ISTAT FA IL PUNTO SULL’ECONOMIA ITALIANA

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Nei mesi estivi, il ciclo economico internazionale non ha mostrato segnali di ripresa. Il calo degli investimenti, il rallentamento della produzione industriale e l’elevata l’incertezza hanno penalizzato il commercio mondiale che, nei primi nove mesi dell’anno, ha frenato rispetto al 2018 (+1,4% l’incremento delle importazioni mondiali di beni e servizi in volume previsto dalla Commissione europea per il 2019, Prospetto 2). La congiuntura internazionale, inoltre, resta caratterizzata dalla prevalenza di rischi al ribasso (escalation negativa dei conflitti tariffari, turbolenze geopolitiche e hard Brexit) che, sebbene in attenuazione, continuano a influenzare negativamente le prospettive di crescita.

Le previsioni della Commissione europea indicano un rallentamento della dinamica del Pil globale in termini reali (+2,9% dal +3,6% nel 2018). L’economia mondiale continuerà a essere trainata dai mercati emergenti e in via di sviluppo che sperimenteranno però una performance meno brillante rispetto a quella degli anni precedenti

Il tasso di crescita del Pil Usa tra luglio e settembre ha mostrato una stabilizzazione rispetto al trimestre precedente (+0,5%)

I consumi hanno confermato il loro ruolo centrale per la tenuta del ciclo americano nonostante il calo di fiducia delle famiglie. Le condizioni del mercato del lavoro sono rimaste solide con un tasso di disoccupazione storicamente su livelli minimi (3,6% a ottobre)

Nei mesi estivi, anche la dinamica economica nell’area dell’euro si è stabilizzata sui livelli di crescita del trimestre precedente (+0,2%), in deciso rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno (+0,4%) La decelerazione dei ritmi produttivi ha iniziato a riflettersi anche sulla dinamica dell’occupazione, anche essa in decelerazione nel terzo trimestre (+0,1% in T3 dal +0,3% in T1). La disoccupazione, invece, negli ultimi mesi si è mantenuta sui livelli minimi dal 2008 (7,5% a ottobre)

In base alle previsioni di autunno della Commissione europea, il Pil dell’area euro è atteso crescere dell’1,1% (in decisa decelerazione dall’1,9% nel 2018) e poi stabilizzarsi l’anno successivo (+1,2%). La debolezza ciclica europea, inoltre, si colloca in un contesto in cui lo spazio fiscale è limitato in quasi tutti gli Stati membri, i tassi di interesse sono vicini allo zero e l’efficacia delle misure non convenzionali di politica monetaria è attenuata dalle basse aspettative d’inflazione e dal pessimismo delle imprese. Nella media dello scorso anno, il tasso di cambio si è attestato a 1,18 dollari per euro, mostrando un apprezzamento dell’euro rispetto all’anno precedente. Per il 2019, il cambio è atteso deprezzarsi a 1,12 dollari per euro quest’anno per poi stabilizzarsi l’anno successivo (1,11).

Negli ultimi mesi, il mercato petrolifero ha continuato a risentire della bassa domanda mondiale e l’espansione dell’offerta americana ha compensato la riduzione della produzione in paesi come il Venezuela e l’Iran, contribuendo a mantenere bassi i listini. Il prezzo del Brent, che nella media del 2018 era pari a 71,5 dollari al barile, è previsto attestarsi quest’anno a 63,7 dollari al barile per poi scendere a 60,9.

Previsioni per l’economia italiana

L’economia italiana continua a essere caratterizzata da una prolungata fase di bassa crescita della produttività. Nel periodo 2014-2018, in Italia la produttività del lavoro, misurata in termini di ore lavorate, è aumentata in misura contenuta (+0,3% la crescita media annua), con un ampliamento del divario rispetto all’area euro (+1,0%). In particolare, nel 2018 la produttività del lavoro è diminuita dello 0,3%, sintesi di una crescita delle ore lavorate (+1,3%) superiore a quella del valore aggiunto (+1,0%). L’andamento della produttività si lega con la dinamica particolarmente modesta dei ritmi produttivi che si estende anche all’anno corrente. Nel terzo trimestre, il Pil italiano ha evidenziato un modesto aumento, di intensità uguale a quello dei precedenti tre trimestri (+0,1%). La crescita è stata alimentata dal contributo positivo della domanda nazionale al netto delle scorte (+0,2 punti percentuali) spinta dal recupero dei consumi privati. La componente estera netta ha fornito un contributo negativo a seguito del rallentamento delle esportazioni di beni e servizi e dell’incremento delle importazioni. I dati sulla fiducia delle famiglie mostrano un orientamento negativo.

A novembre, l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato una forte flessione a seguito del peggioramento di giudizi e attese sulla situazione economica italiana e dell’aumento delle aspettative sulla disoccupazione

L’indice di fiducia delle imprese ha registrato, invece, un lieve aumento, legato all’evoluzione positiva dei giudizi e delle attese sugli ordini nel settore dei servizi. I livelli sono comunque significativamente inferiori a quelli  medi del 2018. Nel settore manifatturiero, per il quale l’indice ha segnato una lieve diminuzione, i giudizi sul livello degli ordini sia interni sia esteri sono peggiorati. 

