AIUTI ECONOMICI EU PER LA CRISI CAUSATA DA COVID-19: PE OTTIENE 16 MILIARDI IN PIU’ PER PROGRAMMI CHIAVE. SURE, ALL’ITALIA 10 MILIARDI

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di Patrizia Vassallo

Dopo 10 settimane di intense negoziazioni, martedì pomeriggio (10 novembre u.s.) i deputati che negoziano in nome del Parlamento hanno concordato con la Presidenza del Consiglio le linee guida per un accordo sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP 2021-2027 – MFF in inglese) e sulle nuove risorse proprie. Un bel gol per Angela Merkel sul cui operato dall’inizio del suo mandato (1 di luglio 2020), sebbene questa sia la sua tredicesima presidenza dell’Unione, le aspettative sono tantissime. Soprattutto per le straordinarie circostanze economiche e geopolitiche che sta e dovrà ancora affrontare nei prossimi mesi in tandem con la collega tedesca Ursula Von Der Leyen, a capo della Commissione Europea.


Il Parlamento ha ottenuto, nel compromesso, 16 miliardi di euro in aggiunta al pacchetto concordato dai capi di Stato e di governo al Vertice di luglio. Di questi, 15 miliardi di euro rafforzeranno i programmi faro dell’UE per proteggere i cittadini dall’attuale pandemia Covid-19, fornire opportunità alla prossima generazione e preservare i valori europei, mentre il restante miliardo di euro andrà ad aumentare la flessibilità di bilancio per far fronte a possibili esigenze e a crisi future.


La massima priorità del Parlamento è stata quella di garantire aumenti per i programmi faro che rischiano di essere sottofinanziati, secondo l’accordo del Consiglio europeo del luglio 2020, e di mettere a repentaglio gli impegni e le priorità dell’UE, in particolare il Green Deal e l’Agenda digitale.


I fondi aggiuntivi saranno attinti principalmente da importi provenienti da multe per la violazione della concorrenza leale (che le aziende devono pagare quando non rispettano le regole dell’UE), in linea con la richiesta originale del Parlamento che i fondi generati dall’Unione rimangano nel bilancio dell’UE.


Grazie a questo compromesso, in termini reali, il Parlamento europeo, tra l’altro, triplica la dotazione per EU4Health, garantisce l’equivalente di un anno supplementare di finanziamento per Erasmus+ e assicura che i finanziamenti per la ricerca continuino ad aumentare.


Nuove risorse proprie


I negoziatori di entrambi le istituzioni hanno accettato il principio secondo cui i costi a medio e lungo termine del rimborso del debito che deriverà dal Fondo di ripresa non devono andare a scapito di programmi di investimento già esistenti, né devono tradursi in contributi più elevati da parte degli stati membri. Pertanto, i negoziatori del PE hanno elaborato una tabella di marcia per l’introduzione di nuove risorse proprie nei prossimi sette anni.


Tale tabella di marcia è integrata nell'”Accordo interistituzionale”, un testo giuridicamente vincolante. Oltre al contributo basato sull’uso della plastica a partire dal 2021, la tabella di marcia prevede una risorsa propria basata sul sistema di scambio delle quote di emissione di carbonio (ETS) (dal 2023, eventualmente collegata a un meccanismo di adeguamento), un prelievo digitale (dal 2024), nonché una risorsa propria basata su una imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) e un contributo finanziario legato al settore delle imprese o una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società (dal 2026).


Controlli su come saranno spesi i fondi UE


Per quanto riguarda la spesa dei fondi UE, il Parlamento ha assicurato che le tre istituzioni si riuniranno regolarmente per valutare l’attuazione dei fondi messi a disposizione. La spesa sarà effettuata in modo trasparente e il Parlamento, insieme al Consiglio, controllerà eventuali scostamenti dai piani nazionali precedentemente concordati.


Lo strumento UE di ripresa (Next Generation EU) si basa su un articolo del Trattato UE (art. 122 del TFUE) che non prevede alcun ruolo per il Parlamento europeo. I negoziatori del PE hanno ottenuto una nuova procedura, che istituisce un “dialogo costruttivo” col Consiglio, sulla base di una valutazione della Commissione, al fine di concordare le implicazioni di bilancio di qualsiasi nuovo atto proposto sulla base dell’articolo 122.


