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di Serghey Ivanov

Ogni giorno, scandite come quando si scrive la lista delle cose da fare sulle pagine della propria agenda o sugli appunti del proprio smartphone, i protestanti in Bielorussia si scrivono su Telegram, la popolare app di messaggistica. Definiscono gli obiettivi, forniscono orari e luoghi dei raduni con una precisione simile a quella del businessmen con grande slancio.

Insomma l’app è diventata uno strumento indispensabile per coordinare le proteste di massa che hanno scosso la Bielorussia dal 9 agosto, quando al termine dei ballottaggi è stata annunciata la vittoria elettorale del già presidente Alexander Lukashenko.

Lukashenko è stato accusato di essersi costruito una vittoria talmente a sua misura da sollevare le proteste di mezzo Paese che ora lo accusa senza mezzi termini di un gigantesco broglio elettorale. 

Manifestanti pacifici che si sono riversati nelle strade della capitale, Minsk e in altre città. E le autorità per bloccare le proteste hanno chiuso Internet, lasciando i bielorussi quasi senza accesso a organi di stampa online indipendenti o social media.

Così è entrato in gioco Telegram, che spesso rimane disponibile nonostante le interruzioni di Internet, e quindi viene utilizzato come canale di comunicazione da tutti i movimenti di protesta sparsi in tutto il Paese.

“Le persone che gestiscono i canali, che un tempo offrivano notizie politiche, ora pubblicano aggiornamenti, video e foto dei disordini in corso inviati dagli utenti e appelli di nuove manifestazioni”, scrive Ap, “e decine di migliaia di persone in tutto il paese hanno risposto a queste chiamate”.

“In pochi giorni, i canali – NEXTA, NEXTA Live e Belarus of the Brain sono diventati il ​​metodo principale per facilitare le proteste”, ha detto ad Ap Franak Viacorka, analista bielorusso e non residente all’Atlantic Council.

“Il destino del paese non è mai dipeso così tanto da un (pezzo) di tecnologia”, ha concluso Viacorka.

I giornalisti in Bielorussia hanno elogiato i canali per le ultime notizie, ma hanno anche segnalato che anche i media tradizionali hanno svolto un ruolo importante.

“I canali di Telegram hanno aiutato a superare il blackout delle informazioni, ma devo dire che non erano solo loro”, ha detto Andrei Bastunets, capo dell’Associazione bielorussa dei giornalisti ad AP. 

Non è la prima volta che le piattaforme dei social media svolgono un ruolo importante basta pensare alle rivolte precedenti, tra cui la Primavera araba, le proteste antigovernative a Hong Kong e le manifestazioni contro l’ingiustizia razziale negli Stati Uniti .

“Dal 2016, quando la Russia è stata accusata di utilizzare Facebook e altre piattaforme nel tentativo di influenzare o interferire nelle elezioni statunitensi, molti hanno visto i social media in una luce più distopica”, ha detto Hans Kundnani, ricercatore senior di think con sede a Londra. “Quello che sta accadendo in Bielorussia in questo momento apre un orizzonte nuovo lasciando intendere che i social media possono essere utilizzati in modo positivo sotto una prospettiva democratica”, ha detto Kundnani.

Telegram e i siti web che non appartengono al governo bielorusso per questo motivo sono riusciti a trasformarsi nella principale fonte di informazioni. Insomma ora le rivoluzioni si possono fare anche attraverso canali alternativi. “Ora le rivoluzioni si possono fare anche attraverso Telegram”, dice un protestante.


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