemia per giustificare limitazioni ai diritti fondamentali e alla libertà d’espressione

L’UE vuole rafforzare la sua risposta contro la diffusione di informazioni false sul coronavirus ©Kebox/AdobeStock 

La Jourová ha lodato le misure prese dalle piattaforme online contro la disinformazione durante la crisi, ma ha aggiunto che ci sono margini di miglioramento: “La Commissione europea ha chiesto alle piattaforme di fare un rapporto mensile sulle politiche e azioni prese per contrastare la disinformazione su COVID-19”. Inoltre ha parlato dell’importanza di rafforzare la resilienza della società: “Mentire non è né una novità né una preoccupazione di per sé,” ha detto, aggiungendo che “ciò che mi spaventa è che finiamo per credere a queste bugie troppo facilmente”. Gli eurodeputati hanno in gran parte sostenuto le misure che la Commissione ha preso finora, ma hanno anche sottolineato che occorre una legislazione dell’UE più rigorosa. Alcuni eurodeputati hanno espresso preoccupazioni in merito al controllo sui verificatori di fatti (i cosiddetti “fact-checker”) e l’impatto potenziale sulla libertà di parola.

In un voto che si è tenuto giovedì 18 giugno, il Parlamento ha stabilito una commissione speciale sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici dell’UE, tra cui è inclusa la disinformazione. Il 1° giugno 2020 l’UE ha lanciato l’Osservatorio europeo dei media digitali, che fornisce un centro di verificatori di fatti, accademici e altre parti interessate per collaborare con i media contro la disinformazione. Entro la fine dell’anno, la Commissione dovrebbe lanciare un appello del valore di 9 milioni di euro a presentare proposte per creare centri regionali di ricerca sui media.

A marzo 2020 il Consiglio europeo si è impegnato a contrastare la disinformazione attraverso una comunicazione trasparente, puntuale e basata sui fatti. Il 10 giugno la Commissione europea ha presentato alcune misure per affrontare l’infodemia scatenata da COVID-19. La Commissione europea invita a “Guardare ai fatti” e lavorare su alcuni aspetti fondamentali, per rendere l’UE più resiliente contro le informazioni false o fuorvianti sul Coronavirus. Secondo la Commissione, per sviluppare un approccio valido contro la disinformazione occorre innanzitutto una comprensione profonda del problema. Bisogna quindi saper distinguere tra un contenuto illegale e un contenuto che è dannoso, ma che non infrange la legge. Inoltre occorre distinguere tra le informazioni false diffuse intenzionalmente e quelle diffuse senza cattive intenzioni. Anche la comunicazione svolge un ruolo fondamentale: per questo motivo l’UE continuerà a contrastare attivamente la disinformazione. La Commissione vuole migliorare la cooperazione tra istituzioni dell’UE, stati membri, attori internazionali, come l’OMS e la NATO, e società civile. Inoltre punta ad aumentare la trasparenza delle piattaforme online, che dovrebbero fornire relazioni mensili sulle misure prese contro le informazioni false e intensificare la cooperazione con i verificatori di fatti in tutti i paesi dell’UE. Un altro punto importante è garantire la libertà d’espressione: la Commissione continuerà a monitorare l’impatto delle misure d’emergenza introdotte dai paesi membri sulle leggi e sui valori dell’UE. Infine occorre sensibilizzare i cittadini, rafforzando la resilienza della società e promuovendo pensiero critico e competenze digitali.

Prossime tappe

Queste misure faranno parte dell’azione contro la disinformazione su cui l’UE sta lavorando in questo momento e che include il Piano d’azione europeo per la democrazia e la legge sui servizi digitali.


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