Questioni orizzontali: obiettivi di biodiversità e pari opportunità


Ci sarà un monitoraggio rafforzato sul rispetto degli obiettivi in tema di clima e biodiversità, al fine di garantire che almeno il 30% dell’importo totale del bilancio dell’Unione e delle spese dell’UE per la ripresa sostenga gli obiettivi climatici. Inoltre, è stato inserito l’obiettivo di raggiungere il 7,5% della spesa annuale dedicata agli obiettivi della biodiversità a partire dal 2024 e il 10% a partire dal 2026.

Verso la parità di genere


Un’altra priorità orizzontale del nuovo QFP sarà la promozione della parità di genere, accompagnata da un’approfondita valutazione dell’impatto di genere dei programmi comunitari.


Oggi la Conferenza dei presidenti ha valutato e approvato l’accordo politico raggiunto sul QFP 2021-2027 e la proposta sulle risorse proprie il 10 novembre 2020.

Dopo quasi cinque giorni di negoziati, il Consiglio europeo ha finalmente raggiunto un accordo politico sul quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 e uno specifico strumento di ripresa a seguito della crisi del coronavirus – Next Generation EU (NGEU) – insieme per un totale di 1824,3 miliardi di euro . Prima che il QFP possa entrare in vigore, il Parlamento dovrà dare la sua approvazione, che è anche una condizione preliminare per l’adozione, mediante codecisione, della legislazione sui nuovi programmi politici.

Ad oggi sono cinque quadri finanziari pluriennali (QFP) predisposti. Il trattato di Lisbona ha trasformato il QFP da accordo interistituzionale in atto giuridicamente vincolante. Istituito per un periodo di almeno cinque anni, un QFP deve garantire che le spese dell’Unione si sviluppino in modo ordinato ed entro i limiti delle proprie risorse e stabilisce disposizioni cui deve conformarsi il bilancio annuale dell’Unione.

Molti i leader dei gruppi politici che hanno inoltre sottolineato l’importanza dell’accordo politico raggiunto tra il Parlamento e il Consiglio sul regolamento sullo Stato di diritto.

Il Parlamento ha lottato duramente per raggiungere un buon accordo per affrontare gli effetti della pandemia COVID-19 e per sostenere la ripresa e rendere la società europea più resiliente. Ieri Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo politico sul futuro finanziamento dell’UE, sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP 2021-2027) e sulla proposta sulle risorse proprie.

Il Parlamento ha assicurato 15 miliardi di euro per i programmi faro dell’UE al centro delle preoccupazioni dei cittadini che portano vantaggi reali: ricerca, salute, clima e transizioni digitali e sostegno ai giovani. 1 miliardo di euro aumenterà la flessibilità per far fronte alle esigenze e alle crisi future.

L’accordo provvisorio comprende anche:

  • una dichiarazione congiunta sui costi e sui rimborsi degli interessi dell’UE di prossima generazione (NGEU) nel QFP 2021-2027 per garantire che la spesa a copertura dei costi di finanziamento dell’NGEU non riduca i programmi e i fondi dell’UE;
  • una tabella di marcia giuridicamente vincolante per l’introduzione di risorse proprie dell’UE per finanziare il rimborso del debito di recupero e per finanziare i bilanci futuri;
  • controllo rafforzato dei fondi NGEU da parte dell’autorità di bilancio, assicurando che la responsabilità democratica sia inclusa nell’accordo interistituzionale;
  • un ruolo assicurato al Parlamento europeo nelle nuove proposte basate sull’articolo 122 TFUE con implicazioni potenzialmente significative per il bilancio dell’Unione europea, mediante una dichiarazione comune, e
  • una dichiarazione della Commissione sulla metodologia di monitoraggio del clima e il coinvolgimento del Parlamento e del Consiglio, nonché una dichiarazione della Commissione sui contributi per il clima per programma.

Il compromesso raggiunto tra i deputati e la Presidenza del Consiglio deve essere ancora approvato dal Consiglio e dal Presidente e dai capigruppo del Parlamento, e sarà poi sottoposto al voto della commissione parlamentare per i bilanci e, successivamente, in Plenaria.