Nell’ultima parte dell’anno, l’evoluzione del Pil è attesa proseguire sui ritmi dei mesi precedenti e la crescita in media annua attestarsi allo 0,2%

Nel 2020, il tasso di crescita del Pil è previsto in leggera accelerazione (+0,6%) rispetto al 2019, sostenuto dai consumi e dagli investimenti, nonostante una decelerazione della crescita stimata  per questi ultimi. Il contributo delle scorte è atteso ancora negativo, ma con una intensità decisamente minore (-0,2 punti percentuali) mentre il contributo estero si manterrebbe positivo (+0,1 punti percentuali)

Consumi in crescita moderata

Nel terzo trimestre del 2019, nei principali paesi europei la spesa per consumi ha mostrato segnali di ripresa dopo il rallentamento del precedente trimestre. La Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato (+0,8%) mentre i consumi delle famiglie hanno segnato aumenti di intensità simile in Francia e Germania (+0,4%) trainati dall’aumento della spesa in beni durevoli (+2,4% e +1,3% rispettivamente).Nello stesso trimestre, i consumi delle famiglie italiane hanno seguito un andamento coerente con quello dell’area euro. Dopo la fase di stagnazione della prima parte dell’anno, la spesa delle famiglie sul territorio economico ha segnato un aumento congiunturale nel terzo trimestre (+0,4%) sostenuto dalla vivacità degli acquisti di beni durevoli (+1,9% rispetto al +0,6% in T2), mentre i beni di consumo non durevoli hanno registrato un miglioramento più contenuto e in linea con il trimestre precedente (+0,5% e +0,4% rispettivamente in T3 e T2). La spesa delle famiglie per servizi, invece, ha continuato a mostrare un andamento meno vivace, in decelerazione rispetto ai trimestri precedenti (+0,1% in T3 rispetto a +0,3%).

Per il 2019 si prevede un incremento dei consumi delle famiglie e delle ISP in termini reali (+0,6%) in rallentamento rispetto all’anno precedente, che si accompagnerebbe a un deciso aumento della propensione al risparmio. Nel 2020 la crescita è prevista della stessa intensità (+0,6%), sostenuta dai miglioramenti del mercato del lavoro. Anche i consumi della PA sono attesi aumentare nell’orizzonte di previsione, seppure con ritmi più contenuti (rispettivamente +0,4% e +0,3%).

Dinamica degli investimenti in rallentamento

Nel 2019, l’espansione del processo di accumulazione del capitale è prevista in rallentamento (+2,2%) rispetto all’anno precedente (+3,2%). La decelerazione degli investimenti è guidata principalmente dalla crescita contenuta della componente in macchinari mentre gli investimenti residenziali e quelli non residenziali sono previsti aumentare con intensità simile a quella dell’anno precedente. Prosegue quindi la tendenza all’aumento della quota degli investimenti totali rispetto al Pil (dal 18,1% del 2018 al 18,4% del 2019) il cui livello si manterrebbe comunque inferiore a quello della media dell’area euro (21,2% secondo le previsioni della Commissione europea per il 2019). Tra le cause principali della decelerazione ci sono il rallentamento del commercio mondiale e il deterioramento della fiducia delle imprese: nel periodo gennaio-novembre i giudizi sull’andamento economico del Paese sono peggiorati sensibilmente sia nei servizi (circa 6 punti in meno della media gennaio-novembre 2018) sia nella manifattura (circa 5 punti in meno).

Una crescita più contenuta è prevista nel 2020 (+1,7%) determinata da un lieve rallentamento di tutte le tipologie di investimento che risentirebbero della lenta crescita del commercio mondiale (+2,3% nel 2020) ma che beneficeranno della reintroduzione degli incentivi di iper e super ammortamento e del perdurare di una politica monetaria espansiva da parte della Bce  

Scambi internazionali moderati

Secondo i dati di contabilità nazionale, nei primi nove mesi dell’anno gli scambi con l’estero sono cresciuti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate complessivamente del 2,0% mentre le importazioni hanno registrato un incremento più contenuto (+1,2%). L’aumento ha interessato il volume degli scambi sia di beni sia di servizi. Dopo un inizio anno caratterizzato da un calo, le esportazioni di beni hanno ripreso a crescere nel secondo trimestre per poi rallentare nel terzo. Gli acquisti dall’estero hanno invece mostrato una maggiore tenuta negli ultimi due trimestri. Il miglioramento delle vendite all’estero ha riguardato prevalentemente i mercati extra Ue, mentre le vendite di prodotti diretti verso l’Ue hanno risentito del rallentamento dell’economia dell’area dell’euro, in particolare di quella tedesca. Nel corso del 2019, la fase di debolezza dei livelli di attività economica influirebbe prevalentemente sulle importazioni (+1,3%), in forte rallentamento rispetto alla crescita del 2018, mentre le esportazioni si manterrebbero su ritmi di crescita (+1,7%) simili a quelli dello scorso anno. Nel complesso si determinerebbe un miglioramento del saldo della bilancia di beni e servizi. Il prossimo anno, la lieve ripresa delle importazioni (+1,7%) si accompagnerebbe a un proseguimento della fase di moderato aumento delle esportazioni (+1,8%).

