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di Mirko Fioravanti

Dal Senato è arrivato il sì allo scostamento di bilancio con 170 sì, 4 contrari, 133 astenuti. E via libera anche dall’Aula della Camera con 326 voti a favore, un voto contrario e 222 astenuti. Era richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea.

“Maggioranza al Senato? E’ andata bene, è andata bene”, ha detto il premier Giuseppe Conte parlando con i cronisti. “La maggioranza è forte”, ha aggiunto Conte. “Oggi è stato votato lo scostamento di bilancio e credo che la maggioranza abbia dato una prova della sua forza”.

Il nuovo scostamento di bilancio è una misura grave, di fronte alla quale il centrodestra è pronto a fare la sua parte, ‘ma questa volta non lo farà al buio’.
Scrivono così i tre leader del centrodestra Salvini, Berlusconi e Meloni, in una lettera aperta al premier in prima pagina sul Sole 24 Ore. ‘Non consentiremo che il denaro dei nostri figli sia sperperato in operazioni assistenziali o addirittura clientelari mentre il Paese soffre’. Al governo si chiede la disponibilità ad accogliere le proposte che il centrodestra avanza su fisco, lavoro e giustizia sociale.

“Scostamento e pnr”, ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, “rappresentano le due dimensioni dello sforzo che il governo sta effettuando per rendere la ripresa duratura e sostenibile”. Gualtieri ha anche evidenziato che dopo la caduta del secondo trimestre “ci aspettiamo un altrettanto marcato rimbalzo nel terzo trimestre, quasi il 15%”. Prende intanto forma il decreto agosto che dovrebbe essere varato la settimana prossima. Tra le novità gli aiuti per il comparto auto che potrà contare su mezzo miliardo di risorse fresche.

Caos commissioni, rivolta dei peones M5s e delle correnti Pd 

Fibrillazioni alle stelle per gli accordi presi tra i capigruppo sulle presidenze delle 28 Commissioni permanenti dei due rami del Parlamento. Tra i Dem, invece, è riesplosa la concorrenza tra correnti. Saltano i nervi a Pd e M5s in serata alla Camera dopo l’elezione in Commissione Giustizia di Lello Vitiello di Iv al posto del candidato di M5s, Mario Perantoni, con tanto di dimissioni di Vitiello.  E quanto ieri sera la decisione viene comunicata al presidente della Camera, Fico deve convocare una nuova elezione. 

I capigruppo di Camera e Senato di M5s, Pd, Iv e Leu si sono incontrati svariate volte, ben quattro nelle ultime 24 ore per raggiungere un’intesa sui Presidenti di Commissione. Gli accordi hanno previsto l’attribuzione a M5s di metà delle presidenze, quindi sette alla Camera e sette al Senato; al Pd nove (5 a Montecitorio e 4 a Palazzo Madama), quattro a Iv (due in entrambe le Camere) e una a Leu (Piero Grasso alla Giustizia in Senato). Già questo schema ha portato alcuni senatori e deputati pentastellati a contestare i rispettivi Direttivi: i rapporti di forza con gli altri partiti avrebbe dovuto condurre a pretendere 8 Commissioni e non 7 in ciascuna Camera.
Altra contestazione riguarda i nomi stessi dei presidenti designati dai partiti alleati, in particolare Piero Fassino alla Esteri della Camera, e i due esponenti di Italia Viva, Luigi Marattin e Patrizia Paita, indicati rispettivamente per la Finanze e la Trasporti. Tutti è tre hanno in passato criticato o Grillo (Fassino) o il Movimento. “E stato un accordo complesso e difficile che ovviamente creerà anche qualche malcontento” ha ammesso il capogruppo Dem in Senato Andrea Martella. Infatti anche a Palazzo Madama si registrano malumori, per esempio sulla Commissione per le politiche Ue: Gianni Pittella, già vicepresidente del Parlamento Europeo, ha dovuto fare un passo indietro per far spazio a Dario Stefano, ivi dirottato benché aspirasse alla Commissione Industria, che però il M5s non ha ceduto. E poi gli incidenti di percorso: in Commissione Agricoltura del Senato non viene eletto Pietro Lorefice di M5s, affondato dai suoi in favore del presidente leghista uscente Giampaolo Valallardi, mentre sfuma l’elezione di Pietro Grasso alla Giustizia dove rimane Andrea Ostellari della Lega. “La maggioranza è in frantumi” ha commentato Matteo Salvini. Alla Camera, se ha retto il nome di Fassino, l’imprevisto è giunto in Commissione GIustizia dove con i voti del centrodestra Vitiello di Iv ha superato il candidato ufficiale Perantoni, grazie anche a tre schede bianche. La capogruppo di Iv, Maria Elena Boschi ha annunciato la rinuncia alla presidenza da parte di Vitiello, condizione posta da M5s per votare Marattin alla Finanze. Le votazioni delle Commissioni rimanenti si sono bloccate in attesa delle determinazioni di Vitiello.


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