David Maria Sassoli, presidente del Parlamento Europeo

Dichiarazione del Presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, sull’accordo sul QFP, le risorse proprie e il Piano di recupero

“Questo è un buon accordo per i cittadini europei. Questo pacchetto di misure aiuterà i paesi europei a riprendersi dalla crisi immediata, permettendo al contempo di investire anche nel futuro a lungo termine dell’Europa. Il Parlamento europeo”, ha detto Sassoli, “è riuscito a garantire 15 miliardi di euro in più per i programmi chiave dell’UE, quelli che contribuiscono a migliorare la vita dei cittadini di tutta l’Europa. Rientrano in questa cifra: 7,4 miliardi di euro per l’assistenza sanitaria, 2,2 miliardi di euro per Erasmus e 1,5 miliardi di euro per una gestione più efficace dei flussi migratori. Abbiamo anche assicurato un ulteriore miliardo di euro per lo strumento di flessibilità, per garantire un bilancio adattabile ad un mondo che cambia. Il Parlamento ha lottato duramente per garantire una tabella di marcia giuridicamente vincolante sull’introduzione delle nuove risorse proprie. Ciò assicurerà che il bilancio dell’UE sia finanziato in modo più efficace e sostenibile nel futuro – attraverso l’introduzione di un prelievo sulle materie plastiche non riciclate, una web tax che farà pagare una giusta quota ai giganti digitali e una tassa sulle transazioni finanziarie. Forse la cosa più importante, per la prima volta”, ha concluso il presidente del Parlamento Europeo, “è che la ricezione di fondi dal bilancio europeo sarà vincolata al rispetto dello stato di diritto da parte degli Stati membri. Siamo un’Unione basata su valori della libertà, della democrazia e dell’uguaglianza, se i governi non rispettano questi principi non dovrebbero avere accesso ai fondi dell’Unione Europea”.

Cosa dicono i deputati Eu?

Johan Van Overtveldt (ECR, BE), presidente della commissione per i bilanci:

“La svolta verso una maggiore ricerca e innovazione, con un focus sull’imprenditorialità, iniziata con il bilancio europeo 2020 ridisegnato, continuerà ora anche nel QFP. Questo cambiamento è fondamentale per la nostra crescita, la creazione di posti di lavoro e la competitività. La conclusione di questi negoziati significa che il piano europeo di ripresa può essere finalmente attivato. Questo fondo è molto importante per superare la crisi, ma resiste o diminuisce con il suo utilizzo. Le risorse devono arrivare dove sono effettivamente necessarie. Anche qui l’Unione europea deve dimostrare la propria credibilità. Vorrei ringraziare le varie delegazioni per i loro sforzi e la costruttiva cooperazione, e invito il Consiglio europeo ad assumersi la responsabilità della ratifica dell’accordo raggiunto “.

Jan Olbrycht (PPE, PL), correlatore del QFP:

“L’Europa ha urgente bisogno di un buon piano per proteggere la salute delle persone e l’economia. Ecco perché è così importante preparare il bilancio dell’UE per i prossimi sette anni. Il Parlamento europeo ha ottenuto risultati storici, non solo assicurando finanziamenti aggiuntivi per programmi orientati al futuro, ma anche assicurando la flessibilità del bilancio a lungo termine. Il bilancio dell’UE aiuterà nella ripresa economica dopo la pandemia, ma sarà anche più efficace quando sarà necessario reagire in circostanze impreviste “.

Margarida Marques (S&D, PT), correlatrice del QFP:

“Per la prima volta, il Parlamento europeo ha raggiunto un accordo che aumenta i massimali del QFP, risultando in un QFP più ampio rispetto all’accordo EUCO. Ciò significa più soldi per programmi importanti per tutti gli europei, come salute, ricerca, Erasmus, Europa creativa, aiuti umanitari e NDICI. Ci sono più risorse per sostenere le persone più colpite dalla crisi, le generazioni future e per difendere i diritti e i valori dell’UE. Apprezziamo le politiche a lungo termine dell’Unione che persisteranno dopo la pandemia. Sono fondamentali per una ripresa sostenibile e inclusiva! Il Parlamento europeo è uscito da questi negoziati con un ruolo più forte nell’UE di prossima generazione. Un risultato importante per aumentare la trasparenza e la responsabilità democratica “.