Mercato del lavoro in miglioramento

Nel corso del 2019, il mercato del lavoro italiano ha sperimentato un andamento analogo a quello dell’area euro, caratterizzato da un miglioramento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione. Le unità di lavoro totali sono aumentate con un ritmo costante nei primi due trimestri (+0,2% la variazione congiunturale) per poi accelerare lievemente tra luglio e settembre (+0,3%), sostenute dalla crescita dei dipendenti (+0,3% in tutti e tre i trimestri). Secondo i dati più recenti della rilevazione sulle forze lavoro, anche ad ottobre la tendenza positiva è proseguita, con un aumento degli occupati (+0,2%) e una stabilità del tasso di occupazione. Nei primi dieci mesi del 2019, il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere, raggiungendo  a ottobre un livello (9,7%) inferiore di un punto percentuale rispetto allo stesso mese del 2018. Anche i dati sulla domanda di lavoro si mantengono su livelli massimi del periodo. Nel terzo trimestre il tasso di posti vacanti destagionalizzato, che misura la quota dei posti di lavoro per i quali è in corso la ricerca di personale, si è attestato all’1,1% nel complesso delle attività economiche e nei due settori aggregati dell’industria e dei servizi. Nei prossimi mesi si prevede il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro, ma con un’intensità più contenuta. Tale andamento rifletterebbe, con un lieve differimento temporale, il progressivo rallentamento del ciclo economico. Nel biennio di previsione, l’occupazione, espressa in termini di unità di lavoro, è prevista crescere con un ritmo (+0,7%) superiore a quello dell’output, prefigurando un possibile proseguimento della fase di riduzione della produttività. Il miglioramento dell’occupazione sarà sostenuto dall’aumento delle unità di lavoro dipendenti. Nel biennio di previsione, la disoccupazione è attesa ridursi ma con una velocità più contenuta: nel 2019 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 10,0% per poi diminuire marginalmente l’anno successivo (9,9%). L’aumento dell’occupazione si accompagnerebbe a una crescita del monte salari e a un miglioramento delle retribuzioni lorde per dipendente (+0,7% e +0,6% rispettivamente nel 2019 e nel 2020).

Inflazione in moderato recupero

In uno scenario internazionale improntato alla riduzione dei costi esterni, nella seconda parte dell’anno la debolezza del ciclo economico nazionale, caratterizzato dal contenuto miglioramento dalla domanda di consumo, ha determinato una fase di moderazione dei prezzi in tutti gli stadi della loro formazione. Lungo la filiera produttiva sono risultati evidenti gli effetti del ridimensionamento dei corsi delle materie prime e del petrolio, con dinamiche in tendenziale caduta o forte rallentamento. Per i prezzi dei prodotti importati, da giugno i tassi di variazione annui sono risultati negativi (-2,3% nel terzo trimestre). Per i prezzi alla produzione sul mercato interno la caduta si è manifestata con leggero ritardo ed è stata dapprima più contenuta (-1,8% in T3) per poi accentuarsi (-4,1% a ottobre). Per i prezzi al consumo, dalla primavera ha preso avvio una fase di decelerazione, più intensa dall’estate e che ha fatto scendere l’inflazione su valori solo marginalmente positivi. In base all’indice per l’intera collettività (NIC) la crescita tendenziale dei prezzi al consumo si è dimezzata tra il secondo e il terzo trimestre (rispettivamente +0,8% e +0,4%), rallentando ulteriormente in ottobre e novembre (+0,3% in media). Nello stesso tempo, l’inflazione di fondo ha segnalato un progressivo recupero, attestandosi su ritmi di crescita superiori a quelli della misura complessiva (+0,6 punti percentuali a novembre). Le spinte sono venute dai prezzi dei servizi, la cui dinamica annua ha oscillato intorno al tasso medio del 2018 (+0,9%); la fase deflativa dei beni industriali non energetici si è gradualmente attenuata e, a novembre, per la prima volta da inizio 2018, i livelli dei prezzi sono risultati superiori a quelli di un anno prima.

Anche nella seconda parte del 2019, l’inflazione si è confermata inferiore a quella media dell’area dell’euro e delle sue principali economie. La minore crescita economica ha mantenuto ampio il divario anche in termini di core inflation (0,6 punti percentuali in meno a novembre rispetto all’eurozona, come per l’indice complessivo), che presenta una delle dinamiche i più basse dell’area. Nel 2020 si prevede un progressivo recupero dell’inflazione, attribuibile prevalentemente alla dinamica delle determinanti interne, mentre il contributo inflazionistico della componente energetica è atteso ridursi in linea con le ipotesi di scenario per le quotazioni del petrolio e il tasso di cambio.


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Executive Editor Patrizia Vassallo

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