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Hakim Alokozai afferma di avere guarito con il suo trattamento COVID-19 decine di migliaia di persone in tutto l’Afghanistan [Ali M Latifi / Al Jazeera]

di Paul Smith

Si chiama Hakim Alokozai, l’uomo ora nel mirino della polizia afgana, arrivato a Kabul definendosi un erborista che ha trovato la strada per prevenire e guarire dal Covid-19.

Il 50enne è arrivato a Kabul dalla sua provincia natale di Kunduz con altre 12 persone con la speranza di consegnare la sostanza a centinaia di persone ancora affette dalla malattia che ha ucciso più di 800.000 persone in tutto il mondo ha raccontato ad Al Jazeera: “Sono stato malato per più di un mese, riuscivo a malapena a respirare. Dieci giorni dopo dall’assunzione del mio preparato tutti i sintomi erano spariti”, mentre ingoiava un bicchiere di tè nero con tre gocce della sostanza. “Ovunque vada, lo distribuisco. Credo nel mio trattamento, ecco perché lo distribuisco gratuitamente”.

Come molti altri afgani in tutto il paese, Zaman e la sua famiglia hanno sofferto dei sintomi del COVID-19 senza andare in ospedale. Inizialmente hanno provato a curarsi con un cocktail di antidolorifici, frutta e medicine. “Abbiamo provato di tutto, niente ha funzionato fino a quando non ho provato a bere questa bevanda che ho realizzato con un mix di erbe”, ha detto ad Al Jazeera. Questa bevanda al momento non è mai stata sottoposta a studi clinici ufficiali, ma pare che sia riuscita a fare guarire più di cinque milioni.

Il numero ufficiale di infezioni in Afghanistan ha oltrepassato i 40.000 casi.

Masooma Jafari, vice portavoce del Ministero della Sanità Pubblica

Nei primi mesi dell’epidemia, c’erano solo una manciata di strutture in grado di diagnosticare correttamente la malattia in ogni provincia, ma a metà giugno il Ministero della sanità pubblica, per alleviare la pressione sugli ospedali, ha consentito a tutte le istituzioni private di procurarsi i kit per effettuare il test COVID-19.

Il mese scorso, il difensore civico principale dell’Afghanistan, Ghizaal Haress, ha affermato che il paese dispone di 372 ventilatori e, in molte province, il personale ospedaliero non dispone di una formazione adeguata al loro utilizzo.

Mandato di arresto

A giugno, il ministero della salute ha chiesto l’arresto di Alokozai dopo che i test condotti da un laboratorio gestito dal governo hanno stabilito che la sua miscela è una combinazione di oppio, papaverina, codeina, morfina e alcune erbe. In una conferenza stampa, il ministro ad interim della sanità pubblica, Ahmad Jawad Osmani, ha detto che il cosiddetto “trattamento” di Alokozai non era altro che un mix di narcotici prodotti localmente e che il loro uso potrebbe portare a un aumento dei tassi di dipendenza in un paese in cui più di tre milioni di persone soffrono di problemi di droga.

Masooma Jafari, vice portavoce del ministero della Salute pubblica, ha detto che il ministero ha respinto inequivocabilmente le affermazioni di Alokozai.”Non esiste un trattamento per COVID-19 e la sua miscela non può prevenire la malattia”, ha detto Jafari, prima di chiedere agli organi di sicurezza competenti di arrestarlo e assicurarsi che non sia più in grado di distribuire la sostanza.

Alokozai, che attualmente vive a Kabul, finora è sfuggito all’arresto. La sua miscela è ancora distribuita gratuitamente nella capitale da persone tra cui i seguaci di due leader armati ora al servizio della politica Gulbuddin Hekmatyar e Abdul Rasul Sayyaf.

“Non ho commesso alcun crimine. Sarei felice se mi arrestassero”, ha detto Alokozai chiedendo alle autorità di testare le persone che ha trattato per vedere se mostrano ancora i sintomi. “Non sto cercando di costruire un grattacielo o anche una casa, tutto quello che voglio è migliorare l’Afghanistan”, ha detto ad Al Jazeera.


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