José Manuel Fernandes (PPE, PT), correlatore Risorse proprie:

“Oggi abbiamo raggiunto uno storico accordo sul finanziamento delle politiche europee 2021-2027. Questo accordo apre la strada al prossimo QFP, nonché al piano di ripresa NGEU. Creeremo nuove fonti di entrate senza sovraccaricare i cittadini dell’UE. Questo è notevole! Il Parlamento, il Consiglio e la Commissione riconoscono che il paniere di nuove risorse proprie sarà sufficiente a coprire i costi della prossima generazione dell’UE. Questo paniere non ridurrà i programmi e i fondi dell’UE e non sovraccaricherà i cittadini europei. Le nuove risorse proprie saranno allineate alle priorità dell’UE come la lotta al cambiamento climatico, l’economia circolare e un’Europa pronta per un’era digitale, contribuendo nel contempo a una tassazione equa e rafforzando la lotta contro la frode fiscale e l’evasione fiscale “.

Valérie Hayer (RENEW, FR), correlatrice Risorse proprie:

“32 anni dopo l’introduzione dell’ultima risorsa propria, l’UE è ora determinata a rinnovare il suo intero sistema di finanziamento. Abbiamo appena invertito il corso della storia verso un’Europa meno intergovernativa. Questo è un momento storico. “

Rasmus Andresen (Verdi / ALE, DE):

“Il prossimo bilancio a lungo termine garantirà il clima e la biodiversità. Il 30% del budget sarà speso per il clima. Attuando il principio di non nuocere, avremo uno strumento potente per espellere i progetti che danneggiano il clima dal bilancio europeo. Il Parlamento europeo si è battuto con successo per un obiettivo di spesa per la biodiversità, che sarà attuato dopo che le istituzioni europee avranno lavorato in stretta collaborazione su una metodologia per la biodiversità nei prossimi anni. Abbiamo solo pochi anni per risolvere la crisi climatica e salvare la natura. L’accordo è un inizio verso un bilancio climatico europeo”.

Ma quanta confusione! Facciamo un passo indietro…

Tanti sono i nomi che sentiamo a ripetizione ascoltando radio e Tv e che nei loro acronimi riassumono la speranza di ricevere più soldi a sostegno dell’economia e lavoratoti italiani.  Pepp, Mes, Sure, Bei, Recovery fund, Recovery Found, Next Generation Eu, Recovery plan. Il Consiglio europeo, lo scorso 21 luglio, dopo ben 92 ore di ferratissime trattative, ha approvato il pacchetto di aiuti per la ricostruzione post Covid-19 di 1.074 miliardi per il quadro finanziario pluriennale e 750 miliardi per il Next Generation EU, il cui obiettivo è dare sostegno al Pil le cui stime si prospettano in caduta libera in tutta Europa, confermando ahinoi che stiamo vivendo la più grande crisi economica dai tempi della Grande Depressione del 1929. 

Pro e Contro

Durante la trattativa del Consiglio Europeo il presidente in carica Charles Michel e la cancelliera tedesca Angela Merkel, lo ripetiamo, dal 1 luglio 2020 (per i prossimi 6 mesi) al comando dell’Unione Europea,  hanno avuto il difficile compito di fungere da mediatori durante lo scontro serrato tra Paesi “frugali” (Olanda, Danimarca, Austria, Svezia e infine anche Finlandia) che da subito hanno osteggiato un accordo troppo sbilanciato sugli aiuti a fondo perduto, proponendo un controllo maggiore da parte del Consiglio (e quindi, in definitiva, degli Stati) nella valutazione dell’opportunità di molti capitoli di spesa nazionali e i paesi dell’area mediterranea definiti del Club Med (Italia, Francia, Spagna e Portogallo) che, partendo dalla proposta franco-tedesca di qualche mese fa, hanno proposto l’affidamento diretto della gestione del Recovery Fund alla Commissione europea e non ai singoli Stati. Mentre i Paesi del gruppo di Visegrad, ovvero Ungheria e Polonia, hanno puntato il loro interesse sulla loro fetta di fondi strutturali e sulla disattivazione dell’articolo 7 del Tue con cui l’Ue minaccia di punirli per il non rispetto delle regole dello stato di diritto.

ECCO I 4 PILASTRI DEL RECOVERY PLAN 

  • MES PER GLI STATI
  • BEI PER LE IMPRESE
  • NEXT GENERATION EU PER LA RIPRESA ECONOMICA
  • SURE PER I LAVORATORI

Il MES

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES, in inglese European Stability Mechanism – ESM), noto anche con l’appellativo mediatico di “Fondo salva-Stati”, è un’organizzazione internazionale nata nel 2012 e comprendente gli attuali 19 Paesi dalla zona Euro.  

Creato in sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF) e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF), ha il fine di emettere prestiti per assicurare la stabilità finanziaria dei singoli Paesi e dell’intera zona Euro in situazioni di crisi. Spesso viene fatta confusione, ma è necessario tenere a mente che il MES non è un’istituzione dell’Unione Europea.

Come funziona?

In base al trattato istitutivo del MES, al bilancio dell’istituzione contribuiscono i Paesi membri in modo proporzionale alla loro popolazione e al loro PIL. Nello specifico, la Germania contribuisce per il 27%, la Francia per il 20%, l’Italia per il 17% che in soldoni significa che si è impegnata a offrire garanzie per eventuali necessità future per circa 125 miliardi. Cifra di cui ad oggi, stando sia all’ultimo rapporto della Banca d’Italia sia alla sezione informativa sul sito del MES, ha versato finora solamente 14,331 miliardi,.

Il MES, per erogare i propri prestiti ai Paesi membri che ne fanno richiesta, si rivolge ai mercati finanziari emettendo obbligazioni a tassi molto più bassi rispetto a quelli che ogni Paese membro in crisi, preso singolarmente, otterrebbe. I fondi che il MES ottiene dagli investitori vengono poi dirottati ai Paesi che ne fanno richiesta sotto forma di prestiti a tassi agevolati e spalmati su archi temporali più lunghi. Questi prestiti sono strettamente legati a vincoli e ai piani di riforme macroeconomiche previsti dal Memorandum d’Intesa siglato tra il Paese membro e il MES stesso. Quindi, i prestiti che il MES eroga non fanno utilizzo diretto di soldi dei contribuenti. Questi ultimi fanno parte, invece, del bilancio dell’organizzazione, il quale viene investito in asset di più alta qualità e funge da garanzia per continuare ad ottenere prestiti a tassi estremamente bassi.  

La Pandemic Crisis Support (PCS) o MES “sanitario” 

Il CdA del MES ha approvato il 15 maggio del 2020 la cosiddetta Pandemic Crisis Support, una linea di credito finalizzata alla risposta all’emergenza epidemiologica. Si tratta di aiuti per circa 240 miliardi totali, cioè il 2% del Pil 2019 di tutti i 19 Paesi membri. Per l’Italia, questa cifra corrisponde a circa 36 miliardi. La novità di questa linea di credito consiste nel fatto che i prestiti non comportano riforme programmatiche macroeconomiche strettamente vincolanti, ma sono unicamente legate all’utilizzo per la copertura di spese sanitarie e di prevenzione legate al Coronavirus e sono disponibili fino alla fine del 2022, al netto di eventuali evoluzioni in negativo dell’emergenza.

Piano Bei

Il piano della Bei, presentato in aprile, pe divenuto operativo lo scorso giugno, (prevedeva l’istituzione di un fondo di garanzia di 25 miliardi da poi utilizzare per indebitarsi fino a 200 miliardi di euro), è stato messo a disposizione come prestiti a condizioni vantaggiose alle piccole e medie imprese europee. Come? Attraverso il canale bancario con l’offerta di finanziamenti che coprono il 90% dei costi connessi agli eventuali progetti e possono essere restituiti a tassi estremamente agevolati. Il Trentino-Alto Adige è stata la prima Regione italiana ad aver annunciato di voler utilizzare alcuni di questi fondi per progetti di edilizia pubblica.

NextGenerationEU

Il 21 luglio il Consiglio Europeo (l’organo che raduna tutti i capi di stato dell’UE) ha approvato il NextGenerationEU, il piano di aiuti da 750 miliardi di euro, che sarà operativo dal 2021 al 2024 costituito da prestiti (saliti a 360 miliardi di euro) e sovvenzioni che non dovranno essere ripagate dai Paesi destinatari (diminuiti a 390 miliardi). Il piano complessivo prevede che circa il 30% delle risorse sia destinato alla lotta al cambiamento climatico. Dal punto di vista sostanziale, 672,5 miliardi sono destinati al Recovery Fund, cioè al programma per la ripresa e la resilienza (di cui 360 miliardi di prestiti e 312,5 di sovvenzioni dirette ai Governi) e i rimanenti 77,5 ai seguenti programmi specifici: per il REACT-EU, un’iniziativa che porta avanti e amplia le misure di risposta alla crisi e per il superamento dei suoi effetti introdotte dall’iniziativa di investimento in risposta al coronavirus (CRII) e l’iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus, l’Horizon Europe, il più ambizioso programma di ricerca e innovazione europeo, l’InvestEu, che fa parte dell’ex piano Juncker nato per mobilitare nuovi volumi di investimenti, soprattutto green, nell’UE, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), fondo strutturale dell’Unione europea, dedicato all’incentivazione delle attività agricole ed aree rurali, attraverso linee di agevolazione specifica per varie categorie di investimenti, il Just Transition Fund, uno dei pilastri dell’accordo sul clima e ha lo scopo di convertire gli Stati europei alla neutralità climatica e il RescEU è un programma nato per formare una protezione civile europea e aiutare i territori più colpiti dalla crisi

Il fondo affiancherà il budget pluriennale approvato per il 2021-2027, che varrà complessivamente quasi 1.074 miliardi di euro da finanziare prevalentemente attraverso i contributi netti degli Stati membri dell’Unione europea.


Qui però il problema si fa spinoso perché l’arrivo delle risorse dipenderà dai tempi dell’approvazione del nuovo bilancio pluriennale. Decisione che di fatto si prospetta entro il secondo trimestre del 2021. Tenuto contro del fatto che il 30 aprile 2021, tutti i paesi dell’EU dovranno presentare un piano nazionale di ripresa e resilienza, che dovrà essere approvato dal Consiglio Europeo a maggioranza qualificata e non assoluta come avrebbero voluti i “frugali. E del fatto che ogni piano dovrà essere implementato entro il 2026 e prevedere il 20% di investimenti nel digitale e il 37% in spese collegate al clima e alla sostenibilità (in linea con lo European Green Deal e la nuova legge sul clima).

Quale sarà il compito della Commissione? Dialogare con i governi fino alla scadenza e fornire non più tardi di due mesi dall’invio della versione definitiva un parere sul piano di ripresa e resilienza, che dovrà essere approvato al più tardi un mese dopo. Che in pratica si spera non oltre la fine di luglio 2021.

I fondi verranno erogati in base al raggiungimento di particolari obiettivi, specificati nel piano. A monitorare i progressi sarà la task force RECOVER (Recovery and Resiliency Task Force) istituita dalla Commissione lo scorso agosto.

Secondo le stime del Governo, l’Italia dovrebbe ricevere 208 miliardi di aiuti europei (circa il 28% delle risorse totali), suddivisi in 127 miliardi di prestiti e 81 miliardi di sovvenzioni. Tali risorse potranno essere impegnate fino al 31 dicembre 2023. Il 10% delle risorse sotto forma di trasferimenti del Recovery Fund potrà essere anticipato come prefinanziamento nel 2021 e, in ogni caso, il 70% di queste risorse saranno disponibili tra il 2021 e il 2022 e i relativi pagamenti, legati allo svolgimento dei progetti, definiti all’interno dei Piani nazionali per la ripresa, saranno disponibili fino alla fine del 2026, quando l’Unione interromperà l’emissione di titoli e inizierà il periodo di restituzione da parte degli Stati membri. Potranno beneficiare dei finanziamenti del pacchetto europeo anche i progetti di investimento già avviati dal 1° febbraio 2020. Nell’ultimo Nadef, ossia la Nota di aggiornamento al Documento dell’economia e delle finanze prodotto dal governo italiano, si stima che nel 2021 riceveremo 21 miliardi dal Rff, 10 in sussidi e 11 in prestiti, più 4 dagli altri canali. Per gli anni successivi, si stimano più di 30 miliardi l’anno, con un massimale di 43 nel 2023.

E gli altri Paesi?

La Danimarca riceverà 377 milioni di euro (a fronte dei 197 milioni della prima proposta), l’Austria 565 milioni (raddoppiando i precedenti 237 milioni), la Svezia quasi un miliardo (prima erano 798 milioni), i Paesi Bassi 1,9 miliardi (400 milioni in più della proposta precedente) e la Germania 3,67 miliardi (senza alcun incremento rispetto alle precedenti bozze). 

Il Sure

Il SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) è un fondo straordinario e temporaneo istituito per mitigare i rischi di disoccupazione ed emergenza e pensato per preservare i posti di lavoro durante il lockdown e le successive fasi della ripresa, quindi offre l’opportunità di dare un reddito a chi si vede diminuire  Il suo scopo principale è quello di permettere alle imprese di ridurre il numero di ore lavorate senza licenziare i lavoratori o tagliare i loro stipendi. Non si tratta di una Cassa Integrazione Europea, quindi non istituisce una CIG europea, serve solo a mobilitare rapidamente molte risorse per rafforzare ed estendere l’utilizzo degli ammortizzatori sociali già esistenti, o addirittura permettere di istituirla nei paesi in cui non fosse prevista. In sostanza, fa in modo che gli Stati Membri possano tutelare i lavoratori stagionali e di quei settori che sono stati più colpiti dalle misure di distanziamento sociale. Andrà quindi a maggior beneficio di Italia e Spagna (con un settore turistico molto sviluppato), ma ciò non toglie che possa sostenere le economie di tutti i Paesi dell’Unione. Dotazione: 100 miliardi di prestiti.

Come funziona?

Come un “salvadanaio”, nel quale ogni Stato su base volontaria versa una quota in proporzione al proprio Pil fino a raggiungere 25 miliardi di euro e questo denaro verrà dato in prestito a condizioni agevolate (praticamente a tasso zero). Ne può fare richiesta ogni Stato membro dell’Unione e di fatto dopo ogni richiesta segue una consultazione tra lo Stato in questione e la Commissione Ue, volta a verificare l’entità del provvedimento e a valutare con cognizione di causa le condizioni del prestito. Terminata la consultazione, la Commissione formula una proposta da presentare al Consiglio europeo, il quale approverà o meno la richiesta di assistenza. L’aspetto del SURE che potrebbe risultare problematico è che le garanzie degli Stati Membri sono versate su base volontaria. La sua efficacia e disponibilità dipenderà quindi dalla prontezza con cui i Paesi risponderanno a questa forma di mutualizzazione del debito. Operatività: fino al 31 dicembre 2022 con possibilità di proroga.

Paolo Gentiloni, Commissario per l’Economia della Commissione Europea

Quali i fondi fruibili ad oggi?

“Ad oggi di tutto il grande pacchetto di Recovery messo in atto dalle istituzioni europee, oltre al programma di acquisti straordinario della Bce che di enorme importanza per la stabilizzazione dei mercati”, spiega il Commissario per l’Economia della Commissione Europea Paolo Gentiloni, “abbiamo in campo Sure e stiamo lavorando su tutti gli altri strumenti, con qualche progresso nei negoziati per il Bilancio Pluriennale (QFP), il Next GenerationEu, e con gli altri strumenti messi a disposizione attraverso la Banca europea degli investimenti (Bei) e quello messo a disposizione dalle linee speciali del Mes, che sono ancora in una fase di rodaggio. Il Sure al momento invece è stato accolto da 17 Paesi, il totale di risorse allocate da questi paesi è vicino agli 88 miliardi, i principali paesi beneficiari sono, l’Italia (10 miliardi), la Spagna, la Polonia, il Belgio, la Romania e il Portogallo. La prima emissione che è avvenuta il 20 ottobre è stata un successo dal punto di vista dei mercati finanziari e questo è molto importante per quello che avverrà in maniera anche più consistente l’anno prossimo e nei prossini mesi perché questa è la prima emissione di Bond Europei di questo genere, con queste dimensioni, si tratta di Social Bond che rispondono alle regole dell’INCA che definiscono i Social Bond. E questo farà dell’Unione Europea uno dei principali emettitori di Social Bond nei mercati finanziari. L’emissione del 20 ottobre ha raccolto 17 miliardi, 10 miliardi con una maturità di 10 anni e 7 miliardi con una maturità di 20 anni. Le seconde e terze transazioni avverranno nelle prossime settimane e andranno incontro alle richieste degli altri Paesi e ai contratti di prestito che io sto firmando, credo di averne già firmato una quindicina. È chiaro che Sure, e in generale le politiche di sostegno adottate a livello nazionale, hanno attenuato l’impatto della crisi, ma cerchiamo di non illuderci sul fatto che l’attenuazione di questo impatto possa eliminare l’impatto sociale sull’occupazione che una crisi di questa entità avrà. Il calo di occupazione nell’Eurozona è stato nettamente inferiore al calo del Pil, noi quest’anno abbiamo avuto un calo del 7-8%, e il calo di occupati è stato del 3,1%. Quindi calano meno gli occupati di quanto non cali il Pil. Prima della crisi il tasso di disoccupazione era al 7,5% nell’Eurozona e ora lo ipotizziamo all’8,3% nel 2020 e al 9,4% nel 2021, con cifre leggermente più elevate in Italia, Spagna e Francia. Queste cifre della minore o maggiore occupazione mascherano una realtà che già oggi e nei prossimi mesi è una realtà molto difficile. Il calo di ore lavorate nell’Eurozona nella prima metà dell’anno è stato in media del 13% e a risentire di questa situazione sono stati i lavoratori precari e le donne. E’ molto importante essere consapevoli del buon risultato di un meccanismo come il Sure, ma anche del fatto che la situazione resta una situazione difficile da fronteggiare, motivo per cui la presidenza portoghese fa bene a mettere al centro del suo mandato, che inizierà dal 1 di gennaio, la questione sociale e del lavoro. Al momento la Commissione non ha manifestato interesse ad attivarsi riguardo all’attivazione di secondo pacchetto Sure 2, va detto che noi abbiamo ancora capienza nel fondo Sure quindi ulteriori risorse, una disponibilità ancora consistente per i Paesi che ne manifesteranno interesse, ma va anche precisato che oggi è tecnicamente impossibile fare uno Sure 2 perché non c’è il margine per fare ulteriori di emissioni di debito comune sui mercati finché non sarà completato il processo di ratifiche nazionali… Se oltre al NextGenerationEu si potrà immaginare di ragionare su una seconda fase di Sure sarà una discussione che potremmo affrontare alla fine della primavera all’inizio della prossima estate, oggi è impossibile farlo dal punto di vista tecnico. Vediamo se il residuo del fondo verrà richiesto e da quali Paesi. Noi al momento abbiamo due richieste piuttosto contenute di due Paesi e questa è la situazione attuale”. Riguardo le tempistiche dell’approvazione del quadro finanziario pluriennale Gentiloni ha aggiunto: “La mia impressione è che il negoziato abbia fatto molti passi in avanti, potremmo avere il consenso del Parlamento per le ratifiche nazionali dell’incremento della soglia di risorse proprie che è molto importante e su questo versante credo che la presidenza del consiglio tedesca stia lavorando bene ottenendo dei risultati in un negoziato che non è semplice”.

L’economia italiana sotto sforzo…

L’economia italiana, dopo la forte contrazione registrata nella prima metà dell’anno per gli effetti economici dell’emergenza sanitaria, secondo gli ultimi dati pubblicati da Istat, registra un consistente recupero nel terzo trimestre, misurato da una crescita congiunturale del Pil pari a 16,1%. La ripresa è diffusa a tutti i comparti economici e dal lato della domanda è trainata sia dalla componente nazionale (al lordo delle scorte), sia dalla componente estera. A causa delle flessioni dei precedenti due trimestri dell’anno, nel confronto con il terzo trimestre del 2019 la variazione resta negativa nella misura del 4,7%. Il marcato recupero del terzo trimestre riporta il volume del Pil ai livelli registrati nella prima metà del 2015.

Trainano le vendite dei beni non alimentari

Il terzo trimestre del 2020 si chiude con una variazione congiunturale ampiamente positiva, grazie alla crescita delle vendite dei beni non alimentari, (risulta fortemente dinamico il settore del commercio elettronico) per i quali si registra un recupero, sebbene parziale, delle forti flessioni osservate nei primi due trimestri dell’anno. Su base annua, peraltro, il bilancio dei primi nove mesi dell’anno è ancora negativo, sia per i prodotti non alimentari sia per il totale delle vendite. Considerando le diverse forme distributive, a settembre si conferma la moderata crescita tendenziale della grande distribuzione, mentre permane negativa quella delle piccole superfici.

Occupazione                

A settembre 2020, per effetto dell’aumento dei dipendenti e della diminuzione degli autonomi, il numero di occupati è sostanzialmente stabile, con il recupero di un decimo di punto del tasso di occupazione. Prosegue il calo del numero di persone in cerca di lavoro. Il livello dell’occupazione è ancora inferiore, di quasi 330 mila unità, a quello di febbraio 2020 e rimane più elevato sia il numero di disoccupati, di circa 40 mila unità, sia quello degli inattivi, di oltre 220 mila unità. Il tasso di occupazione è inferiore di quasi un punto percentuale, mentre quello di disoccupazione è stabilmente sopra ai livelli di febbraio.


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